Se una persona curiosa va a scovare  l’etimologia della parola “Carnevale”, scopre che i legami con la cucina esistono eccome: si tratta infatti del periodo nel quale la carne diventa la protagonista assoluta della tavola,”carne” e “vale”, una dovuta esaltazione del prodotto animale in vista del periodo di Quaresima durante il quale, secondo tradizione, si doveva cessare il consumo di “cadaveri” o, detto in maniera meno cruenta, di carne animale, fosse essa di origine terrestre o acquatica. Insomma, anche i pesci non dovevano essere i protagonisti dei banchetti dei 40 giorni che precedono la Pasqua. Oggi, tutta questa attenzione al cibo nel periodo quaresimale non esiste più, in tanti non si ricordano che il venerdì dovrebbe essere dedicato al consumo di verdure e formaggi. La questione è molto dibattuta: se nel mondo anglosassone viene prestata molta attenzione a chi professa religioni che vietano il consumo di determinati alimenti, come il maiale per gli ebrei o i musulmani, nei paesi di tradizione cattolica si è persa l’usanza di seguire i dettami della Chiesa cattolica in tema di alimentazione. Da un punto di vista gastronomico, il privarsi per un determinato lasso di tempo di ingredienti precisi è molto interessante: sviluppa la fantasia su come preparare e servire gli alimenti ammessi e stimola l’interesse su come poter cucinare gli ingredienti vietati, una volta terminato il periodo di costrizione. Tornando al Carnevale, solo i dolci sono rimasti a ricordare la festa: i cenci soprattutto, ma anche le frittelle o la schiacciata alla fiorentina, uno dei dolci che conserva il maggior successo popolare. Oggi in tanti la preferiscono farcita di panna montata, crema chantilly normale o al cioccolato, ma la sua piacevolezza viene data dalla fragranza, derivante dalla sua lievitazione naturale. Esistono poi molte ricette dei cenci, un dolce preparato con farina burro, zucchero, uova ed aromi, che si differenzia in ogni famiglia per lo spessore del biscotto fritto e la presenza o meno di zucchero, semolato o al velo. Le versioni più complesse prevedono anche una farcitura a base di marmellata o crema. Non mancano poi le frittelle di riso anche se la tradizione le vuole protagoniste della ricorrenza di san Giuseppe. Poche le specialità salate che sono caratteristiche del periodo: nel passato si mangiavano i roventini, sorta di crepes preparate con il sangue di maiale e condite con pecorino romano grattugiato, ma oggi sono un piatto in via di estinzione, raramente presente solo in alcune tavole di campagna. Potrebbe essere allora divertente, essendo in un periodo di scherzi, preparare i tipici dolci in versione salata! Qualche esempio? I cenci diventano biscotti salati e lo zucchero viene sostituito dal pecorino grattugiato, tanto per costituire un gustoso antipasto. Le frittelle di riso possono trasformarsi in piccoli supplì, con zafferano a dare il colore giallo della crema e un ragù ricco e saporito a creare una gustosa farcitura. La schiacciata alla fiorentina diventa una focaccia ripiena di mousse al formaggio e magari si illude l’amico ospite con dei tartufi al cioccolato che si rivelano, al primo assaggio, ottima spuma di fegato lavorata a forma di piccole sfere! Provare per credere!

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nessun commento