Una volta era il pasto del marito, rimasto da solo in casa mentre la famiglia trascorreva l’estate al mare: ora la carne in scatola è diventata l’alimento del single che ha fretta e non può cucinare, ma non vuole rinunciare alla sua razione giornaliera di proteine. Mucca pazza o no, dopo un lieve calo delle vendite, la "ciccia", in una delle sue innumerevoli versioni, attira sempre mamme apprensive, casalinghe in crisi d’identità,  uomini senza tempo. Proviamo a pensare, solo per un attimo, all’offerta di questo piatto in un ristorante di cucina creativa:"Tronchetto di carne di terzo taglio bollita quindi freddata in gelatina, servita nel suo stesso liquido". Sarebbe dura ordinarlo! Basta però una buona strategia pubblicitaria, le verdure fresche a far da contorno con variopinti colori, la praticità  d’uso ed ecco spiegato perchè, oltre che per gite fuoriporta e pic-nic improvvisati, la carne in scatola ottiene un grosso successo anche nel consumo casalingo. Tentativi di proporla quale piatto alternativo cucinato ce ne sono stati, ma i vari ragù,  frittate e spezzatini sono miseramente naufragati una volta portati a tavola. Il buongustaio non può assolutamente transigere: è un piatto inesistente nel suo panorama mangereccio. Già il tonno viene tollerato con fatica, a meno che non sia conservato sott’olio extravergine di oliva, passi per i sott’aceti, ma la carne proprio no. Infine, una curiosità: come mai, dopo una così lunga cottura, la carne rimane di un bel colore rosso vivo? Potenza del nitrito, o del nitrato, chissà: comunque, non di cavalli si tratta!

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3 Commenti

  1. Però le scatolette di Moreno Cedroni, per quanto destinate ad un pubblico di fascia alta, sono veramente strepitose. Però sono di pesce. Le hai mai provate? Se no, te le consiglio.

    Ciao!
    Angelo

  2. …peró, una volta l’anno una scatoletta Simmenthal, cosi´ alla brada, senza insalate né contorni varii, una volta all’anno, per archeologia del gusto tutta privata, me la cerco e me la godo……

    Sono il solo ??….

  3. Una spettacolare osteria dell’Oltrepo pavese, ora chiusa per beghe col proprietario dei muri, proponeva un piatto del genere: lo chiamava “Il bollito d’estate”, ed era proprio come le carni in scatola che si trovano in giro. Con qualche significativa differenza: era tutto fatto in casa, tutto molto più buono, la carne non era ovviamente rosso intenso ma, per l’appunto, del color del manzo bollito. Che buono. Peccato che l’osteria abbia chiuso.