Negli anni Ottanta mi sono piaciuti davvero tanto i Duran Duran complice la mia età, ovvero quando ero un teenager che riusciva a riunire la passione di gruppi musicali di espressioni diverse: insieme a loro ascoltavo Spandau Ballet, U2, Depeche Mode..gli Wham non li reggevo, meglio George Michael solista.

Vederli al Festival di Sanremo dopo circa 40 anni dalla prima esibizione, mi ha colpito e mi ha messo di fronte ad una realtà innegabile: il tempo passa per tutti, per me ma anche per loro. Non parlo da un punto di vista fisico, anche se la gestione del look potrebbe essere gestita in maniera un po’ accorta. Non amo i capelli tinti, i ritocchini della pelle, meglio vedere i segni del tempo che danno un’idea di verità, quelle rughe che colpiscono in positivo, il colore brizzolato o bianco che non è così disdicevole…in Italia ad esempio vedere i Pooh mi ricorda tanto il concetto di uomini bionici, ma applicare lo stesso concetto ai miti del passato è un po’ dura.

Non so perché mentre osservavo la performance ( si dice così vero?) mi è venuto in mente il mio settore e quindi i cuochi che mi hanno commosso, fatto piangere dall’emozione e che ora vedo coltivare con piacere un successo acquisito ma non può essere certo pensato al presente come era al passato.

Non sono solo i cuochi, dico la verità, ci sono personaggi ufficiali come giornalisti, produttori di vino e di cibo, capi di associazioni che parlano oramai con parole già sentite, come un disco rotto. E penso a quanto possa essere più facile ad un certo punto lasciare la scena con grande dignità piuttosto che proseguire senza avere qualcosa di nuovo da dire.

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