L’Estate Romana: eppure mi avevano avvertita che da giugno a settembre Roma diventa una fucina di eventi, che spaziano in tutti i settori possibili dell’intrattenimento e della cultura. Ma onestamente non credevo che sarebbe stato così impegnativo riuscire a star dietro ad un’agenda tanto fitta, tant’è che un filo d’ansia da partecipazione è il risultato inevitabile, o se si vuole il piacevolissimo effetto collaterale, di questa sovraesposizione estiva alla vita sociale cittadina.

Tra gli appuntamenti che in ogni caso non avrei potuto perdermi va di diritto Vino x Roma-Il vino sostenibile incontra i grandi chef della Capitale: nel giardino delle Cascate dell’EUR, spazio verde davvero bellissimo, una cinque giorni di incontri, cooking show e degustazioni dedicati al mondo enogastronomico romano e laziale, organizzata da Excellence in collaborazione con EUR Spa.


Uno degli incontri più interessanti è stato quello coordinato dalla FIPE (la Federazione dei Pubblici Esercizi di Roma) dal titolo: Cucina romanesca e i vini del Lazio. Abbinamento perfetto.
Sono una fan da sempre dei pilastri gastronomici capitolini come la Cacio e Pepe, la Carbonara, l’Amatriciana e il Quinto Quarto, che nel Lazio come in Toscana ha una tradizione di tutto rispetto. E da quando vivo qui, sono diventata anche una convintissima fan dei vini laziali, che meritano senza alcun dubbio di sfilare sul red carpet della grande enologia italiana.
Il fulcro del discorso è stato proprio l’impegno che la viticoltura locale sta mettendo nel valorizzare vitigni e territorio di assoluto valore, dopo un periodo storico fin troppo lungo di miopia culturale. Allargando la discussione all’ambito della proposta enogastronomica di Roma e dintorni, ancora ci sono dei paradossi da sanare, come ad esempio la carta dei vini di svariati ristoranti che propongono sì una cucina del territorio, anche di qualità, ma che non hanno adeguato la proposta di cantina alla rinascita vinicola in atto nel territorio stesso.


Adeguamento che invece è sposato in pieno dallo chef Paolo Cacciani, dell’omonimo ristorante di Frascati, che ha suggerito i suoi abbinamenti perfetti tra i piatti storici e i vini del Lazio. E durante il successivo cooking show ho avuto modo di assaggiare una delle Cacio e Pepe più gustose di sempre: preparata con uno squisito pecorino romano a basso contenuto di sale e pepe nero di Sarawak, fresco e non complesso come il Sichuan, in modo da non alterare l’equilibrio del piatto, che è semplice solo in apparenza; richiede anzi un’abilità che io ancora non ho acquisito, anche se dopo questa lezione in diretta mi cimenterò con qualche speranza in più.


Di grande interesse l’intervento di Ernesto Di Renzo, antropologo e docente all’Università di Roma Tor Vergata. Autore di un testo illuminante per chiunque abbia a cuore la cultura della tavola, ‘A proposito del gusto. 50 dissertazioni sul cibo e sul vino dal fare quotidiano al coronavirus’, alla domanda sul futuro del turismo gastronomico di Roma ha risposto: Ruralità e Consapevolezza. Roma contiene al suo interno il suo ager, la sua campagna. La cultura romanesca è impregnata di questa mescolanza di città e contado, in cui da sempre miseria e nobiltà si incontrano e si contaminano. È necessario però portare questa cultura ovunque, nelle scuole, nei corsi di formazione, nell’informazione, in modo che si costruisca la consapevolezza del valore del patrimonio autoctono, così da poterlo consapevolmente promuovere. “Roma è una città bipolare, ma non è malata”, trovo che in questa frase si condensi l’identikit, non solo enoculinario, dell’Urbe (enoculinario lo so che non esiste, ho controllato, ma mi piace un sacco e faccio appello alla clemenza dell’Accademia della Crusca!).


In degustazione a fine incontro i vini di Capizucchi, giovane azienda con i vigneti all’interno del Comune di Roma, vicinissima al Santuario del Divino Amore: il Mater Divino Amoris Malvasia puntinata Classico Roma DOC 2019, vitigno prezioso e sorprendente, che non mi stanco di provare nelle espressioni dei vari produttori, è il bianco da sperimentare con la Cacio e Pepe, restando fedeli al local ma esulando dal canonico matrimonio col Frascati Superiore; il Mater Divino Amoris Roma DOC rosso 2018, blend di Montepulciano e Cabernet Sauvignon, profumato di viola e di spezie, delicatamente tannico, lo affiancherei con gioia a una portata tosta del sublime Quinto Quarto.


Gli psicologi sostengono che per superare l’ansia sia necessario affrontarla: personalmente ho deciso di prendere alla lettera il dettato degli specialisti, quindi continuo ad annotare col fiato corto una milionata di eventi nella mia agenda, sapendo già che non riuscirò a partecipare a tutti; ma posso testimoniare che ci sono delle partite perse in partenza che danno l’euforia di una vittoria.

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