Abbiamo aspettato a pubblicare il post con l’intenzione di inserire anche qualche bevuta pasquale, ma.

I nostri propositi sono andati a ramengo, come avremmo dovuto immaginare il pranzo/cena di Pasqua è finito a schifìo e ci vuole almeno un altro articolo dedicato ai vini del giorno della risurrezione. Cui aggiungiamo Pasquetta, che causa maltempo, c’ha visto forzosamente a tavola per ore con le conseguenze che non vi sto a raccontare. Già sapete, poiché probabilmente avete fatto lo stesso 🙂

Franciacorta Disaggio Zero Corti Cugini: partenza di slancio con uno chardonnay senza se e senza ma. Insomma riconoscibilità istantanea al naso e il sorso non è che la conferma. Mi piacciono i vini in cui la varietà è comprensibile e il vitigno si mostra puro e senza trucco. E quindi vai di agrume netto, seguito da passion fruit e un cenno di nocciola. E se, come me siete degli chardonniani, queste cose le volete o no? Non certo perché lo chardonnay ha da considerarsi scontato nel profilo aromatico, semplicemente perché se mancano questi aspetti allora tanto valeva prendere un pinot nero spumante. Bolla cremosa, vino al limite del dissetante, con finale salino. L’acidità che guida il sorso snello, provoca una copiosa salivazione, quindi preparatevi che questo vino mette fame. Bevuto nel pomeriggio. a stomaco leggero, nessuna conseguenza se non buona. E un’appetito proverbiale.

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Salina Malvasia IGT Bianco V 2021 Eolia: è il bellissimo progetto di Natascia Santandrea e Luca Caruso a Salina, iniziato nel 2020. Malvasia di Lipari da un vecchio vigneto di 35 anni a Val di Chiesa, vigne fino a 500 metri di altitudine, adagiate proprio nel mezzo ai due vulcani dell’isola. Ma aldilà della fighezza del progetto, quello che resta impresso è un vino che al suo secondo anno di uscita è al limite del perfetto. Si, mi son detta questo qualche giorno fa mentre lo assaggiavo per la prima volta. Ma quanto è buono e quanto ne berrei. E mi sa che devo sbrigarmi a berne quanto più possibile, perché se il buon giorno si vede dal mattino, i vini di Eolia tra qualche anno saranno robe solo per pochi fortunati. Al naso è un bouquet di fiori, gelsomino, zagara, magnolia, cenni di pesca, scorza di arancia, profumo nitido, ben scandito, pulito, in cui il vitigno aromatico si sente, ma senza i faticosi eccessi. E’ ricco, largo, solido, salato, caldo e ammandorlato. Sa di sud, di mare e di vulcano, di mani capaci e palati molto fini.

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Colli Orientali del Friuli Friulano 2019 La Cricca. Arrivato a casa grazie alla sottoscrizione di un wine club, di quelli che ti mandano i vini a casa a sorpresa. E io adoro questo genere di sorprese. Specialmente quando i vini poi mi piacciono. Come in questo caso, in cui ho dovuto rivedere quei preconcetti che covo sul friulano quale vino un po’ ruvido. Caspita, tutt’altro. Naso opulento di frutta tropicale, miele, mela essiccata, sidro, mandorla. Sorso oleoso e pieno, con l’ammandorlato in evidenza e la parte aromatica amplificata dal tenore alcolico. Bevuto con del sushi, basandomi su quel principio di abbinamento che si definisce casuale. A volte funziona. Mettici la buona compagnia che può aver in piccola parte viziato la percezione. La Cricca oltre ai vini è anche una bella idea lanciata e realizzata, col nome di The Winefathers, googlate come ho fatto io per scoprirlo.

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Barbera d’Alba Vigna Gabutti 2018 Cappellano. Mi chiedo tutte le volte, quando mi ordinano una barbera di Cappellano, se veramente quei clienti han voglia di bere barbera o han più voglia di godere di quel piacere sotto pelle che provoca l’aver sul tavolo un vino di Cappellano. Guardo i loro visi cerco di captarne i discorsi per rispondere alla domanda, ma alla fine mi resta sempre il dubbio: si tratta di un vorrei ma non posso, oppure di un vero affare? Se tralasciamo il mio fare in conti in tasca agli altri, deprecabile, visto che io l’ho bevuta a gratis, la barbera di Cappellano è fuori di dubbio una delle più buone, se non la più buona. Quindi è comunque una scelta bella a prescindere dalla reale motivazione, di cui a me non dovrebbe peraltro fregare nulla. Frutta a piovere, ciliegia sotto spirito, prugna secca, foglia di tabacco, un cenno fumé. Sorso buonissimo, goloso, alcolico, quasi glicerico, dal finale caldo e lungo di gelatina di lampone.

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Rosso di Montalcino 2021 Salvioni. Dopo Cappellano, Salvioni. Questo mese abbiamo avuto a che fare con nomi importanti e io c’ho sempre un poca di ansia da prestazione quando mi cimento con vini a loro modo monumentali. Qui si vede chi è bravo davvero, io mi limito a bere e provo a raccontarvelo con un lessico famigliare. Rubino luminoso, brilla di una luce bella, che già predispone bene. Violetta, alloro, ciliegia, coulis di frutti rossi e neri. Il frutto è lì, non ti abbandona neanche per un secondo né al naso né in bocca. Dà la sensazione di un vino che fa bene, perchè la frutta si sa che fa bene. Finale in crescendo, che vuol dire che non smette di essere buono, anzi aumenta! Si arricchisce di tabacco umido e terra bagnata.

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