Aprì negli anni Cinquanta, durante la ricostruzione dell’Italia: uno dei tanti modi per cercare un lavoro che permettesse di vivere era fondare una trattoria. Il Girarrosto, costruito sulla via principale di Pontassieve, divenne ben presto meta di gitanti che utilizzavano la domenica per andare a mangiare specialità semplici ma gustose. Durante il boom degli anni Sessanta, i pulman  si muovevano da varie parti d’Italia per assaporare polli e spiedini cotti al fuoco di legna, arrivando a contare più di mille coperti al giorno. Poi iniziò il declino, le gestioni si sono successe a lungo, fra le ultime trasformazioni quella di dividere in ambienti diversi con pizzeria, taverna, trattoria. Da un punto di vista strutturale oggi si tratta di un bel ristorante, ben arredato, con attenzione, una veranda gradevole, insomma una macchina pronta che deve essere rodata. L’antipasto gustoso lo è, in effetti, con salumi assortiti, crostini di varia natura, polpettine nel pomodoro, crocchette fritte. Buoni i pici all’aglione con pecorino di fossa, mentre riporta agli anni Ottanta il filetto ai tre pepi, con tanto di salsa a base di tanta panna, senape, brandy. Il girarrosto è disponible solo per la sera e il fine settimana, purtroppo. Un buon inizio, insomma, con un personale sorridente e gentile, una carta dei vini ancora da mettere a punto ma già ben impostata, un menu corretto, che deve, strada facendo, trovare maggiore personalità. Sui 35-40 euro senza bistecca.

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