Eppure sarebbero anche tanto buoni..i vini da dessert hanno un folto pubblico di estimatori, che magari li preferiscono utilizzare come vini da meditazione piuttosto che da fine pasto, per apprezzarne al meglio le sfumature odorose, il delicato retrogusto, la dolce avvolgenza. Ma anche per chi ama giocare, gli abbinamenti con i formaggi o la piccola pasticceria diventa un’occasione per provare sensazioni inconsuete e stimolanti. Se però andiamo a vedere come sno gestiti nei ristoranti, viene spesso da rabbrividire: in alcuni locali più popolari, il vino dolce è il classico prodotto liquoroso, senza arte ne’ parte, che serve unicamente per ammorbidire i biscotti mentre, nei ristoranti di classe, la scelta è ampia a prezzi improponibili. E qui arriva la questione: perchè spesso, la proposta di un vino dolce, ovviamente al bicchiere, non è accompagnata da una carta dei vini da dessert con i relativi prezzi? Molti ristoratori non si rendono conto che il vino dolce rappresenta il ricordo finale e vedersi addebitare il prezzo di una consumazione, a volte accettata solo perchè ritenuta”offerta”, lascia una pessima sensazione, che rovina la bontà del lavoro svolto durante una cena. Ancora peggio quando si va ad addebitare anche un secondo bicchiere di vino, quasi forzatamente proposto come consumazione. Chiarezza nei confronti del consumatore, altrimenti i vini da dessert portano allo stress!

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3 Commenti

  1. Caro Prof, ha toccato un tasto su cui sono sempre stato sensibile. Non ho mai potuto sopportare il fatto che nella maggior parte dei ristoranti italiani, la scelta dei vini da dessert si limitasse al “moscatino”, al “passitino” per non dire poi del “vinsantino”. Quanta differenza con i nostri cugini d’Oltralpe che al dessert hanno sempre attribuito ben altra importanza, anche nella scelta dell’abbinamento con i vini dolci. Tant’è, da modesto Sommellier ma da appassionato amante del genere, nel ristorante di mia moglie ho introdotto da un paio di anni una vera e propria carta dei dessert, nella quale – oltre alle proposte dei vari dolci – è affiancata una lista (prezzata) di circa 15 vini, con proposte credo non banali e comunque anche con intento didattico. E devo dire che la cosa ha sempre un buon successo, anche proprio per la curiosità della clientela nel conoscere vini da meditazione provenienti dalla Francia, dal Friuli, dalla Puglia, dalla Sardegna, o anche Cile e Portogallo. E ha perfettamente ragione: molto spesso il dessert così proposto diventa il motivo per il quale molti clienti ritornano..

  2. io invece vedo la cosa dal lato opposto a quello di Stefano: il vero limite delle carte dei vini in Italia è proprio sul fronte “vino da dessert”. Qui si è indotto da tempo il cliente a pensare che certi passiti o muffati che altrove sarebbero giustamente riservati al plateau dei formaggi, oppure al fois gras possano essere un buon abbinamento per ogni tipo di dolce.
    E attenzione, il disprezzo contenuto nella parola “moscatini” indica che questo errore ha radici profonde.
    Il Moscato d’Asti di fatto sarebbe la tipologia che ha più corrispondenza di abbinamento con tantissime specialità e ricette della pasticceria italiana: creme, dolci al cucchiaio, frutta, dolci di ricotta, dolci fritti, torte tradizionali, crostate, panna e mascarpone..
    Ma qui lo si snobba, all’insegna perenne delle mode inventate e del “famolo strano”. Quando 25 anni fa si coniò il termine “vini da meditazione” in realtà non si pensava al dessert, ma al fuori pasto. Ci vorrebbe davvero meno omologazione è il coraggio della semplicità, anche nel suggerire l’abbinamento al cliente.
    Lo stesso succede con la moda insulsa dei gewürtztraminer “a tutto pasto”. In Alto Adige deridono gli “italiani” per questo..

  3. nell’osteria dove lavoro abbiamo coniato uno slogan: “i distillati di Caino ai prezzi della zozza”…
    in pratica siamo ottimi clienti in giro e pessimi commercianti in proprio… porto a tiratura limitata, ben rye, amari, grappe levi, moscati,agrumati, rum agricoli, zacapa invecchiati, francoise peyrot alla pera… alla resa del conto il titolare li offre, per convivialità… non chiedetemi dov’è l’osteria, ci tengo al mio stipendio!!!