Si ricomincia a parlarne e, come si suo dire in questi casi, tanto tuonò che piovve, mi viene da pensare: Oscar Farinetti ha intenzione di aprire Eataly a Firenze. Lo ha sempre dichiarato: il suo scopo è quello di rendere disponibili i prodotti di alta qualità ad un numero sempre maggiore di persone, e quidi dopo Torino, Milano, Bologna, Tokyo è ora il turno di Firenze. Dove è ancora un mistero ma le voci che si rincorrono hanno dato in ordine: 1) ex.cinema Gambrinus in piazza della Repubblica. Location centralissima, licenze di somministrazione forse ancora utilizzabili, visto che nel cinema c’era un bar, difficile fare la spesa causa ZTL ma per dare da mangiare un posto magico. La proprietà sembra nicchiare..2) Cinema Odeon. A due passi dal Gambrinus, uno dei più bei cinema italiani, lì forse i limiti sono di altro tipo, come ad esempio essere un esercizio storico. 3) Vicino all’autostrada in una sorta di centro commerciale. Perdita di feeling, visto che sarebbe un comune limitrofo, ma facilità di accesso per la spesa..bisogna capire se poi le persone ci vanno con le superpotenze Coop ed Esselunga a due passi 4) Mercato di San Lorenzo. Ancora pieno centro di Firenze, il piano superiore sta per essere vuotato per lavori di ristrutturazione, gli ortolani sono traferiti nella piazza adiacente. Si deve anche dire che la maggior parte dei banchi vendeva ultimamente pasta colorata, oli aromatizzati e quent’altro, quindi l’arrivo di una struttura come Eataly riqualificherebbe non poco il tutto. Commenti tra bottegai sull’arrivo della corrazzata: “Bisogna confrontarsi, inutile fare la guerra”; “Mi fa paura, chissà quanti locali farà chiudere”; “Chi ‘llè, quello di Unieuro? O un vendeva elettrodomestici”, “E’ una risorsa, stimolerà tutti a lavorare meglio”. Diciamo che i fiorentini non stanno aspettando il Messia, ma sarà curioso come un piemontese DOC riesca a far brecca nel cuore di una città perennemente litigiosa: potrebbe chiedere magari ai compagni di avventura..

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8 Commenti

  1. caro Leonardo,
    trattandosi di una catena di grande distribuzione, è chiaro che l’espansione sia prima o poi inevitabile (come unieuro, o le banche, che quando hanno abbastanza sportelli possono essere cedute con ottimo guadagno, o davvero penserete a farinetti come ad un missionario francescano?)
    per mio conto, nell’operazione vedo due limiti che per ora pochi hanno visto:
    1) quando ci saranno capacità di vendita superiori alle capacità produttive dei fornitori “buoni puliti e giusti” ci saranno solo due strade: aumentare a dismisura la produzione (ma molti prodotti non potrebbero farlo senza scadere qualitativamente, qual è il potenziale produttivo massimo del vero lardo di Colonnata, o del formaggio Montebore?) oppure oppure vendere una massa di prodotti “meno di presidio” ma molto più remunerativi, usando di fatto i primi, i prodotti di nicchia, come “claim” (leva di marketing, o specchietto per allodole) per vendere i secondi (operazione classica della GDO)
    Questo già sta succedendo per i prodotti di produzione diretta, quelli delle aziende opportunamente acquisite da farinetti stesso: aziende vinicole, pasta, grappa ecc. “della casa” hanno già di fatto posizioni privilegiate sugli scaffali, e promozioni in corso tutto l’anno. In questi casi gli “altri” fornitori sono assolutamente secondari, col rischio di diventare marginali, e non avranno alcun peso contrattuale dopo che la loro forza, il traino della loro immagine di qualità, sarà stato usato.
    2) il secondo limite è l’impatto che queste piattaforme di distribuzione organizzata stanno già avendo pesantemente sull’unico segmento del commercio al dettaglio che si era fin qui salvato dall’arrivo degli ipermercati: quello dell’alta qualità, delle “nicchie” specializzate. Enoteche, gastronomie, vinerie con cucina… la chiusura di questi esercizi sarebbe l’ennesimo colpo mortale alla vitalità dei centri storici, dove spesso le uniche vetrine che restano illuminate son quelle delle banche o delle agenzie immobiliari.
    Ora mi si dice che si stia anche organizzando una rete distributiva dei prodotti eataly verso l’esterno, ai dettaglianti e alla ristorazione. Bell’idea, ma io diffido per natura dalle manovre eccessivamente avvolgenti, dalla fagocitosi commerciale, che mette in condizioni di eccessiva dipendenza il fornitore rispetto alla distribuzione.

