Nel Veronese, un territorio coperto da vigneti e boschi nasconde ai più le sue origini vulcaniche. Siamo ai piedi dei Monti Lessini; qui nel comune di Roncà sorge Corte Moschina, di proprietà dalla fine ‘500  della nobile famiglia veneziana dei Grimani, e ai nostri giorni riportata alla sua passata prosperità e alla sua originaria bellezza da Silvano Danese e Patrizia Niero e ora anche dai loro figli, Giacomo e Alessandro. I due storici obelischi, simboli marinari della Serenissima, segnano l’accesso alla Corte e sono testimonianza di una tradizione e di un attaccamento alla terra che si sono evoluti da una parte in un forte impegno nella tutela dell’ambiente circostante e dall’altra dall’affinamento di pratiche enologiche innovative.

Mi è piaciuta l’immediatezza di Patrizia che , sentendomi parlare di Soave in televisione, mi ha mandato una lettera bellissima nella quale esalta il territorio e ringrazia per quanto posso fare per farlo conoscere. Automatico quindi aver voglia di assaggiare i vini

A riprova dell’impegno ambientale, la riduzione delle emissioni legate alla produzione con la sostituzione delle bottiglie per i vini bianchi con altre più leggere e il ricorso ad un impianto fotovoltaico aziendale che copre oltre il 25% del fabbisogno di energia elettrica della cantina, mentre il restante viene acquistato da fonti rinnovabili.

Lessini DurelloA conferma della cura di vini di personalità, di diverse tipologie, accomunati dalla stessa esaltazione della territorialità. Così a Roncà troviamo i vigneti di garganega e durella; sui Colli Berici crescono le uve internazionali; in Valpolicella gli uvaggi rossi tradizionali. Una diversità che arricchisce il lavoro e la dedizione della famiglia e dà origine come bianchi fermi a tre le tipologie di Soave, a un pinot grigio e a un recioto di soave; come rossi a un Valpolicella, a un Ripasso, a un Amarone e a un cabernet; infine alle bollicine di Durello, complesse e leggere al tempo stesso, articolate in tre etichette, oltre a una versione sur lie chiamata Puro caso. Sarà un caso che la loro originalità possa derivare dal fatto che  le uve di durella crescono all’interno di un bosco che ne assicura protezione e biodiversità? Patrizia, Silvano, Giacomo e Alessandro vi risponderebbero di no, aggiungendo che si tratta di una circostanza naturale incoraggiata dal loro impegno e dalla loro passione.

Soave Corte MoschinaSOAVE SUPERIORE I TARAI 2018

Paglierino, di bella limpidezza alla vista  Agrumato lieve di limone e pompelmo, fresco, con note invitanti di mentuccia quindi un frutto carico di pesca bianca ed infine note minerali godibili. Bocca di buon impatto, morbida calda, succosa, elegante. Finale sapido e continuo, di gradevole persistenza 90

SOAVE EVAOS 2019

Giallo paglierino scarico all’esame visivo . Intenso come impatto, vegetale protagonista inizialmente come basilico, fresco, quindi mela, pesca, scorza di arancia, infine bell’ampiezza minerale Bocca posata all’ingresso, piacevole, succosa, salina sul finale di bella vivacità. Finale caldo e armonico 92

LESSINI DURELLO METODO CLASSICO RISERVA

Paglierino, gradevole alla vista. Il naso è colpito da limone verde, cedro, quindi mentuccia, cerfoglio, mela verde, fiori bianchi e infine un frutto maturo come pesca. Bocca ben impostata, attacco avvolgente , fresca vitale buon slancio senza eccessi, salino . Finale calibrato, con ritorno gradevole 91

LESSINI DURELLO METODO CLASSICO EXTRA BRUT

Paglierino, bella pulizia. Fresco come impatto, qualche nota agrumata, pompelmo e limone, quindi mela ben definita e cenni floreali, di biancospino con qualche cenno speziato lieve, di pepe bianco Bocca appena salina regolare succosa, avvolgente. Finale corretto e piacevole 89

 

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