La giornata è di quella che vede i ristoranti pieni, magari di tavoli da due, e chi lavora in ristorazione racconta aneddoti dei più gustosi. Da coppie in silenzio davanti al cellulare, a tavole di amici che sfruttano al meglio il momento Poi c’è chi decide di rimanere in casa ed ecco che sono accetti buoni consigli su cosa stappare e cosa preparare. Insomma la festa viene vissuta in tanti modi: questi i consigli di “quasi” tutta la crew di Gusto Critico: c’è chi non ama San Valentino!

SABRINA SOMIGLI

Che noia San Valentino! Io per fortuna lavoro e mi impegno per la felicità altrui, consigliando bei vini a coppiette innamorate o presunte tali. Se non lavorassi non andrei mai a cena fuori, mi fa tristezza. Per questo vi raccomando una seratina casalinga, telefoni spenti e luci soffuse. Se non vi addormentate può essere un successo.

Il mio consiglio per un tête-à tête casalingo è il seguente: divano, fuoco acceso (se non ce l’avete potete trasformare la vostra smart-TV in un camino virtuale semplicemente con YouTube), musica, cibo porco. Patatine, noccioline, nachos piccanti, olive al peperoncino. Per lo meno al gusto, la serata è piccante. E poi vino, tanto, ma senza esagerare; euforici si, con la nausea no. Ma quale vino per una bocca brucia d’amore, ma soprattutto di capsaicina? Uno solo e solo uno: riesling, con un po’ di residuo zuccherino. Non perdete tempo in ricette elaborate o con ingredienti afrodisiaci: il vero piacere sta nelle patat..ine fritte e affini, gli snack lussuriosi e convenienti. E con un bel riesling off-dry tappo a vite, non vi servirà neanche il cavatappi. Avete tutto per un buon San Valentino. L’amore lo do per scontato.

PAOLO PELLEGRINI

Non festeggeremo San Valentino. Almeno, non come la stragrande fiumana degli Innamorati-Per-Un-Giorno, inzeppati in ristoranti che il più delle volte corrono il calcolatissimo rischio di servirti maluccio, o comunque di non farsi mancare un motivo di cruccio o stizza nell’arco di una serata da strapieno, a meno che tu non scelga i superstellati a prezzi da capogiro, ma ormai non fanno più per noi. Quindi festeggeremo a modo nostro. E proveremo un “famolo strano” ma nella maniera più banale: un mazzolino di fiori la mattina presto, un’abbuffata di cioccolato a qualche ora della giornata. E, per non scontentare nessuno degli amici bravissimi Maîtres Chocolatiers fiorentini, andiamo a pescare in qualche opzione “strana”. E, se cioccolato deve essere, che abbia almeno una qualche valenza sociale. Come le barrette di Ciòcchèttiamo, la nuova limited edition firmata Treedom, il primo sito al mondo che permette di piantare un albero a distanza: due barrette da 75g di cioccolato proveniente dall’Ecuador; affiancandole, l’illustrazione delle due confezioni si completa e compone un cuore. E con le barrette è incluso anche un albero di Cacao, che verrà piantato in Ecuador, un nuovo germoglio che sarà affidato a una famiglia di contadini locali.Dice: e che ci bevi? Ah, qui vi stupirò. E a qualcuno farò storcere il naso. Un prodottino toscano, piccino, vecchio come i nostri nonni ma tornato di moda negli ultimi anni: il Ronchi Pichi, delizioso vino fortificato inventato tanto tempo fa da un farmacista livornese. E’ gradevolissimo. E costa anche poco, che non guasta. 

DONATELLA STIVOLI

Per San Valentino, la mia scelta cade sulla cucina ligure anche per una ragione personale: le mie origini materne affondano in questa terra, e nei suoi sapori ritrovo una memoria affettiva che va oltre la ricetta. I muscoli (cozze) ripieni alla spezzina rappresentano così una proposta sorprendente capace di unire il fascino del mare alla rassicurante tradizione ligure.

Nati da una cucina di sapienza domestica, i muscoli ripieni raccontano un equilibrio antico: la morbidezza del ripieno – a base di mollica di pane, uova, Parmigiano, aglio e maggiorana,arricchito da un tocco di mortadella, come vuole l’uso nello spezzino – incontra la naturale sapidità del mollusco. La maggiorana dona una nota aromatica gentile, mentre la lenta cottura nel sugo di pomodoro lega gli elementi senza sovrastarli, restituendo un piatto armonico e avvolgente, pensato per essere condiviso.

Io lo abbinerei con il Colli di Luni Vermentino Sarticola 2022 della Cantina Federici, una delle espressioni più rappresentative di questa denominazione di confine tra Liguria e Toscana. Nel calice offre freschezza, tensione minerale e profumi nitidi di agrumi, erbe mediterranee e fiori bianchi, accompagnati da una marcata sapidità che richiama il mare. L’acidità viva sostiene la ricchezza del ripieno, mentre la struttura del vino dialoga con il pomodoro senza coprire la delicatezza del muscolo.

CAMILLA FONDELLI

Per festeggiare San Valentino c’è un piatto raffinato e gourmet che delizia il palato ma accessibile nella preparazione: il risotto allo zafferano con i gamberi. Perché sceglierlo? E’ una ricetta sofisticata e ricca di profumi e sfumature ma piuttosto semplice da preparare. Si fa soffriggere la cipolla, si aggiunge il riso per farlo prima tostare, si sfuma con  il vino bianco e si continua la cottura del riso nel brodo in cui abbiamo precedentemente sciolto lo zafferano e che abbiamo fatto insaporire con i carapaci dei gamberi. Al termine della cottura si aggiunge la polpa dei gamberoni, una spolverata di zafferano e, per finire, si procede con la mantecatura con una noce di burro.

Una ricetta buona da gustare, leggera e lievemente speziata, valorizzata dalle proprietà afrodisiache e antiossidanti dello zafferano, e dall’impatto visivo elegante grazie al connubio del colore dorato dello zafferano e rosa dei gamberoni.

Un vino che si abbina molto bene al piatto è l’Alto Adige DOC Selida Gewürztraminer 2024 della Cantina Tramin Kellerei. Un vino bianco che al naso esprime un’ottima complessità aromatica – che si integra bene con la speziatura dello zafferano – , dalle note floreali di rosa e gelsomino, unite a sentori fruttati di litchi, pesca bianca e agrumi canditi. In bocca è morbido, avvolgente e aromatico ma dotato di una buona freschezza e mineralità che bilancia la tendenza dolce del risotto e dei gamberoni.

STEFANIA FAVA

San Valentino a tavola: un risotto che parla d’amore

Una proposta che racconta un mio assaggio in occasione di San Valentino che parla di amore come in una dichiarazione. È il caso del risotto firmato dal ristorante Sora Maria e Arcangelo di Olevano Romano di Giovanni Milana: risotto al burro aromatizzato al timo, limone, trota fario di Vallepietra, la sua bisque e cipolla in agrodolce. Un nome lungo, come lunga potrebbe essere la storia da amore a esso legata. Il cuore del piatto è un Carnaroli tostato e sfumato con un calice di Ferrari Perlé Zero (già qui un anticipo dell’abbinamento), portato a cottura con un brodo che profuma di trota e di montagna, la trota fario tipica della valle dell’Aniene nel Lazio. La mantecatura, morbida e sinuosa, unisce burro salato al timo e parmigiano, poi i filetti di trota fario scottati, succosi e delicati e la  cipolla rossa in agrodolce, caramellata con zucchero di canna e sfumata con un soffio d’aceto. Un equilibrio che ricorda le belle relazioni fatte di  morbidezza e carattere, senza che uno sovrasti l’altro.

Il vino: Ferrari Perlé Zero

A completare il quadro, un calice di Perlé Zero di Ferrari. Uno spumante essenziale, nitido, senza concessioni al superfluo, con un anima tesa, verticale e infinitamente fresca. Profuma di agrumi, crosta di pane, erbe di montagna, mentre in bocca affilato, vibrante e lunghissimo per un abbinamento perfetto con questo piatto. La sua freschezza pulisce la cremosità del risotto, la nota agrumata incontra il limone e il timo, la sua struttura sostiene la trota senza coprirla e la sua secchezza esalta la dolcezza della cipolla caramellata.Un’armonia di incontri per la cena di San Valentino dove non si ostenta ma si ricerca la conquista con delicatezza con la sensualità di un profumo che ne ricordi per sempre l’incontro.

ADRIANO GUERRI

Champagne Duval-Charpentier Tradition Brut Grand Cru, ottenuto con uve di pinot noir e chardonnay 30% N.M., la permanenza sui lieviti è di un periodo minimo di 36 mesi e dopo la sboccatura deve sostare almeno 3 mesi in bottiglia prima di essere immesso sul mercato. Il dosaggio è di 7,6 g/l. Giallo paglierino con riflessi oro, perlage fine e persistente, al naso emana sentori di fiori di campo, mela rossa, fragola, crosta di pane e croissant, al palato è cremoso e fresco, un sorso molto lungo, ti colpisce per la sua eleganza e buona piacevolezza di beva. La Maison Duval-Charpentier è un’azienda familiare da più generazioni ed ha sede a Verzenay. Vanta oltre 5,5 ettari vitati sia nei dintorni di Verzenay sia in alcuni villaggi della Montagne de Reims. Tra i filari vengono coltivati Pinot Nero e Chardonnay. Verzenay è un villaggio che conta poco più di mille anime e si trova a 17 km a sud est di Reims. Questo vino lo abbinerò a tutto pasto, tranne che con il dessert.

