Andare a vivere in un altro paese è spesso causa di shock culturali che possono manifestarsi nei modi più inaspettati. Provenendo da un paese come l’Italia, vivere nei Paesi Bassi rende inevitabile il più grande shock culturale riguardi il cibo. L’Italia è un paese dalla forte tradizione culinaria: il cibo non è soltanto nutrimento, ma fa parte della nostra cultura e della nostra identità. Ma si può dire lo stesso degli altri paesi? Probabilmente sì; ma quando sono arrivata ad Amsterdam per la prima volta, mi sono resa conto che lì le cose stavano diversamente. 

Camminando per le strade della città è impossibile non notare i numerosi ristoranti, fast food e friggitorie. Eppure, dopo uno sguardo più attento, ci si rende conto che di ristoranti olandesi ne esistono ben pochi, e quasi tutti sono confinati fuori dalle vie più turistiche. La risposta a questa curiosità è piuttosto semplice: il cibo tipico olandese tendenzialmente non piace ai turisti e, di conseguenza, la richiesta è minore rispetto a quella di cibi asiatici, italiani, argentini, e così via. 

Ma come mai il cibo olandese non piace?

Per rispondere a questa domanda è necessario fare qualche passo indietro nella storia del paese. I Paesi Bassi sono storicamente influenzati dal Protestantesimo, una religione che ha plasmato la loro cultura e identità. Non sorprende, quindi, che i piatti semplici e i sapori delicati della cucina olandese riflettano la sobrietà e la modestia che il Protestantesimo promuove, dando vita a una gastronomia discreta ed essenziale, soprattutto se paragonata ad altre cucine dei maggiori stati europei, come ad esempio Italia e Francia. 

Fin dal primo momento ho avuto l’impressione che gli olandesi avessero una visione pragmatica del cibo, a differenza nostra. Per loro mangiare è una necessità, è funzionale alla vita, mentre per noi italiani il cibo è spesso al centro delle nostre attività quotidiane e del nostro piacere.

Sebbene l’impressione principale sia quella dell’essenzialità del cibo, arrivata la primavera e le belle giornate, ho scoperto una nuova sfumatura della cultura olandese. Con l’allungarsi delle giornate, in estate il sole tramonta ben dopo le dieci di sera, l’animo freddo e riservato che caratterizza gli olandesi sembra trasformarsi. All’improvviso le strade si popolano, i parchi si riempiono e le griglie sono sempre occupate. Sorprendente è il numero di festival che arrivano nei parchi principali di Amsterdam, in primis quelli dedicati al cibo e alla musica.

Primo tra tutti è il Rollende Keukens, il food festival per eccellenza che si tiene tutti gli anni a maggio a Westerpark, dove ho scoperto che, nonostante la cucina modesta, gli olandesi sono sempre in prima fila quando si tratta di festeggiare, godersi il sole e mangiare in compagnia. Oltre ai panini con l’aringa e i coni di patatine fritte, tipici street food olandesi, puoi trovare cibi e bevande provenienti da qualsiasi angolo del mondo; questi festival sono l’occasione migliore per scoprire nuovi sapori a prezzi più economici rispetto ai ristoranti. 

Mi ha colpito molto questa netta differenza di comportamento. Mentre per noi italiani la convivialità e la socialità ruota spesso intorno a una tavola apparecchiata, in casa o al ristorante, ho notato come per gli olandesi, all’arrivo della primavera, la semplicità della loro tradizione culinaria si riflette anche nei loro comportamenti: per stare bene spesso basta un paio di sedie, un marciapiede illuminato dal sole e qualche birra a disposizione. 

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