Articolo di Jenner Meletti su Repubblica, resoconto del Congresso in corso di svolgimento ad Abano Terme. Titolo forte”La rivoluzione Slowfood conto le multinazionali”. Sottotitolo “Siamo tanti, abbiamo un ruolo politico”. Dalla parole di Roberto Burdese, il presidente, si nota come sia cambiato il ruolo delle condotte e dei fiduciari: si parla di reclutamento, aumento dei soci per “contare di più” nei confronti degli amministratori locali e nazionali, e poi una serie di numeri che mettono in campo la forza del movimento. Ora, magari l’aumento dei soci è da chiedersi se è in Italia o nel mondo, visto che non sono poche le condotte costrette a chiudersi e ad accorparsi. Del tutto disperso il messaggio iniziale di Arcigola relativo al diritto del piacere, ora servono solo forze fresche per fare massa e creare opinioni che devono essere “fortemente” ascoltate dai politici: eppure non si può dire che la politica non sia stata benigna con i prodi piemontesi. Prima Ghigo con il Salone del Gusto, poi la Bresso, due presidenti di Regione di sponde opposte ma entrambi favorevoli ai seguaci della chiocciolina; ora sicuramente ci sarà da attendersi un abbraccio del fondatore Carlo Petrini con il neo governatore leghista Cota,dopo quello di Zaia, come nel passato era successo con l’allora ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, assai munifica nel sui aiuto per  far inaugurare la UNISG.Una nota sul commento di Meletti”Ma a fare invidia ai partiti storici è un altro aspetto dell’ex-ARcigola: la capacità di discutere gli obiettivi, di rinnovare la classe dirigente senza fratture con i padri fondatori“. Di che rinnovamento si parla? Forse accade qualcosa nell’associazione senza che Carlo Petrini non voglia?Ma forse le cose funzionano proprio perchè l’applicazione di una vera democrazia interna è un concetto difficile da far accettare: chiedetelo agli ex vice presidenti,  e ad altri responsabili , epurati solo per aver espresso un disaccordo..

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Un commento

  1. Ha colpito anche me questa cosa dell’esplicito ingresso in politica dichiarato da Petrini. Le motivazioni sono quelle di tutelare gli interessi deli consumatori e degli agricoltori, visti da Slow Food mi sembra con una visione abbastanza idealizzata e talvolta caricaturizzata di una professione che ha molte facce, e non solo quella del vecchietto col paniere in mano o del professionista che a 50 anni lascia la citta’ (e la lucrosa professione) per vivere in sintonia con la natura.
    Per questo mi chiedo, perche’ io non ne conosco molti, quanti dei dirigenti e della intelligentia di slkow food ha mai fatto l’agricoltore?