Per la prima volta, nella città di Firenze, non è segnalata dalla guida “Osterie d’Italia” edita da Slow Food, un solo locale con la chiocciola, il simbolo che rappresenta l’osteria che meglio aderisce al concetto di ospitalità e cucina voluto dall’associazione. L’ultimo baluardo, “Burde”, è caduto sotto i colpi implacabili dei recensori toscani, coloro che decidono quali siano i meritevoli del massimo riconoscimento. Avevano iniziato a toglierla a Mario, in via della Rosina, a Sergio, in piazza del Mercato centrale, al Cibreino in via de’Macci, tutti posti che non rispondono più alla filosofia slow, meritevoli di segnalazione, ma l’eccellenza, si sa, è ben altro. Meno male che Scandicci c’è: si perchè in questa grande cittadina, alle porte di Firenze, resiste strenuamente un locale al quale viene assegnata la chiocciola ovvero il Bistrot del Mondo- Da Bobo all’Acciaiolo, , che vede come unico proprietario Slow Food Scandicci srl a socio unico, ovvero me la canto e me la suono da solo! E’ vero, quella delle chiocciole non è una classifica a punti, solo una segnalazione di concordanza con i valori associativi e chi, meglio della stessa associazione può metterli in pratica, certo però che solo a Firenze questo non accada ma nel resto d’Italia sì fa pensare..

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

5 Commenti

  1. Gentile Romanelli,
    leggo solo oggi quanto da Lei scritto nel suo blog in merito ad alcune considerazioni sulle valutazioni delle osterie segnalate nella Guida Osterie 2013 di Slow Food Editore.
    Mi permetto risponderle perchè, oltre ad essere fiorentino e quindi dispiaciuto forse quanto Lei di non avere a Firenze un locale con la “chiocciola”, sono anche il Coordinatore Regionale della Guida e quindi mi ritengo chiamato in causa.
    Gli “implacabili recensori toscani”, come Lei li ha definiti, che comunque hanno assegnato 23 chiocciole, risultando così la Toscana una delle regioni più chiocciolate, non hanno fatto che mettere in pratica quelli che sono i nuovi criteri valutativi richiesti dall’Associazione rispetto al significato del “mangiare bene”. E forse, proprio perchè nuovi, magari possono non essere del tutto chiari. E anche per quanto riguarda il Bistrot del mondo da Bobo all’Acciaiolo, forse non si ricorda quanto avevamo già scritto in proposito nella scheda dello scorso anno quando fu assegnata la chiocciola per la prima volta.
    Se poi questi criteri, in altre parti d’Italia, ovviamente compresa la Toscana, non si riesce a metterli in pratica sempre e comunque, questo può essere criticabile, ma è un pegno che dobbiamo mettere in conto quando c’è un nuovo e difficile percorso, per altro, affidato a volontari. D’altra parte questa Guida, con la segnalazione delle chiocciole, ci mette la faccia; ben altra cosa e’ far una guida, come Lei ben sa, dove si riportano solo i nominativi, più o meno validi, dei locali selezionati.
    Non le nascondo, invece, che mi avrebbe fatto piacere da Lei, in qualità di attento osservatore del panorama gastronomico fiorentino, non solo leggere la sua perplessità sull’applicazione delle nostre valutazioni, per altro lecita se non se ne conoscono i criteri, ma anche capire la sua opinione sul problema che effettivamente sta vivendo (e non credo di poter essere smentito) la ristorazione fiorentina, e in particolare quella del centro storico. A Firenze, come del resto in altre città turistiche, anche le osterie più note e più frequentate, a cominciare da quelle da Lei menzionate, devono affrontare costi molto elevati per portare avanti le loro gestioni, mantenere la qualità e, per quanto ci riguarda, mantenere anche i requisiti che Slow Food richiede: il tutto stando nei 35 euro di spesa stabiliti. E’ per questo che dove sono stati messi in atto dei compromessi, magari anche comprensivi, per affrontare i problemi di cui sopra, l’assegnazione della chiocciola può essere venuta meno. D’altra parte, la permanenza in guida, oltre a confermare che si tratta di un locale dove comunque si mangia bene, può sempre permettere di “riconquistare” la comunque ambita “chiocciola” a nessuno preclusa.

  2. Caro Gian Marco, grazie del suo intervento, che permette di capire un po’ meglio i criteri di attribuzione delle chiocciole, anche se rimane il fatto che la chiocciola al Bistrot del Mondo rimane un gesto a mio avviso poco opportuno ma non sta a me stabilire quello che ritente giusto fare: dall’esterno viene vista molto male la cosa, es entendo i pareri di molti ristoratori anche presenti in Guida, sa bene che la cosa non è stata presa benissimo. Detto questo, il problema di Firenze, soprattutto nel centro storico, sta diventando enorme e sono d’accordo con lei: affitti alle stelle costringono a fare un tipo di cucina turistica e slegata alla tradizione. Secondo me, quindi, premiare chi riece a farlo malgrado le difficoltà sarebbe stato, da parte vostra un gesto simbolico molto importante. L’idea che si debba andar via dalla città perchè solo la campagna e la provincia possono essere il futuro, anche della ristorazione, è antistorico e una giusta attenzione a questo aspetto potrebbe trovarci uniti..oddio, con lei idealmente penso di sì, dubito che gli Alti Dirigenti dello Slow Food Toscana a sentire il mio nome abbia l’orticaria