Oggi che tutti celebrano la festa di San Giuseppe e quindi quella del babbo ( scusate, da toscano mi viene meglio) con frittelle di riso, zeppole e dolci di vario tipo, mi piace invece ricordare la tradizione di Malfa, nelle Eolie, per la quale alcuni pescatori si salvarono in una notte tempestosa rivolgendosi a San Giuseppe e da lì la tradizione di ricordarlo attraverso una zuppa.

La pasta e ceci fa parte di quel comfort food che deve essere semplice per risultare impresso nella mente e nel palato: arricchirla a dismisura di ingredienti può risultare del tutto inutile se non peggiorativo: E credo anche che la versione migliore sia quella vegana, senza lardo, strutto, pancetta o altro maiale utilizzato per dare sapore: tutto dipende da che tipo di ceci vengono impiegati, e occorre dire che spesso anche quelli in scatola possono dare il loro contributo. Ma andiamo in ordine.

I ceci migliori sono quelli piccoli e dolci denominati cece rosa, altrimenti quelli più comuni che devono essere lessati in acqua senza sale. La stessa acqua può essere impiegata successivamente per fare una maionese vegana volendo. Terminata la cottura, i ceci riposano nel loro liquido.

Intanto, a parte, in una pentola faccio soffriggere aglio tritato con rosmarino e una foglia alloro che poi tolgo, quindi unisco i ceci, salo e porto a cottura con brodo vegetale. Una volta cotti, passo al passaverdure e aggiungo una sfumata di olio EVO con salvia e pepe in grani schiacciato, frullando con un frullatore ad immersione. Ci cuocio pasta fresca preparata con sola acqua e farina o ditalini rigati.Bella grattata di pepe e mangio rilassato e tranquillo, bevendoci un bicchiere di Barbera.

Qualcuno ci mette pomodoro..perchè no? Ci può stare non sono fondamentalista. Magari il parmigiano meglio di no ma qualcuno ci fa cadere una crosta in cottura

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