    Per quanto riguarda SF, che ha di fatto appoggiato in pieno l’operazione eataly mettendoci la sua faccia e la sua credibilità (in passato si erano rifiutate con sdegno anti-commerciale offerte di collaborazione analoghe anche molto meno “impegnative”) , mi auguro da vecchio socio che ci siano idee chiare in proposito, e che il ruolo di “testimonial” e “garanti” abbia dei precisi limiti di tutela effettiva di produttori e consumatori, pena la perdita del patrimonio maggiore della associazione, la credibilità medesima.

    eataly resta comunque un’operazione che dal punto di vista imprenditoriale ha saputo sfruttare al massimo l’appeal del prodotto agroalimentare italiano di qualità, utilizzato con strategie di marketing ben collaudate da altri settori ma assolutamente nuove nello specifico.
    nei prossimi tre anni si vedrà se e come questa operazione si svilupperà.

  2. Personalmente spero che non sia in centro: da fiorentino DOC cresciuto all’angolo di piazza Santa Croce ritengo, alla solita maniera bottegaia tipicamente nostra, che il centro storico debba essere principalmente lo spazio appunto delle botteghe (quindi ben vengano ‘ino e anche Pegna) e non della grande distribuzione, seppure di qualità.
    Senza voler andare a finire nelle zone industriali periferiche, si possono individuare altre sedi come Gavinana, Novoli, Coverciano, ecc. che consentirebbero anche un migliore accesso con la macchina e non sono né lontane né “squalificanti”.
    Personalmente non sento particolarmente l’esigenza di un Eataly a Firenze e condivido anche i dubbi espressi da Maurizio nel commento precedente, ma se dovesse comunque andare in porto il progetto di un punto vendita a Firenze ben venga… vediamo un po’ come va 🙂

  3. @Maurizio
    Onestamente dei 2 “limiti” sono 2 anni che se ne parla. Il montebore, quando aprirà a Firenze o Roma o Napoli, magari non ci sarà, anzi sicuramente, saranno presenti altri formaggi del territorio, idem per i presidi, io vedo che a Torino, molto spesso mancano dagli scaffali, non ci sono, finiti, stop. Chi li vuole, aspetta. Sul punto 2, stai tranquillo, nessuno chiude, a Torino qualche bottega ha iniziato a tenere qualche prodotto “di nicchia” in più ed a lavorare meglio cioè hanno leggermente abbassato i prezzi (prima erano da boutique), le vetrine sono più belle cioè miglior esposizione e altre piccole cazzate che alla fine della storia il consumatore apprezza ed il bottegaio certo non chiude. ciao

  4. caro Leo…io tengo le dita incrociate….Eataly accanto a piazza della Repubblica per me vorrebbe dire…il paradiso!!!
    dissento da Fabien: sarebbe bello che il centro fosse il luogo delle botteghe…ma la realtà è che pullula di locali orrendi fatti apposta per turisti di infimo livello e quindi un posto come Eataly sarebbe una vera benedizione! per un Pegna ed un ‘Ino (grandi meriti ha soprattutto il secondo) ci sono 20 gelaterie di gelato a grattacielo e altre simili specialità, altro che botteghe…

  5. @fabien
    visto che sei del centro avrai visto la Standa di via Pietrapiana, o gli innumerevoli supermercati il Centro, che affollano la parte storica di Firenze. Ora, non mi pare che una cosa come eataly vada a violare un territorio vergine per la grande distribuzione. Ce n’è già abbastanza e non sempre dispensatrice di materie prime di gran qualità. Poi non vorrei addentrarmi sui problemi del rapporto qualità-prezzo delle mitiche “botteghe”. Potrebbe essere un discorso lungo. Insomma, ben venga eataly, e se la roba è troppo cara o non è buona la lascerò sugli scaffali. Come faccio con tante mitiche “botteghe”

  6. embeh
    più roba c’è più il consumatore s’avvantaggia!
    Se trovo il battuto della granda in tre posti invece che solo in uno magari li provo tutti e tre e poi sceglierò quello che mi sembra migliore in rapporto al prezzo
    quindi, forse, c’è da vedere una miglioria per il compratore ed un confronto che ti costringe a far meglio per chi le merci le offre
    quindi voto a favore
    🙂

  7. @mike
    non mi pare di aver scritto che sono a favore della Standa ma non di Eataly e nemmeno che in centro c’è soltanto l’eccellenza delle botteghe… il mio riferimento alla bottega aveva soprattutto in mente ‘ino (in via dei georgofili, ci sei mai stato?) dove per comprare un prodotto mi faccio illustrare per mezz’ora dal “bottegaio” appassionato la sua provenienza e le sue qualità e mi faccio magari anche consigliare gli abbinamenti… tanto più in un ambito come quello dell’enogastronomia di qualità!
    Se mi riproducono quest’atmosfera all’interno di Eataly mi sta anche bene, ma se devo andare lì e prendere i prodotti da uno scaffale come alla Coop allora non ne sento proprio il bisogno…
    Al limite potevi contestarmi l’esempio di Pegna che in effetti non era correttissimo ma lì per lì non me ne erano venuti in mente altri… anzi, mi scuso qui con Andrea Gori se non ho citato anche lo spazio all’ingresso dell’Osteria Tornabuoni, ma non so se ha già aperto al grande pubblico…