Dopo che sono stato oltremodo infamato:-))) sul sito degli amici di Dissapore per il mio apprezzamento alla versione degli spaghetti cacio e pepe di Marco Mazzocca(con la bottarga!!!!!) e di Enrico Silvestrin (con la mentuccia), ecco a stabilre quale deve essere la versione della cacio e pepe genuina: spaghetti tonnarelli quindi grossotti, pecorino romano, pepe macinato al momento, acqua di cottura della pasta. Mentre cuociono gli spaghetti, si lavora il pecorino con l’acqua a formare una crema, qundi macinatona abbondante di pepe: chiaro che poi la pasta deve essere servita un nanosecondo dopo averla impiattata. Non sono un talebano e quindi, CAMBIANDO NOME AL PIATTO, ammetto che ci possono essere ingredienti che male assieme non stanno. Provate a suggerire…(non dite l’olio che altrimenti di là vi lapidano…)

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10 Commenti

  1. io ci aggiungo assieme al pepe nero pepe rosa e pepe verde tutti tritati grossolanamente.
    ciao e complimenti
    Sigarotoscano

  2. a casa mia sta ricetta è moooolto più grezza… innanzitutto mio padre lo chiama “cacio e burro”, poi la grezzaggine sta nel fatto che comunque non ci innalziamo a vette culinarie usando formaggi quali il pecorino ma rimaniamo terra terra con buon vecchio parmigiano.
    la pasta in uso sono in genere i maccheroni o gli spaghetti ed anche la lavorazione del condimento è violenta: un bel ciotolino, burro fuso, quintali di parmigiano e altrettanti di pepe…
    troppo poco nouvelle cuisine??

  3. Carissimo
    Leonardo
    per il cacio e pepe rigorosamente spaghetti poi la pappetta fatta con ul pecorino e l’acqua di cottura non commento cosa è, si impiatta lo spaghetto con un goccio di acqua di cottura poi abbonfante pecorino romano e poi abbondantissimo pepe nero, quanto alle variazione tutto ben4e ma non chiamatele cacio e pepe con ecc.ecc.
    un fraterno saluto
    Roberto

  4. oh mamma Leonardo: sei circondato dai talebani eh? 😀

    non dico niente perche’ non appartiene alla mia tradizione 😉
    pero’ sai gia’ cosa ti risponderei…

    (@roberto: sono felice di non essere la sola talebana…)

  5. Io noto – e non so se anche a voi è capitato – che però esiste anche il partito dei detrattori di professione, ossia coloro che se gli propini dell’altro, partendo da una ricetta tradizionale e declinandola con un altro nome, formulano la stessa accusa di “lesa maestà” della tradizione (come i talebani), oppure contestano l’originalità.
    Esemplificativamente – tornando alla cacio e pepe – direbbero : “la cacio e pepe è più buona”. Oppure: “ma è una cacio e pepe sbagliata” (ovviamente cacio e pepe qui è solo di esempio, nel senso che potrei esattamente riproporre la stessa analisi per le ricette tradizionali, tipo, chessò ribollita, risotto, caponata etc.). E devo dire che in questo, nel detrarre, i toscani potrebbero scrivere enciclopedie (forse è per questo che sono, tutte o quasi, città d’arte conservate).
    Ora, a mio giudizio questo è un approccio, logica, filosofia o chiamatela un po’ come volete che esprime una rinuncia a priori ad un pregio – tipicamente italiano – che è ed è nella tradizione: quello di partorire da un’ idea originale (o tradizionale) nuove idee, utilizzando quello di cui si dispone: “non ho quella farina, non ho quella patate, non ho quel salume o carne etc”.
    C’è stato un tempo, nè troppo remoto e nè troppo recente, nel quale in assenza di comunicazione virtuale e di concetti come quello di villaggio globale, in cui il partito dei talebani e dei detrattori avevano il “governo” dell’opinione.
    Difficilmente potranno averlo ancora o lameno che sia accettata questa reggenza. Questo per due ordini di ragioni: anzitutto avverto come la strana sensazione che oggi parlare di tradizione è come parlare di qualcosa del trapassato remoto.
    In secondo luogo mi sembra che cambiate le regole della comunicazione e della velocità delle notizie e degli scambi, sia intervenuto un strano effetto collaterale di lasciare agli altri (magari francesi o spagnoli) la possibilità di studiare, lavorare, inventare e, magari, passare per geniali basandosi sulla nostra tradizione; magari accedendo a soluzioni che da noi non possono essere toccate per non incontrare le ire dei talebani (da un lato) o l’ironia dei detrattori (dall’altro).
    La “perversa” conseguenza è che se per un italiano oggi vale sempre il detto: nemo profeta in patria; l’inevitabile propensione esterofila generata dai nostri “imbuti mentali” ci costringe ad essere sempre molto più indulgenti sulle figure che arrivano dagli altri paesi e magari riconoscerli, senza analogo metro di giudizio, come dei ex machina o vere e proprie ancora di salvataggio da noi stessi.
    Ma quab’è che una ricetta diventa tradizionale ? E potrà mai al giorno d’oggi una ricetta divenire tradizionale ?

  6. @Filippo
    tutto giusto solo che se prendi una ricetta della tradizione, la modifichi o la modernizzi e continui a chiamarla allo stesso modo è una presa di giro!
    io sono favorevole alle rivisitazioni a patto che ogni cosa abbia il proprio nome, se chiedo una ribollita mi aspetto una cosa ben precisa, altrimenti avrei chiesto altro!

  7. @filippo: bellissimo intervento, veramente splendido.
    non penso di poterne parlare qui (e ora), ma vorrei approfondire.
    per favore, passa dal mio blog e prendi i dati per scrivermi (se ne hai voglia)
    ti ringrazio

    @leonardo: scusa se ho approfittato del tuo spazio per lasciare un messaggio a filippo

  8. a casa mia i spaghetti cacio e pepe,sono cotti cotti,(al forno)poi la condiamo.nel forno ci sono i spaghetti con il pepe, il cacio e il gorgonzola.alla fine della cottura,(30-35min.)li facciamo freddare in balcone per circa 5 min.All’ora di cena,tutti fanno festa,poi si va a dormire felici e a stomaco pienissimissimissimissimo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    SPERO CHE VOI CI PROVIATE,SEMPRE SE E’ DI VOSTRO BUONISSIMISSIMISSIMO GRADIMENTO!!

    federiketta e
    simonetta

  9. ciaoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

    TROCLODITIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII