L’Italia, patria dell’espresso, terra dove ogni barista è un sommelier del caffè e ogni cliente è un esperto degustatore… almeno a parole. Poi però entri in un bar qualsiasi, ordini un espresso, lo bevi, e ti chiedi se non ti abbiano appena servito una tisana di carbone filtrato da uno stivale dell’esercito.

Diciamolo chiaramente: in Italia il caffè è spesso una ciofeca. E nonostante ciò, in molti si credono i guru planetari della tazzina. Ma come diceva Totò: “è la somma che fa il totale“, e qui la somma è tragica.
Il mito dell’onniscienza caffeinomane
Ogni italiano nasce con la convinzione genetica di sapere tutto sul caffè. Come no. È lo stesso fenomeno per cui in ogni famiglia c’è un “esperto” di calcio e politica. Ma sapere bere non significa sapere fare. Se fosse così, saremmo tutti chef stellati solo perché mangiamo. In realtà, la media nazionale confonde crema con schiuma, amarezza con qualità, e tazzina calda con sofisticazione, quando in realtà è solo una tazzina bollente che ti ustiona le labbra prima ancora di accorgerti che il caffè è più morto di un reality show del 2004.

Piccola lezione tecnica (per quelli col pollice sullo zucchero)
Un espresso fatto bene richiede:
- Macinatura fresca: Il caffè ossida. Se lo macini la mattina e lo usi la sera, non stai servendo un espresso, stai imbalsamando un ricordo.
- Dose precisa: 7-9 grammi per singolo, 14-18 per doppio. Non “una cucchiaiata a occhio e preghiamo San Gaggia”.
- Tamp (pressatura): Serve una pressione uniforme, non una pacca di incoraggiamento.
- Estrazione: 25-30 secondi a 9 bar. No, non 10 secondi scarsi o un minuto intero. Il primo ti dà l’acqua sporca, il secondo ti serve il cuore nero della disperazione.
E infine: la crema deve essere compatta, color nocciola, senza bolle o buchi tipo superficie lunare. Se sembra una birra sgonfia o un brodo di cinghiale, scappa.

Napoli e la truffa dello zucchero preinstallato
Ah, Napoli. Città magnifica, caffè iconico… e il trucco del secolo: mettere lo zucchero direttamente in tazzina, senza chiedere.
La leggenda vuole che questo “trucco del nonno” serva ad “esaltare il gusto”, “rispettare la tradizione”, “rendere il caffè più cremoso”. In realtà, serve a mascherare l’amarezza di un caffè tostato come la superficie del sole e fatto solo con varietà Robusta. È come il mascara sulle occhiaie: illude, ma non risolve.
E il cliente, beato e dolcemente ingannato, dice: “Ah, che bontà!”. Ma bontà di cosa? Non lo saprai mai. Lo zucchero ha neutralizzato il gusto, il corpo, l’equilibrio. È come assaggiare un vino dopo aver mangiato una caramella alla menta.

La macchina del caffè: oggetto misterioso
La macchina da espresso non è un totem magico. Va pulita, tarata, rispettata. Invece nella maggior parte dei bar è trattata come il motore di un Ape Piaggio del ’73: incrostata, ignorata, maltrattata. I gruppi non vengono puliti da mesi, l’acqua è dura come i tempi, e il macinino sputa caffè ridotto in polvere da sabbia sahariana.

Il cliente medio: “amaro è sinonimo di buono”
No. Basta. L’amaro estremo non è un pregio, è un segnale d’allarme. È la bocca che ti urla: “Questo caffè è stato sovraestratto, bruciato o fatto con una miscela di robusta da guerra chimica!”. Ma siccome siamo cresciuti con il mito del “caffè che ti sveglia perché ti schiaffeggia le papille”, lo accettiamo con orgoglio. Come chi mangia peperoncino a palate solo per non sembrare debole.

Conclusione: caffeinomani disillusi, unitevi!
Basta dogmi. Basta “così si fa da noi”. Basta “l’espresso è amaro perché sì”. Vogliamo baristi che sappiano cosa fanno, clienti che sappiano cosa chiedono, e caffè che non sembri liquido di freni.
Il caffè è una scienza, una tecnica, un’arte. Non un sacramento intoccabile. Quindi la prossima volta che vi servono un espresso cattivo… non dite “vabbè, è italiano”. Dite: “Fa schifo!”.
E magari chiedete il caffè senza zucchero. Così, per capire se sotto c’è un’anima… o solo l’inganno.








2 Commenti
Vabbè, ma di cosa sa il liquido dei freni?
Scherzi a parte la disamina è spietata ma condivido in pieno.
per fortuna che a Firenze ci sono diversi bar in cui si può bere un ottimo (specialty) caffè: ne parlavo con i baristi di una caffetteria, a Salerno vicino alla stazione ferroviaria, che concordavano (e che somministrano specialty)