Una riflessione ce sorge spontanea tutte le volte che si celebra una festività religiosa importante: cosa bevono i preti durante la Messa? Il vino prescelto ha come sola indicazione che debba essere fatto senza adulterazioni o sofisticazioni. L’utilizzo di vino dolce nasce dall’esigenza di conservare a lungo la bottiglia aperta, il che viene garantito da un prodotto ossidato, con un buon tenore alcolico, come nel caso del Vin Santo. Sarebbe interessante effettuare una commissione di degustazione per giudicare i  vari tipi di vino utilizzati per dire Messa, ma l’altro elemento che viene spontaneo notare è che un prete inizia spesso alle 7 di mattina a bere vino, magari a digiuno..se poi anche il vino è cattivo..E se i produttori fornissero ogni tanto alcune delle loro migliori partite all’amato parroco di campagna?

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

7 Commenti

  1. I preti cascano sempre da ritti, non a caso il culo del pollo non si chiama il boccone del prete?
    E sulle perpetue?
    Figuriamoci se gli tocca anche il vino peggio!!!
    Però l’idea di produttori che riforniscono i preti con il vino per la messa è buona, può essere uno sfogo per tutti quei supertuscan che giacciono nelle cantine.

  2. Il vino per la S.Messa non è un vino qualunque: deve rispondere a caratteristiche precise, di gusto e di processo di vinificazione. Intanto deve essere bianco, poi in genere è un passito, preferibilmente bio. E, sempre in genere, è offerto da qualche produttore della zona.

  3. al mio matrimonio ho potuto constatare che il vino del prete era parecchio ma parecchio bono!

    ed alla cena del corso prematrimoniale ci ha fatto assaggiare anche dei carciofi in pinzimonio davvero divini!

  4. anch’io ho un passato di chierichetto mattiniero, nel senso che servivo messa a S.Ilario a Colombaia la domenica mattina alle 7…e ho anche io il ricordo di quelle belle damigianine piene di Vinsanto, il cui profumo inondava la Sagrestia la mattina presto, e rammento bene lo sguardo goloso del vecchio sagrestano mentre riempiva l’ampollina, e spesso a fine Messa godevo di un bicchierino di assaggio, prima di andare in casa del parroco Don Otello a far colazione con monumentali fette di pane e marmellata di fichi…Il vino veniva regalato da qualche parrocchiano “dotato” di azienda vinicola, e la memoria di quegli anni della mia infanzia così belli e spensierati mi regala ancora sensazioni di bontà e tenerezza…forse è per questo che sono un appassionato di vini dolci o, come si dice adesso, di vini da meditazione…

  5. Ciao, capito qui per caso, ma ho letto questo post e… Ne parlavo proprio il giorno di Pasqua, quando, fra i vari invitati, c’era anche un prete a tavola! Lui, ad esempio, ordina un passito di pantelleria pagandolo regolarmente, ma ognuno sceglie un po’ il vino che vuole, basta che rispetti, appunto, certe regole. Mi diceva che ne consuma pochissimo e riesce a berlo anche di mattina perché da “regolamento” basta che il vino bagni appena il fondo del calice. Insomma, ne basta un goccino-ino-ino! 😀

    Bel blog, complimenti!!!
    clo