Uno splendido quarantenne – che però in realtà sono due, poi vediamo – ancora intatto nel suo bell’abito rosso intenso, e perfino nel suo vigore a cui certo si aggiunge non tanto qualche acciacco ma piuttosto qualche bella nota di maturità. E una festa di compleanno importante – magari doppia, se non tripla, poi vediamo – che ha sullo sfondo un bel progetto per il futuro.

Si chiama Cabreo Il Borgo. Ha compiuto quarant’anni: uscì sul mercato nel 1985 anche se la bottiglia reca la data 1982, anno della prima vendemmia. Uno dei primi Supertuscan, come li chiamavano allora e hanno continuato a chiamarli per anni “perché ancora – spiega Giovanni Folonari – l’Igt Toscana non c’era, sarebbero sati banalmente denominati vini da tavola, c’era bisogno di una immagine più forte e allora nacque questo termine che piaceva tanto agli americani, come questi vini fuori dagli schemi tradizionali”.

Folonari, già: siamo da Ambrogio – ecco il secondo dei tre compleanni: 95 portati ancora con fantastica lucidità – e Giovanni Folonari, padre e figlio, eredi di una delle più importanti dinastie italiane del vino, e in particolare, loro bresciani di provenienza, della Toscana e del Chianti. Azienda nata nel 2000 da una divisione nella famiglia proprietaria di Ruffino, e oggi, dopo 25 anni, proprietaria di sei tenute in Toscana: Nozzole e Cabreo (con due areali, Zano e Casa di Sala) nel comune di Greve in Chianti, Campo al Mare a Bolgheri, La Fuga a Montalcino, Vigna a Porrona a Cinigiano e TorCalvano a Montepulciano. In tutto fanno circa 300 ettari, per oltre 1 milione di bottiglie in 22 etichette (17 rossi, 3 bianchi, 1 rosato, 1 vinsanto) più altre 3 di bianchi “pop” simpatici e beverini in una linea Costa Toscana, più una linea di 3 “baby Supertuscan” così chiamati perché affinati in acciaio e non in legno, 3 grappe, più varie selezioni e distribuzioni tra cui champagne, vini friulani, cognac, gin e altro. Più un progetto per altre due etichette, che però al momento resta “in prova”. Tutto questo per un fatturato di 11 milioni nel 2024, stabile rispetto all’anno precedente, e investimenti per 9 milioni varati nel triennio 2024-2026.

Così ci siamo tolti l’impiccio dei numeri, e ci si può concentrare sulla festa. Che ha avuto per protagonista il Cabreo Il Borgo, certo, nella sua doppia espressione: nacque come blend di sangiovese (70%) e cabernet sauvignon, ma dal 2016 è passato a una nuova formula, alle due uve di origine si è aggiunto il merlot, tutti in parti uguali, “così si presenta più facile per un pubblico ampio”, spiega Giovanni Folonari che l’ha studiato insieme all’enologo Roberto Potentini.

E comunque, Cabreo Il Borgo ma non da solo. Perché c’è un altro gran quarantenne che l’affianca. Terzo compleanno. Un bianco. Nato nel 1983, e tuttora vivace pur se il bel colore di oro antico, ambrato, è anche qui sinonimo di gran maturità. Si chiama Cabreo La Pietra, è un bianco. Giovanni Folonari ricorda che lo volle suo padre Ambrogio, ispirandosi ai grandi bianchi di Borgogna, contro il resto della famiglia – all’epoca ancora unita – e con i vicini che lo definivano “pazzo” per voler piantare “contro i canoni del tempo uva chardonnay a Panzano in Chianti per fare un bianco di livello”. E in famiglia non piaceva neppure quel nome, Cabreo, che invece, con il riferimento agli antichi libroni dei mappali di campagna, “era un chiaro riferimento al territorio”.

Tutto ha resistito, tutto anzi ha preso forza e vigore. Per le Tenute Ambrogio e Giovanni Folonari è venuto il tempo di credere anche nell’ospitalità: dal 2017 sono infatti aperti i due eleganti Relais di Charme Borgo del Cabreo e Pietra del Cabreo, di 11 camere ciascuno, realizzati grazie al recupero di antiche case coloniche; dell’offerta di ospitalità fanno parte anche le altre storiche dimore interne alle Tenute, molto richieste dai turisti internazionali per i loro soggiorni nella campagna toscana, la Villa seicentesca e la Casavecchia presso la Tenuta di Nozzole a Greve in Chianti e la dimora presso la Tenuta La Fuga a Montalcino.

