Un problema che sino a qualche anno fa non si poneva, in ambito vinicolo, era quello del nome dei vini: esistevano le denominazioni di origine controllata, e magari garantita, come Chianti Classico, Barolo e Albana di Romagna, ad esse si aggiungeva il nome della fattoria ed il gioco era fatto. Adesso, invece, con l’affermarsi dei vini IGT, cioè quelli ad indicazione geografica, si è cominciato ad assegnare nomi di fantasia ad ogni bottiglia,  ed ecco che i produttori si sono scatenati. Esistono generi di nomi diversi che forse è possibile quasi catalogare. Cominciamo ad analizzare il fenomeno dallaToscana, dove  ci sono i nomi a doppio senso di tipo sessuale, più o meno ricercato: Il Merlot della Topa nera, di Fuso Carmignani, prodotto in provincia di Lucca, il Ficaia della Fattoria Uccelliera in provincia di Pisa, il Soffocone di Vincigliata dell’azienda Testamatta di  Firenze, lo Scopaio di Poggio Molina a Bucine, in provincia di Arezzo. . Poi ci sono i nomi di ispirazione latina come l’Arcanum, della Tenuta Arceno di  Castelnuovo Berardenga,il Cultus Boni, prodotto a Badia a Coltibuono di  Gaiole in Chianti,  l’Excelsus,  il Summus e il Cum Laude prodotti dal Castello Banfi a  Montalcino o il Formulae del Castello di Brolio, ancora a Gaiole in Chianti. La storia entra da protagonista in varie etichette: Rapozzo da Maiano della Fattoria di Gratena, in provincia di Arezzo, il Girolamo del Castello di Bossi nel Chianti Classico, il Raniero di Poggio Torselli, a San Casciano Val di Pesa o il Messer Ridolfo di Cantalici,a Gaiole in Chianti. Sui nomi dedicati a luoghi naturali c’e l’imbarazzo della scelta: il Boschino a S.Fabiano in Calcinaia, a Castellina in Chianti, l’Erta e China dell’azienda Basciano della Rufina, la Valle del Giorno di Brancatelli, produttore di  Piombino, il Giramonte di Frescobaldi. Di nomi dedicati a figli e nipoti c’e l’imbarazzo della scelta: ci limitiamo a Pietro della fattoria Le Filigare di Barberino Val ‘Elsa, il Beatrice della fattoria Viticcio di Greve in Chianti o la Vernaccia Angelica della fattoria di San Donato di San Gimignano. Altrettanto numerosi i nomi dei santi, che comprendono quasi tutto il calendario ma fra i nomi che non appartengono a nessuna categoria e che risulta forse difficile ordinare in una cena romantica, a lume di candela, dato il nome non proprio suadente potremmo ricordare il Cignale di Querceto, il Ganzo delle Cantine Leonardo, il Mascalzone della Tenuta Vittoria.  Infine, una frase composta da soli nomi dei vini : SALVE GEREMIA! MAGARI tu FOSSI ARDITO e dicessi MINNAMORO senza BUGIA a GISELE!

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5 Commenti

  1. tempo fa un tormentone a furia di SMS tra amici beoni ci ha afflitto per giorni, in cui ci si riempiva i display di nomi di vini inventati come il Piglio del Vescovado, il Pizzo della Lavandaia e il Chiosco delle Viticciaie, che ne ricordano altri e non meno di altro sono plausibili.
    Il gioco è finito di fronte al Bramito del Cervo, perchè la realtà aveva annerito la fantasia.
    L’etichetta del reprobo Gaja che recitava BARBARESCO 1988 pare un esercizio di stile dimenticato come le lineette e i pallini nei quaderni di prima elementare…

  2. […] giorno fa, Leonardo Romanelli, nel suo blog Quinto Quarto,con un post divertente e sfizioso, parlava di come molti produttori di vino hanno lavorato con la […]