Champagne Duval Charpentier – Verzenay – Grand Cru

DANIELE MARRANI

C’è un piatto che porto ancora con me, un ricordo vivido di un San Valentino passato: il rombo alla Rossini con maionese gustato al celebre ristorante Lorenzo di Forte dei Marmi. Un piatto iconico, quasi un simbolo della casa, dove le abilità tecniche dello chef Gioacchino Pontrelli si intrecciavano con la presenza scenica e l’ospitalità inconfondibile di Lorenzo Viani.

La magia non stava solo nella perfezione del rombo, nella sua eleganza classica, ma anche in quel gesto unico: Lorenzo che, con naturalezza teatrale, montava la maionese direttamente al tavolo.Un rito che trasformava il piatto in esperienza, il servizio in partecipazione, la cena in un momento intimo e irripetibile.Nel Gennaio 2025 Lorenzo Viani se n’è andato, lasciando un vuoto umano e culturale nella ristorazione versiliese. Eppure, ciò che aveva creato non è svanito.La tradizione del rombo alla Rossini, con la sua maionese preparata davanti al cliente, continua a vivere. Lo staff che ha lavorato al suo fianco custodisce i gesti, le proporzioni, la cura. Ogni volta che quella maionese viene montata al tavolo, sembra quasi che un frammento di Lorenzo torni a sedersi lì, tra il profumo del pesce e il mormorio della sala. Non è nostalgia: è continuità.È la prova che alcune tradizioni non appartengono solo a chi le ha create, ma a chi le riconosce come parte della propria identità. Gioacchino Pontrelli porta avanti il piatto con la stessa eleganza, senza trasformarlo in reliquia ma mantenendolo vivo, attuale, rispettoso.

Il rombo alla Rossini si presenta in una veste sontuosa, arricchito da un paté di fegato di pescatrice che ne amplifica la profondità, adagiato su un fondo allo Sherry dalla rotondità avvolgente.  A completare il piatto, una generosa grattata di tartufo che ne esalta l’opulenza aromatica.

A rendere quel momento ancora più memorabile fu il vino che accompagnò il piatto: uno Chardonnay di Borgogna, il Chassagne-Montrachet Clos de la Roquemaure Premier Cru 2019 di Fleurot-Larose. Un vero fiore all’occhiello della produzione, proveniente da un minuscolo appezzamento di appena 0,6 ettari, dove la cura maniacale per il dettaglio si traduce in un bianco di rara finezza.

L’abbinamento fu perfetto: la struttura del rombo e la sua opulenza naturale dialogavano con la potenza misurata del vino, in cui l’uso del legno, pur presente, risultava impeccabilmente bilanciato da una mineralità incisiva nel finale.È proprio questa tensione tra ricchezza e freschezza a definire l’identità del Clos de la Roquemaure.Ed è per questo che so già che quel piatto lo riprenderò. Perché non è solo un sapore: è un pezzo di storia, un gesto che resiste al tempo, un ricordo che continua a rinnovarsi, accompagnato da un calice che ne amplifica la magia.

FRANCESCA PINOCHI

Un San Valentino dal sapore d’Oriente

Emerge un profumo caldo e speziato da questo piatto che unisce tre culture asiatiche in un’unica esperienza. Il protagonista è il pollo Thai al curry, arricchito da ananas, fagiolini, bambù, pomodoro e mais.

La tecnica thailandese prevede una rosolatura iniziale a fiamma vivace per sigillare la carne, seguita da una lenta cottura nel latte di cocco che crea una crema vellutata. Il curry giallo sprigiona note di lemongrass, galanga e peperoncino, mentre l’ananas dona dolcezza tropicale, i fagiolini freschezza croccante, il bambù una nota vegetale delicata, il pomodoro una lieve acidità e il mais un tocco dolce e morbido.

Io lo propongo con i panini fritti cinesi, che offrono una croccantezza dorata che contrasta con la morbidezza del pollo, mentre le alghe giapponesi aggiungono un soffio marino molto fresco. Il riso bianco completa il piatto con la sua purezza, ideale per accogliere la salsa. È una pietanza che parla di complicità: cremoso, croccante, aromatico, costruito su diverse consistenze, perfetto per una cena romantica e lo si può gustare al Ristorante asiatico La Fortuna di Sabrina Wu, a Sovigliana Vinci, che ha da poco festeggiato i 10 anni di attività.

In abbinamento funziona splendidamente un sakè base, elegante e pulito, con aromi fruttati e una freschezza che avvolge il palato. La sua morbida acidità accompagna il curry senza sovrastarlo, rendendo la pietanza ancora più invitante.

