Agosto non mi piace. Sento già la fine dell’estate approssimarsi e mi prende l’ansia, ansia che dopo Ferragosto sfocia in una sottile ignorantissima sorta di depressione da mensilità, ma non salariale, né mestruale. E’ più astronomica, non contempla il ciclo, ma il cielo (in fondo cambia solo una lettera!;) la Luna va in congiunzione con Saturno, poi con Giove e infine con Marte a decretare la fine della stagione degli amori e delle bevute per rinfrescarsi.
Quest’anno ha fatto un tale caldo che io mi sono sentita nel pieno diritto di dissetarmi in tutti i modi, in tutti i luoghi e in tutti i laghi e poi mi vengono in mente associazioni discutibili con canzoni che non ascolto (per carità!). Chiedo venia.

Abruzzo DOP Pecorino Superiore Pietramore 2020. Non lo so, ma ancora DOP mi fa pensare più a un formaggio che a un vino; se poi il vino in questione è un pecorino, capite la confusione che può innescarsi. Ad ogni modo questo pecorino ha un colore spaziale, giallo brillante con sfumature verdi, mi sembra un vino di montagna. Al sorso però ha tutta la grinta, forza e solidità dei grandi vini del Centro Italia. Ampio, elegante, sapido, non lunghissimo ma poco importa, ho la scusa per berne un altro sorso. Naso di agrumi dolci, limone candito, gelsomino e un tocco di pasta di mandorle che non guasta mai.
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Lambrusco di Sorbara l’Olmaccio 2021 Fiorini. Sempre più spesso penso -ah che bellezza c’è un lambrusco spumante da bere- che pinot nero e chardonnay scansatevi. L’ho ordinato al ristorante pluristellato e ancora mi congratulo con me stessa. Al naso l’ho trovato spreciso, come se lo percepissi vecchio, note di karkadé, acqua di violetta, ibisco e ci sono rimasta male lì per lì. La bocca invece ha rimesso a posto le cose riconciliandomi con un prodotto buono, stimolante per il palato, perfetto compagno di un menu composto da un bel numero di piatti taluni strutturati, altri più concettuali. Non potevo fare scelta migliore. E qui si insinua un dubbio che prontamente rimpallo: ma quella tanto agognata corrispondenza naso-bocca che ci hanno insegnato per essere bravi sommelier è così indispensabile?
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VSQ Gran Cuvée XXI Secolo Brut 2023 D’Araprì. Alla cieca ho detto con convinzione e in maniera piuttosto spavalda, “eh vabbé, che questo è champagne siamo tutti d’accordo no?” Ed erano tutti d’accordo! Giuro. Non che uno spumante per essere buono debba somigliare per forza a uno champagne, ma insomma somigliare a Beyoncé è meglio che somigliare alla Pina. E invece siamo a San Severo in provincia di Foggia e le uve sono bombino bianco, pinot nero e montepulciano, 60 mesi di maturazione. Ha una grinta che metà basta, ma allo stesso tempo è morbido, avvolgente, complesso. E a stare nel bicchiere non perde un colpo, solo qualche bollicina. E’ la prima bottiglia che ho bevuto, ma non sarà l’ultima.
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Elba DOC Rosato Lazarus 2023, Valle di Lazzaro. Un classico delle mie estati, sempre buono, sempre troppo poco. Ancora un rosato rosa serio, non di quelli pallidi smunti, emaciati. Da uve aleatico, è aromatico ma non troppo, al punto giusto per godere del frutto senza esserne sopraffatti o stuccati. Fragola, caramella gommosa al lampone, ma anche timo limonato, un cenno di lavanda e note marine. Pieno al palato, rotondo di frutta, stacca salato sul finale caldo e fruttato.
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IGT Toscana Viti di 60 Anni Trebbiano 2020, Fattoria Montellori. Trebbiano senza se e senza ma: acidità, buccia di mela e mandorla, per me è la triade che descrive il trebbiano. Bocca dalla vena amaricante che ricorda la sansa, finale salino. Il naso è più sottile, accenna forse un po’ di stanchezza e fa fatica a tirare fuori cenni di pesca e amaretto, oltre alla già citata mela e mandorla. Vite vecchia fa buon vino, e dona al sorso forza e vigore senza pari. Largo ai vecchi una volta tanto si può dire.








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