Lo smart tasting: ovvero la degustazione in smart working durante la quarantena.

Io e  Sabrina Somigli ognuno dalla propria casa, a tu per tu privatamente con le stesse bottiglie. Di seguito le nostre impressioni, perché due bocche son meglio di una per descrivere un vino e non solo.

Oggi assaggiamo i due vini del Castello della Mugazzena, a Tresana, nel cuore della Lunigiana.

L: A me la Lungiana piace: per il suo essere terra di nessuno, per non appartenere davvero a nessuna regione, incastonata tra Toscana, Liguria ed Emilia e quindi, quello che arriva da quella zona mi intriga al solo pensiero. Ovvero, sia chi ha deciso di trasferirsi in loco per produrre qualcosa in natura o chi lo abbia fatto da generazioni, ha sempre la mia ammirazione. Se poi chi ha deciso di fare il grande passo di trasferirsi in campagna è un chirurgo estetico, Santi Gentilcore, che rimette a posto un castello diventato un rudere, per aprire un agriturismo e mettersi a fare vino ed olio, la cosa si fa seria. Due vini prodotti, un bianco e un rosso, dai nomi evocativi, Gargantua e Pantagruel che se si ispirano davvero all’opera di Rabelais, me li aspetto un po’ fuori dagli schemi, godibili e gaudenti allo stesso tempo. Poi guardo l’etichetta, intrigante, discreta ma attrattiva, e il pensiero prende forma. Ma andiamo per ordine

S: Buongiorno a tutti. A me la Lunigiana invece non piace, è un territorio che da sempre mi rende inquieta. Amo la natura selvaggia, ma forse i tratti aspri e per niente agghindati di queste terre me le rendono agli occhi più faticose. Il tutto si smentisce quando si parla “con la bocca”, santissime le castagne della Lunigiana, i testaroli e la torta d’erbi. Sul vino poi è una scoperta continua di realtà un sacco belle e soprattutto buone. 

PANTAGRUEL 2017, Bianco da uve Vermentino, più una piccola percentuale di Viognier e Malvasia bianca a completare: fermentazione in tini di acciaio, segue maturazione in barriques con le proprie fecce fini, per tempo variabile dagli 8 mesi a un anno, dipende da come è andata la vendemmia.

L: Bella la vista, l’occhio è colpito, il giallo è paglierino carico e cristallino nella limpidezza. Ma non è che il bagaglio aromatico sia da meno,  il naso acchiappa sentori variegati: fruttato in primis, agrumi come mandarino e pompelmo, che si uniscono alle note di erbe aromatiche, come la mentuccia, altrimenti detta nepitella. Boisé, chi era costui? L’aroma di legno, un tostato ben presente che se ne va con fatica, tende a voler coprire ma in realtà ben si integra. E’ nella bocca la soddisfazione:  sorso pieno e godibile, ricco nella consistenza ma non esagerato, tanto che la bella vena acida si sposa alla parte sapida, che non va in concorrenza . Il finale è appetitoso e prolungato, la gola arriva con calma.

Potrebbe tentare forse la strada del solo vermentino, per caratterizzarlo a modo, ricordare bene gli elementi caratteristici. Non si nasconde per il legno, c’è ben presente ma in termini positivi, non tende a sopraffare, arricchisce e crea rotondità.

S: Ha il colore di un limone maturo e invitante. Le iniziali note di legno faticano un po’ a lasciare spazio a sentori di mela disidratata, pesca sciroppata, sidro; man mano si fa avanti la maggiorana e una piacevole mentuccia romana. In bocca entra pieno e denso, la grassezza del viognier sorte il suo effetto e l’avvolgenza data dal legno ne arricchisce la rotondità. Ma è di certo la sapidità a marcare questo vino che entra apparentemente morbido per poi lasciare spazio a un salato netto che resta fino alla fine a anche dopo. Timidi aromi di mela essiccata, cenni affumicati e nocciola tostata, appena bruciacchiata, perché la sensazione amaricante sul finale è appena un po’ spinta.

Il varietale immediato e a tratti esuberante del vermentino si perde ma non del tutto, restando in versione intrigante sulle note di mela e erbe aromatiche. Ne risulta una versione di vermentino austera, ma originale, decisamente vocata alla tavola. Gastronomico 

GARGANTUA 2017, Syrah in purezza spremitura soffice, fermentazione in acciaio, circa 30 giorni di macerazione sulle bucce e poi, successivamente dai 12 ai 18 mesi in barriques

L: Vista sorprendente per un rubino limpido, chiaro, attraente. naso che scopre note di sottobosco, terra ma soprattutto erbe come salvia e tanto frutto come ciliegia e mirtillo in quest’ordine, cenni speziati di pepe bianco. Quello che si definisce solitamente un naso pulito.   Bello l’impatto in bocca, fluido, aggraziato, succoso, dai tannini integrati, fresca bevibilità che lo porta ad una lunghezza di gusto non comune, in gradevole persistenza.

Quando un vino non ha bisogno di irruenza e potenza, ma gioca con grazia, sfruttando equilibri bilanciati e soddisfa l’elemento fondamentale dell’armonia per soddisfare

S: rubino super vivo, gioioso nelle sfumature colorate di gioventù, trama rada e poca materia colorante. Il naso viaggia tra giaggioli e ciliegie, caramella inglese e fiorellini di rosmarino; cenni di lavanda per un ricordo quasi provenzale e una spezia gentile di chiodo di garofano. In bocca è leggiadro, scorrevole e fresco. E’ leggermente piccante che chiude con cenni di cenere e note fumé. Il tannino è croccante, gustoso e pienamente integrato.

L’espressione di una syrah femminile nella sua gentilezza, non certo morbida nelle forme, anzi asciutta e tonica,  che ricalca un gusto contemporaneo molto snello e piacevole. Super syrah.

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