La giornata, autunnale, non si dimentica: sole, cielo terso. Prima a scuola, con i miei alunni, a spiegare le virtù benefiche della birra e poi via, in centro a Firenze. Il Duomo senza macchine mette gioia, camminare senza temere di essere urtati dagli autobus è un piacere. Arrivo in piazza della Repubblica, l’Hotel Savoy è sempre lì, con il suo carico di turisti stranieri ma oggi è diverso: è tant che non vedo Fulvio, ci siamo sentiti ma di persona era tempo che non scambiavamo due chiacchere. Mi parla della sua nuova avventura, lui, artigiano del gusto, che si trova a collaborare con una corrazzata del turismo. Mi piace il suo paragone: l’alta moda ed il pret à porter, due facce della stessa medaglia:  il piacere del cibo. I piatti arrivano e lui si alza, non parliamo mai con il cibo di fronte: minestra di fagioli con tortelli alla salvia e sedano caramellato. Suadenti, morbidi, cremosi. Arriva il risotto: con cipolla di Certaldo, la trippa, le scaglie di pecorino: perfetto, lo si affronta senza se e senza ma. Guardo le turiste sedute accanto a me, non sanno cosa si perdono. Poi, un classico: spigola con carciofi su purè di patate all’olio extravergine di oliva e parte il ricordo di San Vincenzo,del porto, del mare..Vino..quello di Oliviero Toscani, prodotto a La Sterpaia. Un pensiero: che bello mangiare in un salotto buono di Firenze la cucina di Fulvio. Bentronato!

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3 Commenti

  1. Ma Fulvio rimane lì al Savoy, o è stata solo “una botta e via”?

    Io rosico ben più di un pochino, è troppo che mi manca una cena da lui………….