CHIARASTELLA FOSCHINI

San Valentino si avvicina inseguito dal Martedì Grasso. Cuori, rose rosse e cioccolatini fanno quasi fatica a emergere nel mare di colori del Carnevale affastellato nelle vetrine e nei supermercati. Forse è per questo che quando ho chiesto al mio compagno cosa desiderasse di buono per festeggiare la festa degli innamorati in casa, ha risposto, con mio stupore: “lasagna con le polpettine”.

Per lui – dice – è un piatto voluttuoso e succulento. Come dargli torto? La polpettina fritta, piccola e croccante, immersa nel ragù napoletano, è baciata dalla ricotta, abbracciata dal caciocavallo e si sveste fuggendo dalla sfoglia: libidinosa. Il mio sommelier consiglia di annaffiarla con un Titolo Superiore, Aglianico del Vulture Superiore DOCG 2020 di Elena Fucci.

Fermentato in barrique di rovere francese e affinato in bottiglia. Rubino intenso, armonioso ed elegante. Al dolce penso io. Indecisa tra un mio cavallo di battaglia, la laboriosa ma semplice Crostata al cioccolato, ricetta di Ernst Knam, farcita con cremosa crema al cioccolato e una goduriosa ganache al cioccolato fondente – accompagnato da un Marsala vergine Riserva DOC 2011, Florio; e una Parmigiana al cioccolato, ricordo di una nostra fuga romantica in un piccolo bistrot sul mare Costiera Amalfitana, un dolce complesso e fiero, i cui natali vengono attribuiti alla cittadina di Maiori, abbinata a un Primitivo di Manduria dolce DOCG. Vada per la lussuriosa lasagna carnevalesca. Ma che il dolce sia di cioccolato.

VENUS NADIA KHOUNSARIEH

C’è un momento, a ridosso di San Valentino, in cui l’ansia da prestazione sentimentale bussa alla porta. Locali al completo, fiorai presi d’assalto, idee evaporate. È lì che si misura il vero talento: stupire senza sforzo, con un colpo di genio che profuma di Mediterraneo. Lo spaghetto con Colatura di Alici di Cetara DOP e bottarga è la risposta. Minimalista, sensuale, infallibile. Basta tenere una piccola boccetta di colatura in dispensa, come un segreto prezioso, e l’imprevisto diventa festa.

La ricetta è di una semplicità disarmante. In padella, a freddo, olio extravergine, uno spicchio d’aglio e un peperone crusco. La pasta — rigorosamente spaghetto quadrato — si scola al dente e si manteca con pazienza, aggiungendo acqua di cottura poco alla volta. L’aglio esce di scena; a fuoco spento entrano le zeste di limone e la colatura, dosata con rispetto. Pochi secondi, nasce una crema lucida e profonda. Finale: bottarga di muggine, grattugiata o a scaglie, in quantità generose.

È il piatto identitario di Cetara, borgo della Costiera Amalfitana che ha fatto della sapidità una lingua madre. L’abbinamento? Restiamo in costa con il Furore Bianco Costa d’Amalfi Doc 2023 di Marisa Cuomo. Falanghina e Biancolella, giallo paglierino, naso di pesca bianca e biancospino, accenti salmastri. In bocca è fresco e verticale, ma ampio quanto basta per tenere testa alla cremosità iodica della colatura. Una coppia in cucina che funziona come nella vita: con equilibrio, carattere e un pizzico di diplomazia. Perfetta per San Valentino, ma anche per ricordarsi che prendere per la gola resta un atto d’amore.

LEONARDO ROMANELLI

A San Valentino il menu ideale dovrebbe far innamorare, mettere di buon umore e lasciare spazio anche al post-cena.
Per iniziare, qualcosa di sfizioso e da condividere: un tagliere elegante con salumi formaggi morbidi e un tocco dolce come miele o marmellata. Perfetto per rompere il ghiaccio e iniziare a rubarsi bocconi in un lento crescendo. Come piatto principale, punto su qualcosa di goloso ma non “impegnativo” da fare : una pasta che si fa solo in un’occasione come questa come le penne al salmone di vecchia memoria.

Il dolce è obbligatorio, ma meglio se condiviso ed assolutamente convenzionale : tortino al cioccolato dal cuore morbido, fragole con cioccolato fondente o una cheesecake da assaggiare insieme cucchiaio dopo cucchiaio. Romantico, semplice e zero imbarazzo.

Da bere: ça va sans dire Champagne , però un cocktail secco e non troppo suadente non sarebbe male come un dirty Martini L’importante è bere qualcosa che faccia sorridere, non qualcosa che faccia dimenticare il finale della serata.

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