C’è un luogo in Veneto dove la vite cresce abbarbicata a colline scoscese, tra boschi e ciglioni erbosi, dove ogni grappolo viene raccolto a mano con fatica e dedizione. È qui, a Farra di Soligo, che nel 1984 Nazzareno Pola fondò Andreola, dando vita a una storia che oggi compie quarant’anni. Una storia fatta di passione, coraggio e soprattutto di viticoltura eroica, l’unica possibile in un paesaggio tanto bello quanto impervio, riconosciuto nel 2019 come Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

“Mio padre ha iniziato con pochi ettari e una grande visione: dare un’identità al nostro vino attraverso il legame con il territorio”, racconta Stefano Pola, che dal 1998 guida l’azienda di famiglia. Da allora, Andreola è cresciuta fino a 110 ettari suddivisi in 250 parcelle, una produzione di circa 950 mila bottiglie all’anno e un fatturato che oscilla tra i 13 e i 15 milioni di euro.
Ma i numeri, per quanto importanti, non spiegano tutto. La vera anima di Andreola è racchiusa nella capacità di coniugare tradizione e innovazione, portando nel calice il carattere autentico del Valdobbiadene Docg, senza mai scendere a compromessi.

L’arte di coltivare in verticale
Qui la vite non si coltiva: si conquista. I filari si inerpicano su pendenze proibitive che non permettono macchine, solo mani. Ogni ettaro richiede fino a 800 ore di lavoro manuale all’anno: potature, vendemmie, trasporto delle uve con carrucole nelle zone più ripide. Un impegno che per molti sarebbe un ostacolo, ma che per Andreola è diventato un segno distintivo.
Dal 2010 la cantina è stata la prima della denominazione ad aderire al CERVIM, l’ente internazionale che tutela la viticoltura eroica e di montagna. Perché qui il vino non è solo prodotto: è il racconto di un paesaggio, di chi lo ha scolpito con sudore e cura.

Rive e Cartizze: il mosaico del territorio
Il cuore pulsante di Andreola è la Glera, vitigno principe del Valdobbiadene Docg. Ma è il territorio, con i suoi suoli di sabbia, roccia e argilla, a dare vita a un mosaico di microzone che rendono ogni vigna unica. È da questo intreccio che nascono le Rive, sottozone che esaltano l’identità di singoli vigneti. Andreola è la realtà con il maggior numero di etichette Rive: dal “Mas de Fer” Rive di Soligo al “Col del Forno” Rive di Refrontolo, fino al prezioso Cartizze, punta di diamante di soli 107 ettari tra le colline di Valdobbiadene.Per celebrare il 40° anniversario, l’azienda ha racchiuso sei diverse Rive in un cofanetto speciale, la Rive Line Collection: una collezione che è quasi una mappa liquida del territorio.

Una filosofia chiara: qualità senza compromessi
“Non vogliamo essere percepiti come produttori di Prosecco. Noi siamo Valdobbiadene, e questo significa altissima qualità”, afferma Stefano Pola. Per questo, all’interno dell’azienda, la parola Prosecco è bandita: si parla solo di Valdobbiadene Docg, vertice della piramide qualitativa.
Una scelta netta, che ha guidato ogni investimento: dalla cantina moderna inaugurata tra il 2012 e il 2016, alla costante ricerca in vigneto, fino all’ingresso di Mirko Balliana, enologo premiato nel 2025 ai Master Winemaker 100 Awards per il Dirupo Valdobbiadene Docg Brut 2023, eletto “Best Prosecco”. “La costante – racconta Balliana – è che qui non si sono mai accettati compromessi. Ogni grappolo deve arrivare integro e sano in cantina, ogni dettaglio è pensato per preservare l’anima del territorio.”

Oltre il Valdobbiadene: la sfida delle Dolomiti
Se la viticoltura eroica ha definito l’identità di Andreola, oggi la cantina guarda anche più in alto. Nel 2023 ha acquisito nove ettari a Sedico, nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, per la produzione di vini fermi come Traminer Aromatico e Riesling Renano, firmati con il marchio Stefano Pola, Viticoltore di montagna.
È un progetto visionario che amplia l’orizzonte: dalla viticoltura eroica delle colline, alla viticoltura di montagna. Un modo per esplorare nuovi segmenti di mercato senza tradire la propria essenza.

