Lo ammetto, i vini macerati non mi dispiacciono. La riflessione mi viene dopo aver bevuto un vino di Josko Gravner del 2000..sono passati quasi dodici anni, ma l’ho trovato ancora in forma, magari non perfetta, ma lo stesso di grande soddisfazione. Parlo dei vini di un produttore che ha creato una sorta di “scuola”, perlomeno un bel numero di seguaci, nel suo Friuli ma anche in giro per l’Italia. Produttore atipico, è fra i primi ad utilizzare le barriques, ma anche il primo a lasciarle. Sperimenta la tecnica antica della conservazione in orci di terracotta, quella dell’ossidazione del vino, la macerazione delle bucce nel mosto.Il risultato sono vini di colore ambrato, anche aranciato, dai profumi completamente atipici, una bocca sapida, nervosa quanto basta, talvolta con presenza di tannini. Mi piacciono, lo ripeto, ma non sono vini da territorio, e nemmeno da uve particolari. Ho assaggiato prodotti fatti con le stesse tecniche da uve trebbiano, ribolla e tante altre e le similitudini appaiono sempre più evidenti. Verrebbe da chiedersi se in questo caso, sia meglio parlare di “terroir”, alla francese, dove conta molto il lavoro e le tradizioni dell’uomo. Scompare il profumo del vitigno e quello derivante dalla fermentazione, si spoglia da molti elementi, anche superflui, il corpo, rimane l’essenza di un vino nudo e pulito. C’è chi li chiama vini naturali…ma qui l’uomo ha inciso in maniera fondamentale nella loro creazione!

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