UN FIUME E LA SUA VALLE
Ci sono centinaia di motivi per concedersi un viaggio in Cile. Il fascino dei paesaggi estremi del Deserto di Atacama, la Patagonia selvaggia, il mistero dell’Isola di Pasqua con le sue statue che sorvegliano l’oceano. O forse, come nel mio caso, è l’amore per il vino a condurmi qui, alla scoperta delle terre che hanno reso il Cile una delle più promettenti regioni vitivinicole del Nuovo Mondo.

A soli quaranta minuti da Santiago, la Valle del Maipo si svela come un’oasi di vigneti plasmata dalla natura. Attraverso dolci colline e terre intrise di minerali, il Rio Maipo scorre lento attraverso questa regione. Qui, dove le Ande si ergono a protezione e la brezza oceanica mitiga il calore, nascono alcuni dei cabernet sauvignon più rinomati al mondo.

VIÑA SAN PEDRO TARAPACÁ
Il paesaggio muta rapidamente. Dalla frenesia di Santiago, con il suo traffico e i grattacieli di vetro, mi ritrovo immersa in una valle dove tutto rallenta. Poi, all’improvviso, la strada si interrompe. Un uomo in divisa solleva lo sguardo e, con un gesto pacato, apre le sbarre: da qui inizia la strada privata della Viña San Pedro Tarapacá, dieci chilometri di vigneti che scorrono come un carosello cinematografico ai lati dell’auto.
Sto entrando in un luogo che respira storia dal 1874, quando Francisco de Rojas y Salamanca fondò quella che allora si chiamava Viña de Rojas. Quasi centocinquant’anni dopo, quella piccola cantina familiare è diventata parte di VSPT Wine Group, nato dall’unione tra Viña Tarapacá e Viña San Pedro – da qui il nome che vediamo oggi sulle etichette. Il gruppo oggi è il secondo maggiore esportatore di vino cileno nel mondo, con oltre 4.200 ettari di vigneti complessivi.

Dopo quindici minuti di viaggio all’interno della tenuta, ecco la Casa Rosa, un’elegante villa cipria dove la cantina accoglie i suoi ospiti. Ad attenderci c’è Isabel, la nostra guida, con un sorriso caloroso e una voce calma che sembrano incarnare l’essenza di questo luogo. L’interno è un equilibrio tra eleganza e armonia, con ampie vetrate che si affacciano su un giardino curato.
Isabel ci guida attraverso il giardino con passo tranquillo. “La storia di questa cantina è legata alla terra tanto quanto lo sono le radici delle sue viti”, dice indicando le vigne in lontananza. “Per comprenderla davvero, bisogna partire da lì.”

IL TERROIR DELLA VALLE DEL MAIPO
Camminiamo tra i filari di cabernet sauvignon e carmenère, le cui foglie si muovono nella brezza. Il sole illumina i grappoli maturi, pronti per la vendemmia. Isabel si ferma, raccoglie un acino tra le dita e sorride.
“Le viti qui sono tutte a piede franco. In Cile non siamo soliti usare il porta innesto. La fillossera qui non è mai arrivata.” La sua voce è ferma, decisa.
Il Cile è uno dei pochi luoghi al mondo dove il flagello della fillossera non ha attecchito, lasciando intatti interi vigneti e permettendo alle piante di crescere sulle proprie radici originali. Il motivo non è del tutto chiaro, ma si ritiene che il pH acido del suolo e l’isolamento naturale tra Ande e Oceano Pacifico abbiano creato una barriera invalicabile per l’insetto parassita che, alla fine del XIX secolo, ha devastato i vigneti europei e oltre.