L’apertura al mondo
Se oggi Andreola è un nome di riferimento per il Valdobbiadene Docg, lo è anche fuori dall’Italia: il 35% del fatturato arriva dall’export, con mercati chiave in USA, Regno Unito, Svizzera e Germania, e una presenza sempre più forte in Messico, Polonia e Singapore. Ogni bottiglia che viaggia all’estero porta con sé un messaggio preciso: questo non è un generico Prosecco, ma l’espressione più autentica del Valdobbiadene Docg.

Eleganza che si racconta
Dal 2009, Andreola ha saputo rinnovare non solo il prodotto, ma anche il linguaggio. Nuove bottiglie, nuove linee, dal design della Rive Line al progetto Eroico Store, fino al recente Wine Garden, spazio dedicato a eventi e degustazioni. Ogni scelta di comunicazione è pensata per trasmettere eleganza, contemporaneità e autenticità.

Quarant’anni di futuro
Oggi Andreola è un’azienda moderna con 35 dipendenti, capace di coniugare tecnologia e manualità, sapienza enologica e innovazione. Ma resta, nel cuore, una realtà familiare che continua a lavorare la terra come quarant’anni fa: a mano, con pazienza e rispetto.
“Ogni bottiglia che produciamo è un pezzo del nostro paesaggio, fatto di fatica, tradizione e passione”, conclude Stefano Pola.
Un messaggio che racchiude il senso profondo di Andreola: un vino fatto a mano che racconta la bellezza eroica delle colline del Valdobbiadene, e ora anche il respiro delle Dolomiti.

26° I° – Valdobbiadene DOCG Rive di Col San Martino Extra Brut
Il cuore di Col San Martino pulsa in questo calice: un vino che racconta la durezza della roccia e la dolcezza della collina. Alla vista brilla di una luce chiara, quasi trasparente, attraversata da una trama finissima di bollicine che sale senza fretta. Al naso è un’esplosione di freschezza: fiori bianchi appena colti, frutti croccanti e agrumi che lasciano dietro di sé un’eco sottile di erbe alpine. In bocca colpisce la tensione: un sorso teso, verticale, che non cede a compromessi. È un Extra Brut di carattere, fatto di sale e di roccia, ma sempre capace di chiudere con un tocco elegante, quasi vellutato. Non accompagna, guida.

Aldaina Al Mas – Valdobbiadene DOCG Rive di Guia Extra Brut
Qui la collina di Guia si racconta con voce più morbida, ma altrettanto decisa. Il calice svela un colore chiaro e luminoso, mentre il perlage, sottile e persistente, anticipa l’idea di una beva lunga e raffinata. Il profumo è gentile: fiori primaverili, scorze d’agrumi, note sottili di frutta verde. Non ha bisogno di alzare il tono per farsi ascoltare: la sua forza è nella precisione e nell’equilibrio. Al sorso si allarga, accarezza, gioca tra freschezza e complessità con leggerezza. È il vino che non teme abbinamenti, perché sa stare dappertutto: in apertura di serata come a tavola, sempre con la stessa sobria eleganza.

Marna del Bacio – Valdobbiadene DOCG Rive di San Pietro di Barbozza Extra Brut
Un nome poetico per un vino che nasce da uno dei versanti più scoscesi e impervi del territorio. Nel calice la sua energia è immediata: luce limpida, bollicine che vibrano con ritmo costante. Al naso si apre con profumi raffinati, mai urlati: frutta chiara, fiori delicati, un richiamo minerale che tradisce la natura del suolo. Il sorso è incisivo, definito, di una freschezza che sorprende per profondità. Non si limita a essere armonioso: c’è un filo di tensione che lo rende affascinante, quasi magnetico. È un Extra Brut che si concede lentamente, rivelando a ogni sorso una stratificazione diversa, come le marne che lo hanno generato.








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