Nel Collio i confini sono sempre stati una faccenda complicata. Sono passati eserciti, imperi, lingue diverse. Il vino, invece, è rimasto lì, fedele a se stesso. Forse perché la vite ha poca voglia di occuparsi di geopolitica e preferisce concentrarsi sulle cose serie: il sole, la pioggia, la terra sotto i piedi.
È in questo angolo di Friuli sospeso fra il respiro dell’Adriatico e la protezione delle Prealpi Giulie che Attems ha deciso di raccontare una storia nuova. Una storia che, per una cantina identificata soprattutto con grandi bianchi, ha quasi il sapore della sorpresa. Si chiama Brezich 2021 ed è il primo Collio DOC Cabernet Riserva della tenuta.

Il nome arriva dall’omonima collina dove cresce il vigneto. Da lassù lo sguardo corre verso le montagne e poi giù fino al mare, distante appena quindici chilometri. In mezzo c’è la ponca, quella miscela di marne e arenarie che nel Collio è molto più di un semplice terreno: è una firma geologica.
Brezich nasce dall’incontro fra Cabernet Franc e Carmenère, due parenti che qui hanno trovato un modo civile di convivere. Il risultato è un rosso che non cerca muscoli inutili né effetti da bodybuilder enologico. Ha struttura, certo, ma anche una bella compostezza. Al naso arrivano frutti rossi maturi, pepe, violetta, note balsamiche e un corredo di spezie, liquirizia e cioccolato fondente ereditato dai lunghi affinamenti. In bocca è pieno, avvolgente, ma sostenuto da una freschezza che gli impedisce di diventare pesante.
Per arrivare a questo risultato il vino ha seguito un percorso senza scorciatoie: raccolta manuale, fermentazione in acciaio, due anni in barrique francesi e altri due anni di bottiglia. Tempi lunghi, quelli che oggi sembrano quasi un atto di resistenza culturale.
Eppure, durante la presentazione del nuovo rosso, il protagonista inatteso è stato ancora lui: Cicinis, il Sauvignon Blanc che rappresenta probabilmente l’etichetta più identitaria della tenuta.
Su una collina che porta lo stesso nome, in un anfiteatro naturale illuminato dal sole per gran parte della giornata, nasce un Sauvignon che ha scelto una strada diversa da quella delle scorciatoie aromatiche. Qui niente eccessi tropicali o foglie di pomodoro urlate. Piuttosto pietra focaia, tensione, profondità e quella mineralità che sembra arrivare direttamente dalla ponca.

La verticale di tre annate – 2017, 2022 e 2024 – è stata una piccola lezione sul tempo applicato al vino.
Il 2017, dopo quasi un decennio, ha mostrato una vitalità sorprendente. Non il classico bianco che sopravvive agli anni, ma un vino che sembra averli usati per affinare il carattere. Più complesso, più profondo, ancora vivo e dinamico.
Il 2022 ha confermato la cifra stilistica di Attems: precisione, equilibrio e una tensione minerale che accompagna il sorso dall’inizio alla fine senza mai diventare tagliente.
Il 2024, ancora giovanissimo, ha già lasciato intravedere una personalità ben definita. È il ragazzo promettente della compagnia, quello che parla poco ma sembra avere parecchie cose interessanti da dire.
In fondo, osservando insieme Brezich e Cicinis, si capisce bene la direzione intrapresa da Attems. Da una parte la volontà di esplorare nuove possibilità con un rosso che amplia gli orizzonti della cantina; dall’altra la conferma di un bianco che continua a essere un punto di riferimento del Collio.

Due vini diversi, accomunati dalla stessa idea di eleganza: quella che non ha bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare. E nel vino, come nella vita, è una qualità sempre più rara.








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