La Prima Edizione del BARBERA D’ASTI WINE FESTIVAL, si è svolta ad Asti dal 6 al 15 settembre, organizzata sotto la direzione artistica di Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera, Media Partner dell’evento, ed a cura del Consorzio Barbera D’Asti e Vini Monferrato, fondato nel 1946.

photo credit @consorziobarberadastiemonferrato

La manifestazione ha proposto un ricco palinsesto di incontri con importanti ospiti del mondo del vino, del cinema, della letteratura, dell’arte e dell’imprenditoria, per poi, dal 9 settembre in poi, incentrarsi sull’approfondimento dei vini, portando al centro la Barbera d’Asti e le eccellenze del Monferrato, con masterclass guidate dai massimi esperti italiani e internazionali del mondo wine.

photo credit @consorziobarberadastiemonferrato

Oltre ai talk e alle masterclass, i produttori locali hanno offerto ai partecipanti l’opportunità di degustare i vini del territorio.

La Barbera d’Asti, divenuta doc nel 1970 e docg nel 2008, è un vino che nel corso del tempo è cresciuto di importanza nel panorama enologico piemontese ed italiano. Vitigno tra i più appresentativi del Piemonte interessa circa il 30% dei 43mila ettari di superficie vitata della regione ed è coltivato prevalentemente nelle province di Asti ed Alessandria.

photo credit @consorziobarberadastiemonferrato

La Barbera d’Asti è un vino legato alle antiche tradizioni contadine, che ha però saputo rinnovarsi e rappresentare un prodotto in continua evoluzione, ed è oggi considerato tra i più importanti vini rossi italiani con crescenti consensi a livello internazionale. Questo vitigno infatti può dare vita, attraverso una vinificazione in acciaio, a prodotti freschi, immediati e beverini; oppure si può ottenere la tipologia Superiore, vino longevo, complesso e strutturato, attraverso un’attenta selezione delle uve in vigneto, ed un affinamento in cantina per un periodo minimo di 12 mesi, durante il quale deve trascorrere almeno sei mesi in botti di legno o in barriques, completato da un periodo di maturazione in bottiglia.

Nel complesso la Barbera d’Asti, specialmente nella tipologia Superiore, si presenta come un vino intenso, complesso e persistente, equilibrato nelle sue componenti dure e morbide, in cui emerge sempre però una tipica freschezza.

Dalla vendemmia 2000, all’interno della zona di produzione, sono state delimitate tre sottozone NIZZA, TINELLA e COLLI ASTIANI, con regole di produzione ancora più severe e dal 2014 la sottozona Nizza è diventata un vino con autonoma Denominazione di origine controllata e garantita.

“La Barbera è un vitigno territoriale che identifica in maniera inconfondibile una zona, un’area, quella del Monferrato e ad ogni sorso questa caratteristica si ritrova nel bicchiere; nonostante le differenze di terroir o di lavorazione delle uve e del vino, la vera caratteristica di questo vitigno è l’inscindibilità dal suo territorio. – riassume Costantino Gabardi, al termine della settimana di masterclass.

Nell’ambito del festival ho partecipato al talk “La mia personale visione dell’universo Barbera” con Costantino Gabardi, seguita dalla masterclass “Barbera attore protagonista o spalla ideale nelle architetture di grandi rosati” guidata da Riccardo Cotarella e Costantino Gabardi.

Nel corso del talk ho domandato che cosa si può vedere nel futuro di questo vitigno, ovvero se esso ha potenzialità ancora da esprimere, e Costantino Gabardi ha risposto:

– “Più che da esprimere forse da esplorare. La Barbera è uno dei più luminosi baluardi di italianità, rappresenta molto l’Italia, molto il senso italiano, soprattutto è probabilmente il vitigno italiano più coltivato nel mondo e anche al di fuori dalla regione di provenienza. La Barbera ha un futuro che può essere semplice, se viene capito cosa fare in maniera chiara, e la duttilità che ha il vitigno rende la strada percorribile in vari sensi. Quindi sia dal punto di vista di vini più immediati, più bevibili con il frutto al centro, sia vini più ricercati, quindi vini da parcellare o da selezioni massali che invece vengono interpretati in un modo più classico, con degli affinamenti e con delle estensioni di palette magari più portate ad un timbro evolutivo.”

Pensi che si possa fare di più ?

“ritengo sempre possibile fare oltre: le storie di grandi vini dimostrano che non bisogna mai stare fermi, bisogna reinterpretare l’evoluzione. L’evoluzione però passa sistematicamente attraverso il concetto di innovazione, e l’innovazione la puoi intraprendere con due spiriti diversi: evolvere stravolgendo, oppure evolvere per rimanere ciò che sei. Probabilmente evolvere per rimanere ciò che sei è la parte più difficile. La Barbera deve fare questo, deve evolversi, deve continuare questo percorso che non ha mai smesso. Ieri ho definito questa zona come un termine francese per descrivere una categoria di ciclisti un grimpeur (il grimpeur è il ciclista che rende in salita a cui piace far fatica che non molla mai). La Barbera è un po’ così, è la storia della Barbera.”

Questa Masterclass si è voluta diversificare incentrandosi sui rosati, per far capire la grande duttilità della Barbera.

Durante la masterclass sono stati proposti sei vini in degustazione tutti rosati, i primi due da fuori zona, per poterli confrontare con le Barbera:

– Valtenesi Riviera del Garda Classico Doc Chiaretto 2023, 12,5% vol, blend di uve Groppello, Marzemino, Barbera e Sangiovese.

– ANTITESI Valtènesi Chiaretto 2022 Avanzi 12,5%vol, 90% Groppello 10% Barbera.

Confrontati poi con quattro Barbera d’Asti rosati :

-SEMPRE LUI COPPO 2023 12,5% vol, 100% Barbera.

– BERSANO ROSATO 2023 12,5% vol, blend di Barbera e altri vitigni autoctoni.

– LAVIGNONE PICO MACCARIO 2023 13% vol, barbera in purezza.

-SABBIE ROSA VINCHIO VAGLIO 2023 12,5% vol, barbera in purezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nessun commento