Poteva mancare la lista dei regali da fare per Natale? Regali gastronomici e non, pensieri, idee, dopo un anno passato ad assaggiare, mangiare, degustare, bere, insomma lavorare.
SABRINA SOMIGLI

E’ il piatto cult di Natale in casa Somigli ed è preparata (da me) con carote, patate e piselli, sbollentati in acqua e aceto e poi conditi con maionese montata con la frusta. Aborro ogni frullatore o peggio ancora minipimer per fare la maionese; la faccio a mano da sempre, anche quando ero al ristorante. Ognuno ha i suoi problemi. E quindi la soviet salad, come la chiamiamo in casa, non sarà solo la regina degli antipasti sulla mia tavola natalizia, ma sarà anche il regalo per qualche amico, come da pluriennale tradizione. E’ confezionata nelle vaschette di alluminio e priva di fiocchi, fiocchettini e altre amenità che non vanno d’accordo con il frigorifero.
DANIELE MARRANI

OMAGGIO A MIA MAMMA
Il Natale è il momento in cui la tradizione incontra l’emozione, e quale dono migliore se non un piatto che racchiude memoria, innovazione e territorio? Lo Chef napoletano Ciro Sieno nel suo ristorante Enigma a Reggio Emilia, ha creato un capolavoro che porta un nome semplice ma carico di significato: “Omaggio a mia mamma”. Gli ingredienti sono pochi ma straordinari: candele spezzate in bianco, brodo di Parmigiano, burro al Parmigiano, scampi crudi e tartufo nero . La ricetta nasce dal ricordo dei pranzi d’infanzia, quando la madre dello chef preparava una pasta al burro, piatto umile e rassicurante. Sieni lo ha trasformato in una creazione gastronomica che unisce memoria familiare e ricerca contemporanea.
Il procedimento è tanto poetico quanto tecnico: il brodo di Parmigiano viene lasciato riposare una notte in frigorifero, così da separare il grasso e ottenere un burro al Parmigiano puro e intenso. La pasta, cotta direttamente in questo brodo, assorbe tutta la ricchezza del formaggio emiliano. A questa base lo chef aggiunge gli scampi dell’Adriatico, portando il mare dentro un piatto di terra, e completa con il profumo inconfondibile del tartufo nero di Viano, simbolo della sua filosofia di cucina come fusione regionale. Il risultato è un piatto che racconta una storia: la semplicità di un gesto materno che diventa alta cucina, la sostenibilità di una tecnica che valorizza ogni parte dell’ingrediente, e l’eleganza di un incontro tra mare e terra.
Regalare questo piatto a Natale significa donare non solo un’esperienza gastronomica, ma anche un frammento di memoria e di emozione. È un invito a sedersi a tavola e condividere, proprio come accadeva nelle case di una volta, quando la pasta al burro era il simbolo di un amore semplice e autentico.
CHIARASTELLA FOSCHINI

STRUFFOLI
Trovo una buona idea donare prodotti gastronomici che ricordino l’infanzia, perché i loro sapori e aromi trasmettono emozioni autentiche. Recentemente, parlando di usanze e tradizioni legate al Natale, ho scoperto che in pochi fuori dalla Campania conoscono uno dei dolci per eccellenza che impresiosiscono le tavole ricche e festose: gli struffoli. Ecco perché scelgo queste piccole sfere dorate ricoperte di miele suadente come prodotto gastronomico del Natale 2025. Il morso non incontra croccantezza, eppure non è morbido, è consistente ma senza ostacoli. Il colore è oro, frutto di una frittura sapiente. Il miele è liscio, sciolto a regola d’arte. Il tocco irresistibile dei confettini colorati rendono gli struffoli un dolce immancabile per il Natale. Presi in pasticceria o fatti in casa, rappresentano la dolcezza che accompagna le feste e l’opulenza fatta con pochi e semplici ingredienti. Uno stupore per gli occhi, un’esplosione per il palato. Uno struffolo tira l’altro: irrinunciabili.
RICCARDO MARGHERI
REFRIGERATORE PER BOTTIGLIE

