Suor Germana è scomparsa da pochi giorni: il successo ottenuto in televisione e con i libri di cucina rappresenta un esempio calzante di quanto sia profonda, nell’immaginario collettivo, l’idea che nei monasteri si faccia buona cucina. E certo, di questi tempi, il pensiero va spesso a chi da sempre vive in clausura, provando tutti noi oggi un’esperienza che ci accomuna al mondo monacale ed eremitico.

cucina longobarda monasteroIl mito della cucina sana e genuina, e di conseguenza anche buona, nasce dal passato, quando i luoghi monastici erano ricchi di alimenti difficili da trovare nei mercati. Le erbe e gli ortaggi venivano coltivati all’interno, gli animali venivano portati dai fedeli, non mancavano le uova fresche di gallina. In cucina si preparavano cibi semplici, oggi diremmo da casa, quotidiani, ma non si poteva certo fare preparazioni elaborate:mancava il tempo ed anche la stessa regola seguita dai monaci obbligava ad un’alimentazione parca, anche se, le origini nobili di abati e badesse lasciava intravedere, in qualche ricetta, la possibilità di impiego di prodotti altrimenti inaccessibili, come le spezie.

Cucina Monastero

Qui trovate ricette e storia di questa tradizione, ma oggi? Spesso i conventi diventano mete di pellegrinaggi fatti con pullman da 50 persone, diventa difficile trovare personale interno che sopperisca al fabbisogno ed ecco che le strutture vengono appaltate a ditte esterne. Siamo sicuri che il cibo sia realmente così buono? O non sarà che l’ambiente gioca molto la sua parte?

Diverso è il caso dei piatti consumati dai confratelli e le consorelle: in età giovanile mi trovai a frequentare l’eremo di Camaldoli e mi ricordo che una volta, essendosi ammalato il cuoco, ed avendo ricevuto in dono una quantità importante di lumache, mi trovai a cucinarle. Fu un’esperienza divertente, tutti i giorni veniva preparato da mangiare in base alle offerte di cibo ricevute o secondo un menu essenziale.  Ecco una ricetta che corrisponde all’idea del cibo da monastero

cavolo nero

FETTE CON IL  CAVOLO NERO

Ingredienti per 6 persone. 6 fette di pane toscano, 600 g di cavolo nero, 2 spicchi di aglio, 2 dl  di olio extravergine di oliva, pepe nero.

Tagliare il pane a fette e tostarlo. Intanto tagliare il cavolo nero, avendolo privato della costola centrale e lavato e metterlo ad insaporire in padella con olio ed uno spicchio di aglio schiacciato. Intanto, passare il restante aglio sulle fette di pane, dove sarà disposto il cavolo lessato e servire spolverizzato con pepe nero ed ancora olio in superfcie.

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2 Commenti

  1. La tua è una riflessione importante. Sono luoghi, forse, dove si è perso lo spirito di preservazione iniziale e di una certa esclusività, anche di pensiero. E’ sempre arduo, sai, fare comparazioni con l’attuale e l’antico; in questo il cibo aiuta.

  2. C’è ancora qualche eccezione. Sabato passato ci siamo riuniti proprio intorno a questo tema e abbiamo visitato un Eremo camaldolese posto sul confine irpino della provincia napoletana.
    Era chiamato l’eremo grasso perchè forniva il cibo a tutti i camaldolesi campani. Oggi ancora si coltivano qui vigneti di falanghina aglianico e piedirosso e alcune varietà di fagioli grandi neri che chiamano “dei sette anni” giacché la pianta dura tanto. Non manca il latte e il miele. L’ultimo vitellino nato si chiama Filippo. Eravamo in cinquanta e abbiamo mangiato una buona zuppa di fagioli con scarole e degli gnocchi al sugo preparati dalla quasi nonuagenaria cuoca. I farti sedevano a tavola con noi. Questa oasi felice non durerà molto neanche qui.