Rimanere a Firenze durante il mese di agosto ha i suoi indubbi vantaggi. A parte il calore eccessivo, quando la temperatura torna a livelli accettabili, passeggiare per la città rinfranca per la scarsità di traffico in certe zone, il che permette di osservare il paesaggio con occhi diversi.

Mi veniva in mente, oramai tanti anni fa, la proposta di un responsabile politico dei Verdi, allora partito politico in giunta, che aveva proposto di istituire un assessorato all’agricoltura alla provincia di Firenze, considerando l’alto numero di aziende agricole con sede a Firenze. Ora, è chiaro che si tratta nella stragrande maggioranza di sedi legali, però la proposta, anche s emagari poteva essere una boutade, aveva suscitato la mia curiosità. D’altronde, una vocazione agricola Firenze ce l’ha, considerando le colline che fanno parte del territorio. È nata da poco l’idea di piantare vigne sul Viale Michelangelo, anche se in realtà esistevano anche nel passato, e non a caso avevo già proposto l’idea di fare un vino per la città, ma mi rendo conto che iniziare questo lavoro da zero comporta molti rischi e complicazioni. Non saremo come Parigi o Vienna, ma aspetteremo i privati che facciano nascere questa nuova etichetta.

Diverso è il caso dell’olio, perché di olivi in città ce ne sono eccome, e la raccolta delle olive deve essere per forza effettuata: quindi, perché non valorizzare un prodotto che identifica in maniera evidente la città di Firenze e la Toscana, imbottigliandolo come “Olio di Firenze”? Potrebbe essere un progetto nel quale si coinvolgono le scuole, capitanate da esperti di marketing , per elaborare un progetto nel quale si studia contenitore,etichetta e piano di comunicazione.

Lo scopo deve essere sociale, quindi partecipazione gratuita e volontaria, poiché la vendita dovrebbe essere finalizzata a progetti di beneficenza. A questo si potrebbe aggiungere anche la partecipazione di produttori, che magari non hanno modo di raccogliere le olive, perché mancanti di manodopera e quindi, invece di lasciarle cadere a terra, potrebbero contribuire alla causa , mandando volontari a raccoglierle. Ogni anno, ci si potrebbe porre l’obiettivo di un progetto da finanziare del quale si segue l’evoluzione.

In questo modo si preserva il paesaggio, si valorizza un prodotto simbolo, si crea sinergia tra istituzioni e cittadini. Utopistico pensare così?Almeno sarebbe un modo di far capire ai turisti e anche ai cittadini, la ricchezza che abbiamo sulle tavole tutti i giorni senza magari rendersene conto.

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