Ha fatto rumore la proposta di provvedimenti da parte del governo francese, che obbliga le società proprietarie di grandi catene di supermercati a stringere accordi con enti di assistenza per smaltire le scorte di cibo che dovrebbe essere distrutto perché scaduto. 30 chilogrammi pro capite all’anno, una cifra importante, che solo in parte deriva dalla GDO ma che può diventare un esempio da adottare in tutti i settori. Sembra quasi un controsenso che per far risparmiare le persone debba intervenire lo stato, ma basta vedere altri settori per comprendere come sia l’unico modo per porre rimedio ad un problema anche etico: di fronte al problema della mancanza di cibo in alcune zone del  mondo, in altre si risponde  buttandone via in maniera copiosa. Se si guarda al problema della raccolta differenziata, ci si rende conto che, anche progetti che sembravano impossibili da realizzare, come la raccolta dell’olio esausto da frittura, stanno pian piano prendendo campo tra le abitudini casalinghe. Credo che un esame di coscienza personale servirebbe a capire quanto spreco facciamo in casa e quanto potremmo migliorare la nostra qualità di vita, comprando solo quello di cui abbiamo bisogno. Sarei dell’idea di affidare a degli chef il compito di fare da mangiare con parti degli alimenti che normalmente scartiamo, di cominciare dalla scuola elementare a sensibilizzare sugli sprechi, ad organizzare bene la raccolta degli avanzi dalle mense, dai catering, dalle ditte di banchetti, dalle gastronomie. Oggi anche nei ristoranti di alto livello si fa attenzione allo spreco “inutile”, ancora meno tollerabile che questo possa avvenire con generi di consumo abituale. A pensarci bene, rimarrebbero più soldi per il sociale eliminando quelli dei generi alimentari, e impegnandosi si riesce a fare.. Credits nonprofitline.it

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