Dopo le polemiche scatenate alcuni mesi fa dal “Mercatale” che si è svolto in Piazza Signoria a Firenze, accusato di mancare di rispetto ad uno dei luoghi simbolo della fiorentinità, anche l‘edizione di gennaio, che si è svolta in Piazza Santa Croce, ha lasciato piuttosto stupiti, questa volta rispetto alla proposta gastronomica. Limitata, come è ovvio pensando alla stagione, l’offerta di frutta e verdura, si ripetono le solite bancarelle di olio,  formaggi e miele, senza che il consumatore percepisca una reale differenza di qualità rispetto alle altre fierucole  o mercatini che affollano il calendario fiorentino. Lo scopo del “Mercatale” sarebbe quello di avvicinare il produttore al consumatore, il famoso slogan del “chilometro zero” . Ma forse oggi sarebbe il caso di chiedersi se  questo tipo di politica agricolo commerciale  possa veramente dare i suoi frutti: i prezzi, malgrado la mancanza di intermediari, non calano e i consumatori preferiscono allora continuare a fare la spesa nei mercati o nella grande distribuzione. Il chilometro zero impedirebbe di poter assaggiare le arance  a Firenze e mette al bando l’ananas quale prodotto d’importazione: forse è il caso di allungare un po’ il chilometraggio,  ne trarrebbe beneficio la gola e anche il portafoglio!

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6 Commenti

  1. professore come le sembra la nuova veste dell’unità? Il giornale esprime ancora concetti di sinistra?
    buona befana… come fanno le befane ad entrare nei buchi delle cappe di casa? nelle calze ci mettessero cose più sane con meno coloranti ed elementi adulterati

  2. Avevo già letto la tua opinione in un altro post, ma pensavo che fosse relativa a eccessi modistici senza fondamento (fondamentalisti). Non è certo il km. 0 a fare una buona cucina, ma, pensando ai pro e ai contro, non ci trovo niente di negativo, anzi.
    I contro li hai detti tu, con il fatto, però, che siamo immersi in un’economia globalizzata che riesce a spuntare ancora prezzi competitivi sul mercato, nonostante il valore aggiunto del trasporto. A lungo andare il km. 0 dovrebbe portare anche a prezzi più bassi. I pro sono meno refrigerazione, meno antifermentativi, più biodiversità (quindi più ingredienti) e, per indotto più stagionalità…

    p.s. con l’anas ho un rapporto alquanto conflittuale: Barbara mette a disposizione 5 o 6 dolci (dal lieve al tosto) di produzione interna tutti i giorni e sentirsi chiedere una fetta di ananas al posto di…
    Quanto all’acqua dell’Alaska….

  3. sono pienamente daccordo con te! io sono favorevole ai meno km possibili soprattutto per tutto quello che riesco a trovare attorno a casa mia, ma se per questo una bella fetta di ananas veramente non potrei più mangiarla effettivamente i km si potrebbero anche un po’ allungare! non si può vivere solo di carote e cavolo nero! bravo!

  4. Avevo pubblicato sul mio blog,ripesco i link e li ripropongo; il problema è complesso, ovviamente meno km è meglio per tanti aspetti (maturazione ottimale del prodotto, ad esmpio, quando si tratta di frutta e verdura; controllo più stringente dei processi produttivi – la mela cinese, questa sconosciuta) ma non è così scontato per tutti gli aspetti che sia sempre preferibile

  5. sul km zero esprimo i miei dubbi, se ttuto questo serve per scoprire le produzioni locali ben venga, m anon ci può essere tutto dappertutto, più che altro sarebbe meglio insegnare la stagionalità della frutta e della verdura

  6. come promesso ecco un paio di richiami (non per fare spamming ma per dar spazio ad un punto di vista diverso, punto di vista che ha sorpreso anche me devo confessare)

    http://unamelalgiorno.wordpress.com/2008/11/24/dalla-spesa-alla-tavola-e-meglio-local/

    http://unamelalgiorno.wordpress.com/2008/08/21/spesa-a-chilometri-zero/

    che rimanda ad un interessante post di Bressanini

    N.B. non si dica che io sono pro-Auchan e che voglio i calamari surgelati dell’oceano indiano, è solo per considerare aspetti che ad un’analisi più superficiale possono sfuggire