Mentre proseguiamo il cammino, l’ambiente stesso racconta la storia del terroir. I suoli, di origine alluvionale e vulcanica, hanno una struttura sciolta e ben drenante, permettendo alle radici delle viti di spingersi in profondità alla ricerca di minerali. Questo dona ai vini una grande concentrazione aromatica e una finezza tannica distintiva.
“La nostra filosofia enologica è profondamente legata al rispetto di questo equilibrio naturale,” spiega Isabel mentre ci proseguiamo verso la zona di produzione. “La sostenibilità non è una scelta, ma una necessità.” VSPT Wine Group è infatti all’avanguardia nelle energie rinnovabili e si è impegnata a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. I pannelli solari che scorgo sul tetto della cantina ne sono la testimonianza concreta.

IL VIAGGIO SENSORIALE
La lunga tavola di legno è apparecchiata con una cura essenziale, con calici sottili bottiglie accuratamente disposte. L’aria profuma di legno e di uva matura, e mentre prendo posto, Isabel versa il primo vino.
Il Sauvignon Blanc Gran Reserva 2023, proveniente dalla Valle di Casablanca, danza nel bicchiere con riflessi giallo paglierino e sfumature verdastre. Avvicino il naso al calice e un’ondata di freschezza mi investe: camomilla, finocchietto selvatico, un accenno di aneto. Poi arriva l’ananas, dolce e maturo, e un leggero sentore di resina. Il primo sorso è vibrante, con una sapidità netta e un finale che lascia una scia appena amaricante, come una promessa di freschezza che non si esaurisce subito. Un vino perfetto per un ceviche.

Il secondo calice rivela il colore deciso del Carmenère Gran Reserva 2023, un rosso profondo dai riflessi porpora scuro. Isabel mi spiega che la denominazione “Gran Reserva” in Cile non segue un disciplinare rigido, ma indica generalmente un passaggio in barrique di 8-12 mesi. “L’unico vincolo è la gradazione alcolica, che deve essere compresa tra i 12,5° e i 16°”, aggiunge, mentre roteo il vino nel bicchiere. Il profumo è avvolgente, dominato da frutti rossi, liquirizia ed eucalipto. Chiudo gli occhi e assaporo la rotondità dei tannini, la carezza di una spezia sottile sul finale. Ideale con un’ empanada di carne.

Segue il Cabernet Sauvignon Gran Reserva 2023, il re indiscusso della Maipo Valley. Questo vino ha passato 14 mesi in barrique di rovere francese, e si sente. Nel bicchiere mostra un rosso rubino intenso e profondo. Il primo impatto olfattivo rivela prugne mature, note di legno elegante e il tocco pungente del pepe verde. In bocca la struttura è poderosa, il tannino deciso ma levigato, il finale lungo e speziato. Mentre lo assaggio, immagino un asado su una griglia fumante.

L’ultima bottiglia è una scoperta affascinante: l’Orgánico Gran Reserva 2021, un blend di cabernet sauvignon, carmenère, syrah, cabernet franc e petit verdot – vitigni che i fratelli Correa Albano importarono dalla Francia quando fondarono Viña San Pedro nel 1865. Il colore presenta vivaci riflessi granati. Al naso emergono caffè tostato, cacao amaro e un accenno di visciole, mentre in bocca si distende con morbidezza mantenendo la tensione minerale. Un vino da gustare davanti a un tagliere di chorizos e selvaggina.

Mi prendo un momento per osservare il calice tra le mani. Ogni vino assaggiato è stato un frammento di questa terra, un incontro con la sua storia e il suo carattere. Lascio la tenuta con la certezza che ciò che ho trovato qui va oltre la qualità dei vini: è un territorio che continua a raccontarsi vendemmia dopo vendemmia. E mentre il Cile si afferma sempre più nel panorama enologico globale, queste valli sembrano solo all’inizio del loro viaggio, pronte a svelare nuove sfumature a chi saprà ascoltarle.
Consigli e link sulle cantine da visitare in Maipo Valley e dove concedersi un bel pranzo :
– Viña San Pedro Tarapacá
– Viña De Martino
– Viña TerraMater
– Harás de Pirque ( Alta Maipo)








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