Delle tante cose scritte e dette, in questa separazione che ha ben poco di consensuale ma tira fuori, come sempre capita il peggio delle persone, mi piacerebbe fare alcune riflessioni sparse.

1) Per molti sembra che la separazione sancisca ufficialmente una divisione fra chi fa le cose perbene, secondo modelli etici, e chi invece fa solo una guida per business. Ora, che SF prima della separazione avesse già dato la sede alla FIVI, come scriveva a dicembre il buon Ziliani, la dice lunga su come lo stato maggiore di Bra intenda gestire nel futuro la faccenda. Intanto la Guida al Vino Quotidiano la fa lo stesso, sarò curioso di sapere in quanti aderenti alla FIVI troveranno spazi.

2) Forse è vero che le Guide non influenzereanno il mercato come nel passato, ma restano uno strumento indispensabile per far conoscere il proprio prodtto a molti consumatori appassionati. Questo è un buon momento per coinvolgere tanti giovani e meno giovani che, dopo un lungo percorso, potrebbero finalmente riuscire a trovare la maniera di diventare protagonisti. Che nelle regioni di competenza ex SF non ci siano persone in grado di poter fare un lavoro corretto di degustatore non ci credo, non si sta parlando di geni della lingua

3) Le accuse per il Gambero sono sempre quelle di fare business e basta: lungi da me una difesa d’ufficio, considerando che  manca da parte del GR la capacità di valorizzare i collaboratori dando stimoli positivi. Perlomeno però, si evita di far finta di fare i benefattori dell’umanità. Mi sono divertito a leggere cosa è riuscita a fare in questi anni SF in termini economici: i presidi che non dovevano avere la certificazione Slow Food e di fatto ce l’hano, la polemica sui finanzamenti ricevuti dalla Regione Piemonte per il primo Salone del Gusto, con il ruolo della moglie dell’allora Governatore piemontese  Enzo Ghigo; i rapporti con Eataly(che a Firenze vuole entrare nel centro cittadino, con la felicità dei ristoratori e dei negozianti di zona, e le amministrazioni comunali che accettano sempre..); l’Università di Pollenzo..

Che da questo divorzio parta un nuovo modo di comunicare sarebbe vermanete una cosa Buona, Pulita, Giusta!

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

4 Commenti

  1. I piccoli produttori (di vino) stando a cosa si sente qui in Piemonte, questa separazione non la vedono affatto male. Anche a Torino, due anni fa c’era il “bau bau” dei negozianti e ristoratori riguardo all’apertura di Eataly. Ora convivono bene tutti e a quanto ho notato, alcune botteghe “famose” hanno pure abbassato un po’ i prezzi.

  2. Infatti i ristorantini di eataly, che frequento abbastanza spesso, sono tutt’altra cosa dalla classica osteria, vineria ecc. Una bottglia di acqua in vetro non è sostenibile? Allora non c’é nulla di soatenibile.