L’osteria è il luogo del sedersi a tavole comuni, l’uno accanto all’altro su panche di legno.

-Mi siedo accanto a lei va bene?-

-Eh che diamine certo!-

E poi quella pacca sulla spalla, che può sfuggire anche con uno sconosciuto che è diventato “un’amico” dopo il terzo bicchiere o il tempo di un pranzo seduti a fianco.

L’osteria è il luogo della bottiglia di vino condivisa, perché il piacere per crescere deve essere condiviso, da soli si gode a metà.Osteria

Tutti questi gesti abitudinari, li abbiamo memorizzati e ora, è innegabile, ci mancano. Mancano e sono necessari come l’aria per respirare.

Si potrà sempre assaggiare la fetta di salame offerto dall’oste sul coltello, – senti qui assaggia un po’, indò tu lo trovi un salame cosi?- gesto fondamentale per la comprensione totale tra oste e cliente, che rinsalda la fiducia e fidelizza.

E poi magari una partita a carte pomeridiana, la sigaretta offerta dal pacchetto all’amico, gesti che saranno sempre possibili?

Abbiamo voglia e bisogno di sentirsi vicini l’uno con l’altro e la vicinanza spesso non può precludere dal contatto: una stretta di mano, una gomitata ammiccante, quei gesti tanto legati alla convivialità che molto spesso parla con le mani oltre che con la bocca o gli occhi.

Credo che questa necessità elementare si traduca anche in  quello che sarà l’approccio alla cucina. Credo si debba tornare ai fondamentali, alle fondamenta del cibo, forse all’essenza. Cibo vero, bando ai travestimenti e agli eccessi di trucco.

Una fiducia nuova tutta da conquistarsi con onestà e rigore. Si tornerà alle luci belle, alle feste, alla gioia di vivere e alla gioia dello stare insieme. Ci vediamo in osteria.

 

 

 

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