Il confine tra nerd del vino ed enoappassionato consapevole è molto sottile. Vedi i numerosi gadgetsper il servizio del vino che ammiccano dalle pagine web: indispensabili, utili o fini a se stessi? Spesso la risposta è più che altro uno stato mentale… Mi ha attratto la pubblicità di un refrigeratore per bottiglie (marca: Sosayet, teutonica. Lo si trova su Amazon) costituito da un’asta cava riempita di glicerolo che può essere potentemente raffreddato ponendola in freezer il tempo necessario; inserita nel collo della bottiglia, può abbassare (e mantenere!) la temperatura del vino a livelli adatti al servizio. Non solo: il centro dell’asta è forato, così non vi è bisogno di rimuoverla per versare, tanto più che l’estremità non immersa ha la foggia di un drop stop. Vantaggi: minore ingombro, minore dispersione di calore per più ridotta superficie rispetto alla classica glacette. Indispensabile? Paliamone. Utile? Verosimile. Da provare, o da far provare regalandolo.
STEFANIA FAVA

MACCHERONI DI CAMPOFILONE
Nella tradizione romana, la sera del 24 dicembre è il cuore pulsante delle feste, a differenza di alcune regioni che invece si concentrano maggiormente sul pranzo di Natale.
È la notte in cui la famiglia si riunisce, si aspetta la mezzanotte, si scartano i regali e si celebra davvero lo spirito natalizio. Nella mia famiglia, grazie alle origini marchigiane di mio padre, abbiamo un piccolo rito: preparare le fettuccine di Campofilone IGP con vongole veraci. È un piatto che unisce le tradizioni di casa nostra al gusto del mare, perfetto per una Vigilia, tutta rigorosamente a base di pesce. Le fettuccine di Campofilone nascono a Campofilone, piccolo borgo delle Marche, tra Fermo e il mare Adriatico. La loro origine è domestica perché venivano preparate a mano dalle donne del paese già tra Settecento e Ottocento, soprattutto per le feste importanti che utilizzavano solo uova freschissime e farina come unici ingredienti. La sfoglia veniva tirata sottilissima e tagliata in fili finissimi, quasi impalpabili.
Per molto tempo sono rimaste una produzione familiare, tramandata di generazione in generazione e solo nel Novecento sono iniziate le prime lavorazioni artigianali su piccola scala, mantenendo il metodo tradizionale .Oggi le Fettuccine di Campofilone IGP sono riconosciute come eccellenza marchigiana. Restano un simbolo di cucina semplice, identitaria e legata alla memoria, come un quaderno di ricette che profuma ancora di casa. Ma per il romano non è Vigilia di Natale se non si frigge ! A questo piatto si aggiunge un fritto dorato di carciofi e broccoli proprio come vuole la tradizione.
MARCO TIRINNANZI

PASTICCERIA BANCI
Scaffali stracolmi di pandori e panettoni non solo dolci ma anche gastronomici per giunta, con i più allettanti – almeno nell’idea di marketing – abbinati a qualche bottiglia dal poco carattere, e tutti rigorosamente a buon mercato. Pile e cataste di torroni duri come macigni già scontati prima ancora che le feste siano passate, e scatoloni da sedici e più pezzi di ricciarelli sovraccarichi di zucchero che pesano meno di una piuma e costano poco più di un caffè servito in piedi al bar. L’arma da brandire – in una guerra impari con la grande distribuzione che affila le sue unghie appena trascorso il tempo di togliersi qualche caramella di Halloween dalle tasche e bombarda incessantemente coi suoi packaging scintillanti – è quella della qualità, a discapito dei grandi numeri e delle grandi offerte. Il binomio ‘spendo meno mangio di più’ è un assioma discutibile, messo in crisi anche dai nutrizionisti, perfino quelli più innovativi, con buona pace del portafoglio, che non andrà certo in crisi per l’acquisto di un dolce natalizio di qualità. Cibi ultraprocessati, zuccheri invertiti, esaltatori di sapidità, glutammati. Tutti ingredienti che almeno nel periodo delle feste possiamo tranquillamente accantonare o quantomeno limitare: che il Natale sia solo l’infinita disputa tra un panettone e un pandoro (sì, pure quello sia ben chiaro), fatto però ad arte da un pasticcere che non sia per forza blasonato o di grido, ma in cui riponiate tutta la vostra fiducia, o per il quale perché no rischiare un azzardo. Quest’anno la scelta è (ri)caduta sui panettoni della Pasticceria Banci, nel centro di Pistoia, in piazza San Bartolomeo, guidata da Marcello Cesare con al fianco sua sorella Domenica, campano da anni in Toscana (forse uno dei pochi tifosi arancioni originari di Benevento), che oltre a babà e sfogliatelle e pastiere che meritano un abbonamento a vita, conosce l’arte antica della lievitazione, quella tipica del Nord Italia. Due quelli acquistati, uno classico con uvetta e canditi (il metro antico di giudizio con cui pesare un mastro pasticcerie sul dolce tipico delle feste) e l’altro pera e cioccolato, decisamente più goloso. Uno diventerà regalo, l’altro a stento arriverà a vedere l’anno nuovo. Ai posteri l’ardua sentenza.
CAMILLA FONDELLI

