La moda incombe anche nel mangiare. Sembra quasi incredibile l’abilità con la quale è possibile indurre a mangiare, attraverso sottili opere di persuasione, cibi dei più disparati. Fino agli anni del boom economico il problema non si poneva, con una cucina che tendeva a rimanere confinata nelle specialità regionali. E’ a partire dagli anni Settanta che la situazione cambia, con l’avvento massiccio di supermercati e la diffusione di locali dove mangiare a prezzi popolari, come le pizzerie. Si deve a loro se la pizza arriva ad essere preparata nelle maniere più strampalate e se entrano in gioco ingredienti alquanto particolari come ananas e gorgonzola. Oltre a quelle che sono oggettivamente  reali nefandezze alimentari, ci sono altri cibi che si sono imposti nell’alimentazione quotidiana per i motivi più imprescindibili: la rucola fu l’ingrediente culto degli anni Ottanta, proposta dall’antipasto al dolce, sottoforma di gelato, con la scusa che dava sapore senza fare ingrassare. Ad accompagnarla magari un bel piatto di penne al salmone affumicato e panna, con una spolverata di uova di lompo colorate! Si afferma successivamente  come antipasto il carpaccio, completamente stravolto rispetto alla ricetta originale, dove le fette di manzo erano accompagnate da una salsa semplice. Oggi con questo nome si può trovare di tutto, dai salumi alle carni, passando per verdure e affumicati, in composizioni assortite delle quali, spesso, non si capisce il senso. Ed il povero tonno? Conosciuto per anni solo nella versione inscatolata, prima all’olio e poi al naturale, è diventato in seguito una presenza indispensabile nel crudo di pesce servito come antipasto o nella versione”tagliata” quando viene cotto alla griglia  e servito al sangue quasi fosse una bistecca. Da rilevare poi l’intenso uso di sesamo quando il pesce viene messo in forno, forse per paura che si abbrustolisca troppo. Oggi fra i prodotti  della categoria “mai più senza” sono entrati a spron battuto i paccheri, pasta semi sconosciuta fino all’altro ieri, oggi presenza obbligata nella carta di un ristorante che deve essere alla moda. Si può discutere tra la versione rigata e quella liscia, se i pomodori che lo condiscono devono essere pelati o con la buccia, di certo però è il tipo di  pasta deve essere ordinata per chi deve mostrare di conoscere i piatti giusti.  Propongo una sottoscrizione per il rischio scomparsa del fusillo, negletto formato oggi in uso solo nelle mense scolastiche!!

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9 Commenti

  1. Bravo Leonardo… fondiamo il PPF (partito per la promozione del fusillo)!!!!
    Effettivamente e’ praticamente impossibile trovare i fusilli al ristorante ora che mi ci fai pensare… ma come dimenticare i fusilli ai formaggi di De Sica nel film vacanze di natale???Aggiudicati!!! Assuncion’…portame ne pera…che me sciorglie er mantecato de mamma!!!

  2. Calma, calma… capisco la preoccupazione per la scomparsa dei fusilli, ma mettere in mezzo i paccheri mi sembra qualcosa di sacrilego: i paccheri con ragù napoletano ed una spolverata di parmigiano sono qualcosa di sublime!!!

  3. e che dire allora dei paccheri conditi con estratto di carne liebig e parmigiano (secondo l’uso del mio povero nonno)? un piatto semplice ma di profonda bontà. con i fusilli non è lo stesso.

  4. Nel pensare al fusillo ricollego alle tante persone che hanno contribuito celebre questa pasta…pasta antica ad esempio il fusillo di felitto…. Grande…però i paccheri sono i paccheri da non sottovalutare

  5. Caro Romanelli…troppo confidenziale
    Romanelli…. no troppo freddo
    Leonardo…OK questo è normal
    Ritornando alla pasta ed al tuo post… a proposito del liscio e del rigato….
    Il mio povero cervellino la pensa così
    I formati della pasta oggi sono davvero numerosissimi, vi è tuttavia una distinzione fondamentale: quella tra pasta liscia e rigata, nonché naturalmente tra pasta lunga e corta. La cottura della pasta rigata non risulta omogenea proprio a causa della sua struttura. Per questo, se risulta “al dente” la parte più esterna, le “righe”, meno spesse, sono più cotte e causano una certa perdita di amido nell’acqua; prediligo pertanto i formati “lisci”, è pur vero che la rigata raccoglie meglio gli umori degli intingoli… ma è la qualità e la porosità della buona pasta che raccoglie ed assorbe.

  6. da parte mia ho rivalutato recentemente la pasta liscia dopo aver partecipato alla sarabanda finale di “Scuochi” da Marchesi, dove si è discusso a lungo sulle penne, che il maestro non ama rigate. Tutto dipende dal sugo insomma. Sul pacchero, ovviamente, non ho un avversione in quanto tale ma per essere diventato prodotto di moda, alla stregua di tartare di tonno, rucola, ecc.

  7. Assolutamente, per mè il ragù alla napoletana col pacchero lischio è un dogma.
    Ma se vogliamo salvare il vecchio ed amato il fusillo che nella ristorazione medio-alta non estiste ormai da tempo perchè non parlare anche del zito spezzato a mano (la domenica mattina) per una bella genovese o bolognese.