C’è un tratto di Lungarno Amerigo Vespucci che vive un po’ appartato. Qui Firenze non corre, non sgomita: scorre, come l’Arno che riflette luci e ombre diverse a seconda dell’ora. È su questo palcoscenico che nasce Posh, un ristorante che ha scelto di non gridare ma di parlare a voce bassa, con il tono fermo di chi sa che l’eleganza non ha bisogno di eccessi.

Il nome, già di per sé, è un programma. P.O.S.H. – Port Out, Starboard Home – era la sigla che garantiva le cabine migliori sulle navi britanniche dirette in India. La promessa, allora come adesso, è quella di un viaggio. Qui non si parte per Calcutta, ma per un itinerario diverso, tra il mare e la terra, tra Toscana e Oriente, tra piatti che cercano di sorprendere senza mai dimenticare la sostanza.

La sala e l’atmosfera

All’interno ci sono ventiquattro coperti. Pochi, voluti. L’idea è quella di un salotto elegante: boiserie nere, soffitto dorato, velluti blu petrolio. Una specchiera del Settecento, arrivata dalla Sicilia, cattura la luce e diventa protagonista. Anche il pavimento è speciale: legno decorato a mano. I dettagli non sono accessori, sono parte integrante del racconto. Fuori, qualche tavolo affacciato sull’Arno. La vista spazia dal Cestello a Ponte Vecchio: non la solita cartolina, ma un angolo più intimo di Firenze.

La cucina di Gijoshi

La regia dei piatti è affidata a Xhesi Gijoshi, giovane cuoco ma già con mano decisa. La sua è una cucina che procede per contaminazioni ragionate. Non cerca lo stupore a tutti i costi, ma dosa, misura, mette a fuoco.

L’apertura è affidata spesso al pesce. Il Gambero in Carpaccio è una partenza fresca: mango, emulsione di teriyaki, croccante al sesamo, lime e zenzero. Un piatto immediato, che lavora su contrasti acidi e dolci, e che dice chiaramente che qui il crudo non è trattato come moda passeggera ma come scelta precisa.

Poi arriva la carne, con il Tataki di manzo. Presentato come un mosaico, porta in tavola profumi orientali (alga nori, pepe di Sichuan) ma resta leggibile, non si perde in tecnicismi. È un piatto che ha ritmo: parte morbido, finisce speziato, e lascia la voglia di un boccone in più.

La tradizione a tavola

Accanto a queste invenzioni, la carta ha il merito di recuperare la semplicità. Ci sono classici toscani come i crostini e poi Il Pacchero al pomodoro è un esercizio di essenzialità: pasta cotta al punto giusto, salsa limpida, nessuna distrazione. A partire da questo mese fa la sua comparsa anche una Amatriciana, piatto che parla di memoria e convivialità. Non è un fuori programma: è il segnale che da Posh si può viaggiare anche restando vicini al focolare, al sapore di casa.

Mare e terra, senza confini

Per chi vuole restare sul mare, c’è Lo Scrigno: cappelletti cacio e pepe con burro salato alla salvia, ricci di mare nero di seppia e pomodorini confit. Comfort food e mare insieme, un matrimonio che funziona. Ancora più fine è Lo Spaghetto Benedetto Cavalieri, con crudo di gamberi rossi, zenzero e crumble ai porcini: piatto elegante, che gioca di sponda tra dolcezza e terra.

Sul fronte carne, vale la pena fermarsi sull’Anatra al punto rosa, radicchio rosso, albicocca fermentata laccata al miele e senape e salsa al Calvados. Qui la forza sta nel contrasto: dolcezza, acidità, tostatura , la nota fermentata dell’albicocca. Un piatto che non vuole conquistare subito ma cresce nel tempo, ad ogni forchettata.

La chiusura e il bicchiere

Il finale non è trascurato. La Tarte-Tatin è classica, rassicurante, ben eseguita. La Cioccoposh, invece, è più scenografica: ganache di cioccolato bianco Noalya, cremoso alla nocciola, arancia candita e lamponi disidratati. Piacevole, mai stucchevole.

La carta dei vini ha una selezione interessante di cantine di nicchia, con buona attenzione alle bollicine. L’aperitivo, che qui parte dalle 18, è un altro punto di forza: piccoli assaggi in abbinamento ai cocktail. Il più curioso è il Viola di Firenze,: gin locale, fiori di sambuco e Butterfly Pea, che colora il bicchiere di un viola intenso.

Il giudizio

Posh non è un locale da grandi numeri né da effetti speciali. È un porto tranquillo per chi cerca un’esperienza curata, in un ambiente che invita a rallentare. La cucina di Gijoshi alterna rigore e creatività, mare e terra, tradizione e contaminazioni. Non tutto deve sorprendere: a volte basta convincere. E qui, più spesso che no, il piatto convince.

Il viaggio, in fondo, è proprio questo: lasciarsi portare dall’Arno, guardare Firenze da una prospettiva meno battuta e affidarsi a una cucina che, senza fare rumore, sa farsi ricordare.

POSH

Lungarno Vespucci 26/r Firenze

Tel.0550518514

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