Blauburgunder Pinot Nero Vigneti delle Dolomiti IGT
Meczan, 2023
TENUTA J. HOFSTÄTTER
Il Pinot Nero Meczan prodotto da Hofstätter nasce dall’altopiano di Mazzon in Trentino Alto Adige, una zona particolarmente vocata per la coltura di questo vitigno, ed è ottenuto da uve pinot nero coltivate su terreni argillosi e calcarei, che gli conferiscono un profilo elegante ed un profumo intenso. L’uvaggio è 100% Pinot Nero, la fermentazione avviene in botti di cemento e la maturazione in barrique.
Il colore è rosso rubino vivace e luminoso, al naso esprime un piacevole bouquet di frutti di bosco, ciliegia e fragola, note floreali fresche e lieve speziatura. Al palato è morbido, sottile, con ritorni fruttati accompagnati da una gradevole freschezza e mineralità che invita al sorso.
Per la sua freschezza e vivacità e la struttura snella con tannini sottili, Meczan può essere un ottimo vino rosso da abbinare ad un piatto tipico del pranzo di Natale come i tortellini in brodo.
Grazie alla sua acidità e ai tannini morbidi, non sovrasta il piatto, ma riesce a bilanciare e a “pulire” il palato e a valorizzare la morbidezza e sapidità dei tortellini.
DONATELLA STIVOLI

WAFERINI BABBI
Nel periodo natalizio il regalo gastronomico resta una scelta diffusa. Tra le varie opzioni, io sceglierei di regalare un prodotto dolciario, semplice e facilmente condivisibile. Cibo e dolci accompagnano momenti di incontro, soprattutto durante le festività.
In particolare, opterei per il Waferino Babbi ripieno di crema, fiore all’occhiello della Babbi 1952 rinomata azienda di produzione dolciaria. Le sottili cialde alternate a strati di crema creano una consistenza leggera, adatta a diversi momenti della giornata. Un’alternativa altrettanto golosa sono i Viennesi, sempre della Babbi 1952: cuori di wafer con cremoso ripieno, avvolti da un finissimo strato di cioccolato. La porzionabilità e il formato delle confezioni, pensati anche per il periodo natalizio, ne facilitano la condivisione in famiglia o tra amici.Scegliere di donare un prodotto gastronomico mantiene un valore immediato: a Natale, regalare dolci rappresenta per me una scelta sobria, legata al piacere del gusto e alla convivialità.
PAOLO PELLEGRINI

PRANZO DI NATALE
Il regalo gastronomico che ho scelto per quest’anno è… una giacca da cameriere. Beh, a dire il vero non ci sarà l’uniforme, però ci sarà la funzione: il mio regalo è in fatti il servizio in tavola, nella Basilica di San Lorenzo per un giorno trasformata in meravigliosa “sala da pranzo”, ai circa 500 o 600 “invitati” della Comunità di Sant’Egidio. Un’esperienza fatta per la prima volta lo scorso Natale, alla soglia del mio settantesimo compleanno, dunque un regalo doppio: l’ho fatto volentieri a loro, a quei tanti occhi di tante provenienze, e di tante differenti esperienze, che per un giorno almeno si illuminano del sorriso per poter godere di un pranzo vero, con tante portate, oltretutto – devo ammetterlo – anche con piatti cucinati bene, con attenzione e cura. E tanta allegria, e tanti scherzi, e il mio vecchio amico Ali contento come… un Natale, appunto, anche lui che pure è islamico. Regalo doppio, ho detto: quello bello e vero è per me, e me lo porto dentro.
ROBERTA PERNA

