Come sempre capita, dopo la notizia dell’uscita degli spaghetti alla carbonara in scatola da parte della Heinz, una delle più grandi società mondiali di produzione di cibo, girovagando sul web, ci si rende conto di come la notizia sia stata ripresa non solo dai siti di settore, ma anche da parte di tanti quotidiani e le reazioni da parte del pubblico si sono divise. Si riportano grida allo scandalo, con reazioni sdegnate, e la ministra del Turismo che fa una battuta all’Alberto Sordi, ma per la maggior parte degli addetti al settore, la decisione della società americana non ha fatto gridare allo scandalo. Ed i motivi sono facili da capire.

Esistono persone che amano mangiare ma non amano certo cucinare, e tra i giovani questa tendenza va sicuramente ad aumentare. Sono proprio loro che, tra l’altro , amano cibi comfort, cremosi ma con una parte croccante: cosa meglio quindi di una lattina da aprire, versare il contenuto in un piatto fondo e scaldarla al microonde? Non ci sono problemi di fare una frittata anche perché qui l’uovo non esiste (sic!), sostituito da latte in polvere, si lega con amido di mais e si trovano anche l’aroma di aglio e l’estratto di cipolla che secondo alcuni erano presenti nella versione originale. Tra l’altro la carvonara in scatola viene venduta a prezzi indubbiamente economici, essendo bravi alla Heinz a fare i conti e nel cogliere nel segno riguardo ai desideri di una popolazione mondiale.

SI accusa la carbonara in scatola di non essere conforme alla ricetta originale, le si imputa l’assurdità di avere una pasta cotta e conservata in scatola ma non è certo la prima volta che accade: basti pensare ai ravioli con il ragù( basta arrivare in Francia), agli anellini con il pomodoro, ad altri prodotti che magari in Italia saranno sconosciuti ma nel mondo se ne consumano eccome. Quello che ha colpito qui è la lesa maestà di un piatto che in molti ritengono emblema della cucina del Belpaese.

Conviene leggere in maniera approfondita l’articolo di Luca Cesari, dopo di che tante sicurezze e tante affermazioni perentorie inizieranno a traballare e la realtà dei fatti l’analizza bene Massimiliano Tonelli su CiboToday, dove spiega in maniera perentoria che la tradizione in questo caso non esiste e fa venire il dubbio che tanto livore sia dato dal fatto che il prodotto è in scatola. Eppure le scatole per conservare, cuocere e proporre il cibo in tavola sono state fatte da alcuni chef stellati e questo non ha certo impedito alle persone di mangiare ed apprezzare la pietanza. Si teme sempre che in scatola si possano nascondere cibi come la carne che risulta ai più molto gradita, visto che continuano a produrla. In realtà non sono poche le conservazioni di pesce che danno ottimi risultati e anche quelle di verdure: s epoi si preferisca il barattolo in vetro perché più attraente, questo è un altro discorso.

In realtà, per difendere il cibo italiano bisognerebbe puntare ad una protezione maggiore dei prodotti alimentari di punta, andare a toccare le ricette, ovvero la preparazione e la cottura degli stessi non ha un grande significato: in cucina uno elabora come meglio crede, l’utopia di creare degli istituti italiani di cultura gastronomica negli altri paesi è bello da pensare ma impossibile da realizzare. E quindi continueremo a trovare chicken pamigiana ed altre amenità nei menu dei ristoranti “presunti” italiani..

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