Dovendo scegliere un ristorante, uno si può affidare alla casualità, al passaparola, alle guide cartacee o a quanto ci propone il web. Se per i ristoranti di “fine dining” ( scusate la parola, sta andando in disuso lo so!), la guida di riferimento è la Michelin, quando si parla di osterie e trattorie, l’affido sicuro è la guida delle “Osterie d’Italia” di Slow Food. Come riporta il sito dell’editore “Osterie d’Italia è un viaggio nella ristorazione italiana più autentica, raccontata tramite le visite e le recensioni di oltre 230 collaboratori. 1752 locali segnalati tra osterie, agriturismi, enoteche con cucina e ristoranti 311 indirizzi premiati con la Chioccola per l’ambiente, la cucina e l’accoglienza in sintonia con i valori di Slow Food.”

Di fronte a questa descrizione trovare un ristorante con la chiocciola a Cagliari è sinonimo di certezza e fortuna, leggendo poi il progetto sociale che lo contraddistingue la scelta avviene ancora più convinta. Quindi le speranze sono alte, le recensioni su TripAdvisor non sono lette per non farsi influenzare e la voglia di passare una bella esperienza è alta.
Prenotazione via mail non accettata, per telefono i posti fortunatamente si trovano e quindi l’esperienza gastronomica parte con il migliore degli auspici. Il menu proposto corrisponde a quanto riportato sul web, a parte le lasagne che sono a disposizione di un tavolo numeroso che aveva riservato a suo tempo buona parte del locale : il rapporto qualità prezzo appare convincente. Piccola carta dei vini legata giustamente ai prodotti del territorio con ricarichi più che onesti.

La partenza è deputata a Polpettine fritte di gattuccio e patate su salsa di burrida e maionese all’aglio, fatte davvero bene, croccanti, saporite e non unte.

Il tortino di pecorino di Siliqua e prosciutto crudo di Villacidro servito con caponata di verdure di stagione non ha il prosciutto e non sono date spiegazioni al riguardo mentre la caponata non è altro che un misto di verdure insapore poco cotte.

Si passa direttamente ai secondi con zuppa di pescato dei nostri mari in rosso con cozze, cannolicchi, polpo e patate con olio all’aglio e profumata all’alloro, con molto pomodoro e di tendenza dolciastra.

Poco felice il Panino della Locanda con hamburger di manzo, casizzolu del Montiferru e maionese accompagnato da patatine fritte fresche, dove il formaggio tagliato spesso era difficile da masticare ed il sapore non era così spiccato.

Decisamente insapore il Croccante medaglione di spinaci e patate con maionese veg e melanzane al funghetto.
Corretta la frittura di pescato del giorno con totani, pesciolini e gamberetti, appena unta, senza sale e con alcuni pesci di paranza un po’ troppo grandi.
Chiusura senza dolce, con un caffè godibile. Come giudicare quindi un ristorante come questo? Se uno si ferma all’esperienza gastronomica rimane deluso, mentre il servizio è cortese, fatto in maniera volenterosa e corretta. Segnalare con una chiocciola questo locale lo sottopone però a dei rischi grandi, le aspettative di chi si siede a tavola sono molto alte . Da difendere e portare in risalto il progetto sociale dell’iniziativa è cosa buona e giusta, parafrasando proprio un motto di Slow Food. Forse sarebbe da segnalare questo tipo di locali, presenti anche in altre parti d’Italia gestiti da associazioni diverse, in altro modo.








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