IO SONO NASO IL LIBRO
Il Natale ha sempre un che di nostalgico: il ricordo di persone, di gesti passati, momenti vissuti, riti. E sotto l’albero, tra i regali, non può a mio avviso mai mancare un qualche cosa di retrò, come un libro ad esempio, diventato ormai per molte persone un oggetto desueto, faticoso, troppo impegnativo. Quello che voglio consigliarvi si chiama “Io sono naso”, scritto da Ilaria Legato, consulente, brand designer e formatrice specializzata in Hospitality, che sfida le mode in ben due modi: mettendo sulla carta, e non sul web, le sue conoscenze e parlando dell’olfatto, uno tra i sensi meno usati. In questa pubblicazione esso diviene strada per costruire un’immagine efficace, un brand solido e creativo per chi non vuole farsi fagocitare da immagini che scorrono alla velocità della luce, per dissolversi altrettanto rapidamente. Non importa che siate brand strategist, architetti o albergatori, basta siate curiosi e vogliosi di “comprendere e comunicare attraverso l’invisibile”. Per concludere con ironia, rivolgendoci a chi ama il cibo… ma una lasagna senza il profumo di lasagna sarebbe mai riuscita, così come ha fatto, a conquistare il modo intero?
GILBERTO BERTINI

VALTELLINA
Tra tutte le specialità gastronomiche di cui l’Italia è ricca come regalo di Natale scelgo un paniere ricco di squisite leccornie prodotte nella meravigliosa Valtellina. Ecco dunque, i pizzoccheri, ottenuti da fiero grano saraceno locale, che cucinati con patate, verza e Bitto, un formaggio tipico, diventano un perfetto piatto invernale. E poi un sacchetto di polenta, per preparare la “Taragna” che serviamo in abbinamento con la nota Bresaola IGP. Accompagnamo il tutto con un Rosso della Valtellina, Nebbiolo di montagna, e il pacco regalo è servito. Nella DOP economy italiana che rappresenta un’unicità mondiale con decine di migliaia di prodotti della filiera alimentare prodotti in tutto lo stivale, è facile addentrarsi per fare un regalo che è un viaggio con il gusto e con la fantasia.
FRANCESCA PINOCHI

IL DOLCE GIULEBBE
Per Natale amo regalare prodotti gastronomici, piccoli piaceri che raccontano una storia e un territorio. Quest’anno ho scelto qualcosa di davvero particolare: il Giulebbe, un dolce da forno curioso già nel nome e irresistibile al primo assaggio.
Siamo a Lari, nell’entroterra pisano, dove la famiglia Bernardeschi, fornai dal 1927, porta avanti da quasi un secolo una tradizione artigianale che è diventata un punto di riferimento per tutto il territorio. Oggi il forno è guidato da Stefano e dal figlio Tommaso, che nel laboratorio di via IV Novembre sfornano pane, schiacciate, dolci e grandi lievitati come panettoni e colombe pasquali.Il Giulebbe conquista subito: il nome richiama, in senso figurato, uno stato di felicità e in effetti è difficile non esserlo mentre lo si assaggia. È un dolce perfetto per accompagnare la tavola delle feste, originale e sorprendente. Ha la forma di un grande plumcake, l’impasto soffice del panettone, albicocche semi-candite all’interno e una copertura croccante di glassa e codine di zucchero.
Io l’ho gustato con un filo di cioccolato al latte: la morbidezza dell’interno, la dolcezza dell’albicocca e la croccantezza della glassa creano un equilibrio davvero piacevole.È un regalo natalizio diverso dal solito, buonissimo e ricco di personalità. E già che ci siete, vale la pena approfittarne per visitare Lari, un borgo affascinante, ricco di tradizioni enogastronomiche e Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Da vedere assolutamente lo splendido Castello dei Vicari, antica rocca medievale un tempo sede di tribunale e carcere, oggi museo interattivo.
ADRIANO GUERRI

