Osmo Cucina all’interno del Floren Luxury a Firenze

Ha aperto ufficialmente i battenti , dopo un accurato lavoro di ristrutturazione durato due anni, il Floren Luxury Hotel, nei locali che furono dell’Hotel Bonciani, in via Panzani 17. Potrebbe essere il primo segnale di riqualificazione di una via che negli ultimi anni ha perso l’allure del “salotto buono” della città, ma qualcosa sta finalmente cambiando.

Il palazzo in cui ha sede l’albergo si chiama Palazzo Pitti Broccardi e dispone di 25 camere, 8 suites oltre ad ospitare il ristorante Osmo Cucina ed il Floren Caffè, che opera in collegamento con le gelaterie del gruppo Badiani. Collegato al ristorante il cocktail bar, arredato in stile retrò, dove è possibile fernarsi per un aperitivo o dopo cena.

In cucina opera Marco Anselmi, già responsabile della cucina di Konnubio, della stessa proprietà, mentre come responsabile di sala e FB manager lavora Domenico Napolitano.

La proposta gastronomica di un albergo in una città come Firenze, piena di turisti alla ricerca di ribollita e bistecca tutto l’anno, riesce a distinguersi se i piatti nascono da un’esperienza variegata, capace di legare territorio e creatività, e su questo lo chef non si è certo risparmiato. Marchigiano di origine, esperienze tra i mostri sacri del suo territorio come Mauro Uliassi, poi in Spagna da Martin Berasategui, per poi tornare a Firenze a collaborare sempre con una marchigiana DOC come Beatrice Segoni, oggi a Dubai.

Una brigata di cucina multietnica già fornisce una chiave di lettura della cucina che gioca su sapori e spezie non consuete attraverso una proposta che si articola alla carta, ma punta molto anche sulla proposta di degustazione: Erbivoro a 70 euro, Terra Mare a 80 euro, A Mano Libera a 95 euro per 7 portate, 80 euro con 5. .Presente anche un “All day Menu”, servito nella parte del cocktail bar o in sala negli orari non canonici, e prevede i grandi classici come Caesar Salad, Osmo Club Sandwich, ma anche la pappa al pomodoro o gli spaghetti alla chitarra con pesto, fagiolini e limone.

Come stuzzichino in accompagnamento all’aperitivo, non poteva mancare un classico che faccia capire l’origine marchigiana dello chef, ovvero l’oliva all’ascolana.

Già il benvenuto esprime un’idea della multiculturalità, con mini bun, taco e brodo ristretto, un inizio rinfrancante che non appesantisce, accompagnato da grissini e pane fatto in casa da consumare con moderazione, volendo arrivare alla fine.

Nell’antipasto si indivdua il timbro stilistico di Mauro, il sapore e l’avvolgenza palatale ricorrono spesso: in questo caso il Galletto Royale prevede la cremosità di un fondente di patata con sopra la composta di albicocche e l’oliva taggiasca bruciata: piatto comfort per eccellenza.

Un piatto non presente in menu ma veramente valido da provare è Scampo cotto allo shabu shabu dove il crostaceo viene accompagnato da ortaggi preparati in diversi modi, da crudi alla griglia o anche essiccati, poggiato poi su della tapioca.

A seguire un piatto vegetariano che per gusto e consistenza assomiglia ad una portata di carne: tempeh di fagioli, inzimino di alghe e mandorle, uvetta e colatura di peperone rosso. Un boccone carnoso e pieno, che esprime a lungo la sua persistenza, con il contrasto di acidità ben congegnato.

Tornano sul gioco del godimento del palato con un contrasto aromatico interessante gli gnocchi ripieni di mascarpone al limone con astice, pomodoro e basilico, portata più adatta alla degustazione che alla carta per capacità di appagamento.

Ingresso di sapori carnivori con le linguine: al jus( parola d’altri tempi difficile da ritrovare nei menu odierni) di cacciatora, cremoso di fegatino, rucoletta selvatica, jus al rosmarino. Un piatto per tutte le stagioni, indirizzato sul sapore profondo ma non salato, dalla cottura calibrata, non risottata ( e meno male!) ma al dente.

Tocco fresco e vivace nella melanzana servita con miso, cipolla viola, caprino, basilico, pomodori canditi, caviale tropicale, molto adatta come piatto di stacco, per pulizia di sapori e freschezza.

Divertente alla vista, ben congegnata a livello di sapori la pluma iberica con chimichurri, peperone bruciato, composta dolce di albicocche: bella la consistenza e l’ampiezza aromatica con persistenza gustativa davvero invitante

Nella carta dei dolci, tanto divertimento visivo come nel caso del Luna Park, nomen omen, semifreddo alle mandorle pralinate, gelatina di liquirizia, cotone di zucchero e salsa di fragole, molto adatto a chi ama guardare prima di mangiare.

Altrimenti per i veri golosi c’è il Mon Cherry, mouse al cioccolato fondente ripiena di ciliegie allo cherry con la sua riduzione, biscotto al cioccolato e gelato al fior di latte

Per quanto riguarda le bevande, potrebbe essere anche indicato fare un pairing con dei cocktails volendo, altrimenti la carta dei vini, ancora ristretta ma che sarà incrementata in maniera regolare, offre una proposta equilibrata tra etichette note e qualche novità.

Un bel segnale, per Firenze, di riqualificazione di un’offerta stimolante ed innovativa.

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