Maryamado, il sogno toscano di Emad Khashoggi
La prima volta che Emad Khashoggi vide le colline toscane non fu dal finestrino di un’auto, né passeggiando tra filari di viti: era seduto in poltrona, guardando Molto rumore per nulla di Kenneth Branagh. Sullo schermo, i colli morbidi, i cipressi e le luci calde del tramonto avevano il potere di una promessa. “Un giorno — pensò — avrò anch’io un luogo così.”

Quel giorno è arrivato ed oggi si chiama Tenuta Maryamado: duecento ettari di campi, boschi, vigne e ulivi, a San Casciano in Val di Pesa, affacciati come una prua di nave su due anfiteatri naturali. Un nome che unisce Maryam ed Emad, moglie e marito, in una crasi affettuosa, sigillo di una visione che è insieme personale e universale.

L’anima antica di Bonorlo
Il cuore storico è l’antica Villa di Bonorlo, progettata nel Cinquecento da Gherardo Silvani e appartenuta alla famiglia Guicciardini. Intorno, casali in pietra in restauro, filari ordinati di sangiovese, colorino e canaiolo, vigne di cabernet sauvignon e merlot che hanno radici ventennali. I terreni raccontano un passato geologico complesso: argille, sabbie, ciottoli, depositi alluvionali.
L’impostazione è stata biologica fin dall’inizio, con l’obiettivo di ricostituire un organismo agricolo completo: vino, olio, orto, miele, giardini officinali, reintroduzione della fauna locale e incremento della biodiversità. Come spiega l’amministratore delegato Marco Recchia, l’intento è creare “un luogo dove i migliori professionisti, tra agronomi, enologi, oleologi, esperti di biodiversità, architetti, paesaggisti, ingegneri ed artigiani, possano interagire virtuosamente condividendo una visione innovativa”.

Il vino come atto culturale
Per Emad Khashoggi, il vino non è una semplice produzione: è un atto culturale. Per questo ha affidato la direzione enologica a Luca D’Attoma, nome di riferimento della viticoltura biodinamica, mentre sul campo operano Andrea Rojas Sanchez, giovane enologa argentina ed Alberto Perticucci.
Nei 30 ettari di vigneti, ogni pianta viene seguita individualmente. I filari si arrampicano tra i 250 e i 370 metri, respirano esposizioni diverse e sono vinificati per parcella, in acciaio, cemento, botti grandi, barrique, e cocciopesto.

“Siamo in un’area di grande vocazione, dal microclima eccezionale, con tutte le energie di un progetto nuovo ma con i piedi saldamente piantati in una terra antica,” racconta D’Attoma. Il suo approccio privilegia pochi interventi e un equilibrio costante tra suolo, vite e microrganismi. “Quando si vogliono fare dei grandi vini la regola insindacabile è l’equilibrio partendo dalla maturazione delle uve”, ricorda.

I vini
Toscana IGT Rosé &Me 2024 – syrah
Rosa tenue, limpido e brillante, che mantiene un accento vivace senza cadere nell’eccesso di pallore. Il bouquet è fine e seducente: note floreali di viola e petali di rosa si intrecciano a sfumature minerali e a un delicato richiamo di erbe aromatiche, in particolare dragoncello. In bocca è succoso e avvolgente, con una materia piena ma levigata, sostenuta da una freschezza elegante e ben calibrata. L’equilibrio tra peso e vivacità ne fa un rosato gastronomico, anche se il finale, pulito, resta appena più breve del desiderato. 89/100

Toscana IGT Fonteboni 2021 – 60% sangiovese, 15% canaiolo, 20% merlot, 5% cabernet sauvignon
Colore rubino intenso con lievi riflessi granati a testimoniare l’inizio dell’evoluzione. Il naso si apre su toni maturi e appena evoluti: prugna matura, confettura di ciliegia, tocchi di frutta rossa in sciroppo. In bocca ha corpo e morbidezza, con tannini setosi e ben fusi. La sensazione calorica è avvertibile ma non sovrasta, e la buona succosità mantiene il sorso scorrevole. Il finale è nitido, ordinato, di media lunghezza. (87/100)

Toscana IGT Arali 2021 – 80% sangiovese, 20% colorino
Rubino netto e luminoso, di bella precisione cromatica. Il profilo olfattivo è più fresco e vivace, con ciliegia croccante, frutti di bosco appena colti e un accenno balsamico che dona profondità. Il palato è teso e succoso, con un registro vivace e lineare: tannini presenti ma ben cesellati, freschezza marcata e un andamento armonico. Finale pulito, con una leggera scia salina che invita al sorso successivo. (89/100)

Toscana IGT Bonorlo 2021 – 75% cabernet sauvignon, 25% merlot
Rubino brillante con sfumature porpora. Il naso è energico e seducente, con fragranza di ciliegia e ribes, sfumature mentolate e una freschezza erbacea che ne esalta la vitalità. L’attacco in bocca è dinamico, sostenuto da tannini cremosi e ben distribuiti. Lo slancio gustativo si mantiene fino a un finale lungo, sapido e persistente, che unisce eleganza e spinta aromatica. (91/100)

Un organismo agricolo vivo
Maryamado non vive solo di vino. Gli 3.800 olivi secolari regalano un extravergine che custodisce la memoria agricola della Toscana; i campi producono pasta di grano duro, miele e ortaggi; i giardini officinali disegnano spazi dove natura e architettura dialogano.
L’Olearium della tenuta, dedicato a varietà storiche di olive toscane, nasce con lo scopo di “garantire la tutela e la continuità del patrimonio genetico di queste varietà per le generazioni future”.

Dai Colli Fiorentini a Palazzo Sassetti
Il legame di Emad Khashoggi con la Toscana non si ferma alla campagna. Il fondatore della parigina Cogemad, noto per progetti immobiliari di altissimo livello in Francia e Svizzera, ha scelto Firenze per un’altra operazione di prestigio: l’investimento nel restauro di Palazzo Sassetti. Un segno che la sua idea di mecenatismo non si limita alla produzione agricola, ma si estende alla tutela del patrimonio artistico e architettonico.

La Toscana che resiste
In un tempo in cui la campagna rischia di piegarsi alle logiche del turismo mordi-e-fuggi, Maryamado scommette su un’idea radicale: produrre bellezza. Non una bellezza da cartolina, ma una che vive nel bicchiere, nell’olio appena molito, nel rumore delle api tra i fiori officinali.
Qui, la modernità non è nemica della tradizione. È un filo teso tra ciò che è stato e ciò che potrà essere. Un luogo dove la parola “fattoria” non evoca solo produzione, ma cultura, paesaggio e futuro.

E forse, se Kenneth Branagh tornasse a girare in Toscana, troverebbe in Maryamado il set perfetto per un nuovo film: un luogo dove l’arte di vivere e quella di produrre coincidono, e dove ogni vendemmia è un capitolo di una storia ancora tutta da scrivere.








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