LUPO BIANCO
Per Natale ho regalato questo vino. Si presenta bene e ritengo che sia un ottimo vino, a regalarlo si fa buona figura. Lupo Bianco Toscana Igp Rosso 2019 L’Impostino – Sangiovese e merlot. Rosso rubino, con riflessi granato, con sentori di mora, amarena, ribes nero, cannella, liquirizia e menta, al gusto è rotondo, pieno, appagante, generoso e persistente. L’Impostino si trova nel comune di Civitella Paganico, nei pressi delle Terme di Petriolo ad altimetrie di c.a 380 metri s.l.m. Si estende in una superficie di circa 52 ettari, di cui oltre 20 ettari sono vitati, circondati da 30 ettari di suggestivo bosco di lecci e sughere e da 2 ettari di ulivi. Un anfiteatro naturale di straordinaria bellezza. L’azienda è nata nel 2002 Il vitigno principe è il “Sangiovese”, vinificato in purezza o con altre piccole percentuali di altri vitigni autorizzati, autoctoni e alloctoni, come vermentino, merlot, alicante, petit verdot e syrah. Di proprietà dei coniugi bresciani Patrizia Chiari e Romano Marniga, si sono innamorati di questo meraviglioso lembo di Toscana tanto da trasferirsi.
VENUS NADIA KHOUNSARIEH

“ A TE E FAMIGLIA”
L’insostenibile leggerezza del lievito madre
Dimenticate i soliti pacchi di pasta artigianale destinati a prendere polvere. Se quest’anno volete davvero mettere alla prova un’amicizia – o cementarla per sempre – regalate del lievito madre.
Sì, avete capito bene. Non è un semplice ingrediente, è un’adozione a distanza ravvicinata. È il Tamagotchi dei gourmet, un organismo vivente che non abbaia, ma che se ignorato sa essere più vendicativo di un parente lontano a cui avete tirato pacco. Donare il lievito madre è un atto di coraggio: consegnate una creatura che richiede rinfreschi, temperature controllate e una buona dose di pazienza. Perché farlo, allora? Perché in un mondo che ha smarrito il ritmo dell’attesa, il lievito madre è un sovversivo. In quel barattolo c’è un invito esplicito alla lentezza. Regalare la “madre” significa augurare a qualcuno di ritrovare il proprio tempo: saper aspettare che le cose accadano, osservando una bolla d’aria che si forma con la stessa meraviglia con cui si guarda un traguardo raggiunto.
Ma il vero senso sta nel rito che ne deriva. Fare il pane o un dolce in casa chiama la tavola, il profumo nelle stanze e lo “spaccio” di un dono che si moltiplica. È sperare in una casa piena di ospiti, di croste croccanti da spezzare insieme e di conversazioni che, come l’impasto, hanno bisogno di tempo per maturare. È un promemoria vivente che cucinare – come vivere – è una pratica condivisa. Ed è forse questo l’augurio più sincero. Un “buon proposito” che, speriamo, duri almeno fino a Carnevale.
LIRIO MANGALAVITI


Di un vino cosa vi attrae, cosa muove la vostra curiosità? Il nome dell’azienda forse, se fino a poco prima vi era del tutto sconosciuto. In questo caso si tratta quasi di uno scioglilingua, Amaracmand, che in Romagna significa “mi raccomando”. Una ristretta compagine di quasi giovani intorno ai 40 ha rivitalizzato e ammodernato la produzione vitivinicola sulle colline che da Cesena salgono verso Roncofreddo e l’appennino. Cantina e motivazioni sono tecnologicamente all’avanguardia l’una e fervidamente ricche di entusiasmo le altre. Da segnalare Madame Titi, uno charmat da uve di pignoletto e pagadebit con liquer d’expedition di albana e trebbiano; Imperfetto, blend di uve rosse che maturano in legno. Biologici e a zero solfiti, impreziositi da etichette accattivanti.
LEONARDO ROMANELLI

Cosa può essere un regalo per natale? Qualcosa che rimanga nella memoria e, nel caso fosse gastronomico, anche nelle papille e nella memoria olfattiva. Se poi durasse nel tempo sarebbe ancora più bello. E allora un regalo gradito potrebbe essere l’olio. Olio EVO, più di una bottiglia, proveniente da regioni diverse, in confezioni piccole, per avere più tempo e pietanze con il quale gustarlo. Un regalo di altri tempi ma incredibilmente attuale.








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