Perù e Giappone s’incontrano – questa volta – nel Granducato. Due mondi culinari apparentemente lontani e diversi, caratterizzati il primo dall’alta intensità gustativa, l’altro per la precisa pulizia stilistica. La tela in cui mescolare ingredienti ed idee, è una delle location più iconiche dell’intera città dei Medici: il Four Seasons Hotel di Firenze, con i due padroni di casa Antonello Palermo, bartender del Bar Berni e Giacomo Cavicchi, chef del ristorante Onde.

Azotea dei due soci Matteo Fornaro e Noemi Dell’Agnello, nasce con un concept ben preciso: esaltare il mondo nikkei, frutto di contaminazioni nippo-peruviane, in tutte le sue molteplici sfumature. Una cucina quella fusion, che da anni in Perù ha interpreti d’eccezione, uno su tutti in questo momento il Maido, attualmente miglior ristorante del mondo secondo i Best 50, e prima ancora l’iconico quanto esotico Central, entrambi in quel di Lima.

A guidare la brigata di cucina Alexander Robles, peruviano nativo di Cusco, che colleziona in Italia esperienze presso Marco Avidano a Chieri e al ristorante Del Cambio, sotto i dettami dello chef Riccardo Ferrero. Dove trova però definitivamente la sua dimensione chef Robles? A Torino. E non nella più ovvia e per certi versi più scontata Milano. Perchè? “Nella città sabauda si sentiva l’esigenza e la curiosità di qualcosa di diverso – ci dice Emanuele Gamba, head bartender, in sala a spiegare la nikkei philosophy di Azotea -, visto che la cucina torinese è molto legata alla tradizione. Ogni nostro menù degustazione è tailor made; giusto qualche piccola domanda al cliente e al resto ci pensiamo noi. In abbinamento vengono scelti spesso e volentieri i nostri cocktails, centrali rispetto alla nostra carta dei vini, divenuta via via sempre più marginale”.

Drinks, nella serata happy hour al Four Seasons, a trazione tutta italiana con Fusetti, storico bitter milanese che deve il suo nome all’omonima via di Milano, caratterizzato da un mix botanico e perfetto in miscelazione,  base delle quattro proposte alcoliche (due di Azotea e due del Bar Berni) che si legano alle tre tapas a marchio torinese e alle due più fiorentine di Cavicchi, con la volontà però, esplicita e congiunta, di condividere l’esaltazione di ingredienti sudamericani e asiatici all’interno della stessa ricetta.

Largo spazio quindi ai picarones (ciambelle di zucca fritte) al leche de tigre – la marinatura in pratica del più peruvianissimo piatto che c’è, il ceviche -, al mais viola e al pico de gallo (un trito di pomodorini, cipolle, peperoncini, lime, coriandolo e sale) in salsa andina; e poi la kombucha, l’alga wakame, e le cotture affumicate ideali per i pesci azzurri come lo sgombro, da sempre di casa nel paese del Sol Levante.

Torino e Firenze, capitali storiche dell’italico stivale, per una sera si ritrovano sotto lo stesso cielo di Lima e Tokyo, due delle nuove capitali mondiali della cucina.

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