Da cinque generazioni la famiglia Biatta porta avanti con convinzione un’idea di metodo classico precisa e senza mezze misure. Nessuna fermentazione malolattica e nessun utilizzo di legno nei vini spumanti. E’ così dal 1985, da quando Giovanni Biatta, fondatore dell’azienda, acquistò i primi 3 ettari di vigneti in Franciacorta.

Una scelta storica, condivisa dalla famiglia e mantenuta fino ai giorni nostri, che poggia su una convinzione molto semplice: bollicina è sinonimo di festa, allegria, bevuta spensierata; “la grande beva è il pilastro dei nostri spumanti” commenta Loris Biatta alla guida dell’azienda insieme ai figli Andrea e Alice.

Pensiero che condivido, ma che non deve essere interpretato come semplicità di prodotti e di sorso. Tutt’altro. Il tempo è un fattore chiave per i metodo classico Le Marchesine, e questo è intuibile viste le scelte ferree applicate alla vinificazione.

Ad oggi l’azienda, che ha sede a Passirano, può contare su un parco vitato di 60 ettari, tra vigneti di proprietà, affitti e conferitori fidelizzati, per una produzione annua che si aggira, con la vendemmia 2023, sulle 600 mila bottiglie. Le varietà coltivate sono quelle classiche del territorio: chardonnay, pinot nero e pinot bianco e una interessante sperimentazione su un paio di vitigni piwi: pinot kors e pinot iskra che mostrano alta resistenza a peronospora e oidio.

Approccio innovativo applicato anche alla cantina recentemente ampliata con una nuova area hospitality che coniuga design, funzionalità e sostenibilità anche energetica; un impianto di pannelli solari copre al momento l’80% dei fabbisogni energetici dell’azienda.

La famiglia Biatta vanta una collaborazione di lunga data con l’enologo francese Jean Pierre Valade, membro dell’Istituto enologico di Champagne nonché consulente di Maison come Ruinart e Selosse.

I vini in degustazione

L’assaggio dei vini si è tenuto a tavola, nella saletta privata di recente inaugurazione, dotata di cucina a vista. Ospite e patron per un giorno della cucina, Maurizio Rossi, chef e proprietario della storica Osteria della Villetta a Palazzolo sull’Oglio in provincia di Brescia. Un contesto informale e rilassato, a carattere familiare, proprio quello che la famiglia Biatta vuole trasmettere ai visitatori.

Un ottimo ingresso con Audens Franciacorta Dosaggio Zero, dai tratti marcatamente floreali impressi dal pinot bianco, che evoca fiori di tiglio e sambuco. Ricchezza aromatica al naso che spiazza invece il sorso, verticale, per niente grasso e discretamente salino. L’Artio Rosé Brut 2019, chardonnay e pinot nero in parti uguali, è invece più largo con una delicata dolcezza al naso che ricorda more e lamponi. Frutta che accompagna anche il sorso di buona persistenza.

Esus Brut 2015 è decisamente il mio vino tra quelli della degustazione. Primo perché è solo chardonnay, ma molto di più perchè ha stoffa e complessità, attacca con zafferano che poi lascia il posto a scorza di agrumi, pesca gialla e acqua di mare. Il colore è giallo oro brillante, e già conquista solo a guardarlo. Coniuga la tanto agognata beva, con un sorso mutevole e sempre intrigante.

La collezione Il Secolo Novo racchiude delle vere e proprie perle di “pazienza e dedizione”. Prodotti vinificati solo nelle annate migliori e soggetti a lunghi affinamenti sui lieviti che rivelano la grande potenzialità del territorio e dello stile rigoroso de Le Marchesine. E’ proprio sul lungo periodo che l’assenza di malolattica paga in tenuta e freschezza incredibile. Il Secolo Novo Brut 2010, annata adesso in commercio, è uno chardonnay in purezza proveniente da un vigneto situato sulla collina de “La Santissima” a Gussago, una delle zone più pregiate per il Franciacorta. Terreni di collina su formazioni moreniche, soggette ai venti che arrivano dalle Alpi Orobie, che regalano uve straordinarie. E vini di conseguenza. Un bouquet articolato e originale tra zenzero, ostrica , pasta di olive e polvere di caffè. In bocca ha una bella grinta rocciosa e un lungo finale salino. Vivace e super giovane.

Sorpresa finale il Secolo Novo Brut 2006, naso opulento di cocco, pasta di mandorle e cenni di bourbon. Sentori che in altra situazione mi avrebbero portato sulla via di vini con qualche sosta in legno e invece no. A Le Marchesine del legno nemmeno l’ombra. Poi l’ho bevuto e ho sgranato gli occhi per la spettacolare acidità. Quasi una contraddizione tra naso e bocca, ma si sa i paradossi sono spesso contraddizioni solo apparenti, tutt’altro che prive di logica.

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