La scoprii a 16 anni, durante la mia stagione al Park Hotel di Marina di Ravenna, All’epoca era un albergo di gran pregio, ci soggiornava la famiglia Gardini, pur avendo una villa nella stessa località. Anni ruggenti, si lavorava a ritmi massacranti,ad un’età che oggi non sarebbe nemmeno consentita, però si dormiva poco ed era un’età di continua scoperta.
Uscivamo presto dalla cucina tipo 21.30 e siccome la notte era lunga, iniziavamo prendendo un gelato in uno dei due locali specializzati in coppe fantastiche: alla fine della stagione io e gli altri ragazzi avremmo assaggiato tutte le specialità del menu ed una delle specialità preferite era appunto la Banana Split.

C’era una volta, in un tempo remoto in cui il gelato si limitava a essere servito in palline monotone dentro coni noiosi, un giovane visionario di nome David Evans Strickler. Era il 1904, l’epoca delle invenzioni straordinarie: l’automobile, il cinema, il telefono… ma a Latrobe, Pennsylvania, un’altra rivoluzione stava per cambiare il mondo gastronomico.
David, apprendista farmacista (all’epoca le farmacie vendevano più dolci che medicine, oltre ai liquori, e tutto sommato forse non era poi una cattiva idea), trascorreva le sue giornate tra sciroppi e zuccheri, con un solo obiettivo: creare il dessert definitivo.

Un giorno, illuminato da un’idea geniale, prese una banana – frutto all’epoca esotico e affascinante rispetto ad oggi considerato oramai europeo– e la tagliò a metà per il lungo. Non contento, piazzò tre sontuose palline di gelato tra le due metà, come fossero gioielli su un cuscino dorato e tradizione vuole che fossero vaniglia, cioccolato e fragola. Poi via con i topping: cioccolato, fragola e ananas, panna montata, noci croccanti e – ovviamente – la ciliegina sopra, perché una banana divisa in due non poteva certo essere lasciata a metà anche nel finale.
Il risultato? Un capolavoro. Un’esplosione di gusto. Un’ode all’eccesso.
I clienti della farmacia impazzirono. Studenti, casalinghe, uomini d’affari e persino severi signori con baffi a manubrio accorsero per assaggiare questa creazione divina. Il prezzo? Dieci centesimi. Tanto costava la felicità nel 1904.

La notizia della Banana Split si diffuse come il profumo di una pasticceria in una giornata di dieta, e presto altri gelatai iniziarono a copiarla. La città di Wilmington, Ohio, cercò persino di prendersi il merito dell’invenzione, ma la storia ha stabilito che fu Latrobe la vera patria di questa meraviglia zuccherina.
Oggi, la Banana Split è un’icona. Un simbolo di gioia, di abbondanza, di puro godimento senza sensi di colpa (o quasi). È la dimostrazione che a volte, per fare la storia, basta un pizzico di creatività, una banana ben tagliata e tanta, tanta panna montata.








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