Qui però, nel comune di Greve in Chianti, sotto lo sguardo dell’antico Castello di Montefioralle che domina le vigne e le belle olivete dall’alto, tutto gira intorno ai due grandi supertuscan. Che presto avranno anche il loro nuovo “tempio”. Alla Fattoria di Zano, lungo la strada che unisce i due Relais, sta nascendo la nuova cantina del Cabreo. In realtà, la cantina c’era già, costruita dal padre di Ambrogio; ma i tempi son maturi per un importante restyling, “per il quale – rivela Giovanni Folonari – era stato previsto un investimento di 4 milioni e mezzo, a quasi certamente si arriverà a spenderne 6 e mezzo”. Il progetto è firmato dall’architetto Carlo Ludovico “Ghigo” Poccianti. Enormi vasche in acciaio con rivestimento “che ricorda quello di Krug”, uva scelta accuratamente da un selezionatore ottico di ultima generazione così come la pressa che garantisce pressatura soffice, luci a led, controlli da quadri comando nascosti, la barriccaia sotto volte antiche, infine una sala per le degustazioni. Tutto pronto nel 2026.

Ma intanto la festa. Alessio Sedran– chef dei Relais – e il suo staff hanno preparato un light brunch con cinque piatti ciascuno abbinato a un’annata rappresentativa di una decade di Cabreo La Pietra: pecorino fave per il 2022, focaccia al nero di seppia con tagliatelle di seppie per il 2013, crocchetta di baccalà per il 2001, tartina di cervo con funghi e lamponi per il 1995, paté di fegatini su panbrioche con gel di vinsanto per il 1983. Il fil-rouge, nei calici, bel corpo, eccellente espressione varietale, salinità e mineralità; grande annata il 1995, e il 1983 rivela ancora vivacità con bei sentori di albicocche e datteri.

A sera, cena placée intorno a un lungo tavolo allestito sotto la sorveglianza di Francesca e Angelica, le altre figlie di Ambrogio e Giovanna Folonari. Protagonisti, ancora lo staff di Alessio Sedran e la “guest star”, il macellaio poeta Dario Cecchini come sempre in splendida forma per gli inni alla “ciccia”.

Cinque piatti, anche in questo caso, ciascuno per Cabreo Il Borgo in abbinamento a rappresentare una decade: il 2022 con il Ramerino in culo di Cecchini; il 2010 con il Topinambur cicoria e tartufo di Sedran, che firma anche uno splendido risotto al Cabreo e crema al Parmigiano Reggiano sposato al 2001; Poi altri due piatti di Cecchini, una classica francesina con il Cabreo 1995 e infine, per il Grande Vecchio 1982 ecco l’Etrusco, bistecca-non bistecca e nemmeno tomahawk, lunga costola (la quinta) con la sua carne saporitissima e succosa. Impressioni dalle annate del Cabreo Il Borgo:

– 2022 appena imbottigliato e si sente, freschezza di gioventù, beva immediata ma immatura, verde di frutti freschi e fragole acerbe, comunque levigato e rotondo grazie al merlot; grande potenzialità ma al momento è un infanticidio
– 2010 bellissima annata, si torna indietro alla prima formulazione, tanto sangiovese e 30% cabernet sauvignon, frutti neri e ribes su fondo erbaceo ma anche di caramello, tannino setoso, lunghissimo e dolce
– 2001 ancora intenso, boscoso di frutti e funghi, bella acidità, tannino levigato
– 1995 piuttosto scarico nella livrea, anche il naso non esprime particolari vitalità, comunque in bocca è lungo e levigato
– 1982 c’è incenso e cioccolato, c’è cuoio e spezia ma anche fragola; in bocca rimane liscio e ampio con bella profondità.

Poi, mentre un duo di fanciulle fa bella musica dal vivo, ecco la torta, mousse di cioccolato, crema di frutti di bosco e glassa al cioccolato, con un ottimo Vinsanto 2020, scuro quasi a sembrare Occhio di Pernice ma in realtà tutto di uve bianche, bello mielato e caramelloso. E la serata si scioglie in sorrisi, e il Chianti, tra i profumi della macchia e dell’erba e delle foglie di vite intorno a casa, sembra un presepe.








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