Confesso che da quando ho scoperto il blog di Dario Bressanini lo vado a leggere di tanto in tanto con grande soddisfazione: sarà il fatto che quando uno insegna ama leggere spiegazioni chiare e precise, concetti astrusi riportati in forma semplice e comprensibile, sta di fatto che, sulle questioni che riguardano la scienza in cucina, le risposte non si fanno mai attendere e si fanno sempre precise e puntuali. Qualche tempo fa aveva risposto , punto per punto, all’opposizione di Carlo Petrini sugli OGM, ora invece affronta il “problema” della patata OGM riportando la questione sui binari della scientificità. Sarà che in questi giorni ho letto molti giornali e ascoltato servizi in televisione dove il problema è stato sempre affrontato in maniera “politica”: ci si schiera a prescindere, senza analizzare a fondo le varie problematiche della questione. Ritengo soprattutto che dovrebbe scrivere dell’argomento chi lo conosce a fondo, solo che in Italia, arrivati ad un certo livello di notorietà, si può pontificare su qualsiasi questione, tanto un megafono che farà da grancassa alle parole sarà facile trovarlo. Mi sembra, quello sugli OGM, un dibattito che porterà l’Italia a rimanere indietro in campo agricolo per questioni meramente di facciata. Quindi, se avete qualche dubbio su argomenti scientifici, passate da Dario che vi aiuterà!

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5 Commenti

  1. è un disastro…non cè piu quella buona patata di un tempo…oggi sono tutte uguali ed omologate…non cè piu biodiversità…comunque quelle umide non sono buone per gli gnocchi….basta con le patate modificate…basta con le patate di gomma, l’uomo deve ritornare al senso di naturalezza ed equilibrio
    professore Lei che è un intellettuale ci delucidi

  2. A parte le questioni pseudo-gastronomiche o di tutela della salute, che c’entrano veramente pochissimo, mi stupisce il fatto che praticamente nessuno si soffermi su quello che è il vero pericolo nella diffusione degli OGM, ovvero nel fatto che – con il pretesto di poter/voler fornire ai Paesi in via di sviluppo la possibilità di avere raccolti abbondanti e sicuri – le varie Monsanto, Basf, DuPont, etc. disporranno dei brevetti esclusivi di queste colture e potranno condizionare a piacimento la politica agricola ed economica di questi Paesi.

  3. francamente a me spaventa il dogmatismo scientista che abbraccia con entusiasmo acritico (senza considerare quello interessato di chi quelle tecnologie le produce e dalle quali vuole guadagnare) e senza dubbi l’ultimo traguardo biotecnologico, che nella loro visione andrebbe adottato subito e senza tentennamenti, senza valutare seriamente e a fondo, come magari si fa in altri campi, ad esempio quello farmaceutico, dove dallo studio all’introduzione di un farmaco passa più di un decennio, e anche lì si vede che nonostante questo le frittate accadono e spesso.
    soprattutto giocare al piccolo dio con specie vegetali di base dalle quali dipende il sostentamento umano non mi pare per nulla prudente, e il principio di prudenza è un istinto presente in tutte le specie animali che ha consentito loro di sopravvivere e di evolversi.
    no, non penso proprio che dario possa aiutare me come persona e la specie umana in genere a chiarire i dubbi e a prevedere gli esiti a lungo termine della manipolazione genetica.. l’argomento non può essere risolto dalla singola persona, benché dotata di laurea scientifica; uno studio rigoroso e soprattutto lungo, diciamo di almeno una ventina d’anni a partire da oggi, (e non da 30 anni fa quando le biotecnologie muovevano i primi passi) mi sembra proprio il minimo sindacale.

  4. A giudicare dai commenti di Stefano e Luciano non sono molti quelli che hanno seguito il consiglio del Romanelli: andate a leggere il Blog di Dario Bressanini !!!

    Grazie 🙂

  5. @Gabbry: in verità leggo spesso Bressanini, e sono praticamente d’accordo su quasi tutto quel che scrive su questo argomento. E mi sembra proprio di essere in sintonia con lui anche per quanto riguardo l’aspetto più schiettamente politico della questione. La cosa evidente è comunque che l’informazione su questo settore scientifico è molto scarsa e quai sempre di pare. E’ un fatto anche che la ricerca scientifica applicata (attività rarissima in Italia…) è sempre stata vista di cattivo occhio, come un qualcosa di pericoloso a priori. Non a caso i finanziamenti pubblici per la ricerca sono sempre più scarsi, lasciando il mercato italiano in mano alle aziende straniere.