Sono ormai diversi mesi che ha aperto i battenti Eataly a Torino. Dovrebbero aprire, a seguire, altri negozi delle stesse dimesnioni in ben dieci città italiane. Questo scriveva a gennaio Antonio Tombolini nel suo blog. Oggi "rumors" parlano di un Farinetti impegnato a comprare i fornitori, di enotecari arrabbiati che cassano dalle proprie enoteche i vini presenti ad Eataly, venduti a prezzi insostenibili per loro. Intendiamoci, tutto va a vantaggio del consumatore, beninteso, ma l’acquisto dei prodotti a costi ribassati del 50%, forniture gratuite, acquisto di scaffali come posizionamento prodotto sono le logiche seguite da sempre dalla GDO e quindi non è poi quell’operazione così innovativa della quale si andava discutendo all’inizio dell’avventura..

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45 Commenti

  1. …..Oggi “rumors” parlano di un Farinetti impegnato a comprare..” Mi puoi spiegare cosa vuol dire?Grazie.

    Intendiamoci, tutto va a vantaggio del consumatore….” Il vantaggio per il consumatore c’è quando la concorrenza è una concorrenza “partorita” dal mercato, come si fa a dire mercato in qualcosa (EATALY) palesemente fatto con soldi pubblici (compresi quelli delle banche). Sono stato 2 giorni fà a Torino a vedere Eataly con i giovani dipendenti part -time ( che non distinguono una mortadella da un prosciutto)e i facchini riciclati ( con soldi pubblici) da qualche fabbrica chiusa.Io sfiderei chiunque a fare con i propri capitali una cosa del genere e poi vediamo quando dura!

  2. Ma da così fastidio a Tombolini che uno il tonno, l’olio e la pasta buoni(e le birre!) se li possa comprare in bei punti vendita dove poter anche mangiare (bene) a prezzi decenti, piuttosto che ordinarli con il culone incollato alla sedia del computer?

    Ciao.Schigi.

  3. secondo me Farinetti è impegnato a comprare in nome della filiera corta (se io acquisto il fornitore è ovvio che ho un risparmio). La domanda però è: la qualità, rimarrà la stessa?
    è possibile realizzare una grande distribuzione che possa conciliare l’artigianale, la qualità di prodotti unici con i consumi di massa, con le grandi quantità? Sinceramente pensavo di no… Il dilemma rimane

  4. Eataly, peró continua ad incuriosire:

    “Oggi rotta su Torino, su Eataly per girare in lungo e in largo una realtà che ogni città italiana può solo invidiare al capoluogo piemontese, realtà a cui dedicherò il servizio di apertura di Affari di Gola domenica prossima sul Giornale.”

  5. Volevo solo rispondere a Terzo sul fatto dei ragazzi “incompetenti” di Eataly:io ci vado spessissimo sia a fare la spesa che a mangiare e devo dire che oltre che ad essere gentili sono pure informati su cosa vendono , parlo sopprattutto del banco salumi-formaggi.Per quanto riguarda “le banche” , scusami ma proprio non capisco , ma se tu accendi un mutuo per comprarti una casa , chi ti da i soldi ? La banca o no?
    ciao
    Gianni

  6. Quella roba che chiamate Eataly è una vergogna, una coltellata alla schiena a tutte le piccole botteghe che, assieme ai produttori, hanno dato forza agli amici di slow food.
    Il progetto ambizioso e megalomane, tra l’altro fatto con soldi di diversi finanziatori, poteva essere passabile se partorito da un consorzio di produttori. Non in mano ad un padrone solo. Quindi un interesse solo!
    Questo lo sempre sostenuto, anche quando il pifferaio di Hamelin ha provato ad incantarmi…Ci vuole ben altro per incantare un Corsaro!!!
    Cordialmente a tutti e al padrone di casa.
    Edoardo Bresciano

  7. Scusa Corsaro,ma a me che mi frega delle piccole botteghe?
    Sono un consumatore e Eataly mi offre un posto dove fare la spesa unico in Italia.
    Vogliamo dire che la carne della Granda non è buona?
    Che le birre Baladin sono scadenti?
    Che la pasta di Gragnano e i pelati “Miracolo di San Gennaro” sono dozzinali?
    E all’Esselunga o alla Coop non ci sono.

    Ciao.Schigi.

  8. Caro Corsaro , penso proprio che le piccole botteghe anche quelle cosidette di “nicchia” non riceveranno nessuna coltellata SE SONO ONESTE , il fatto di andare da Eataly è che qui trovi moltissimi prodotti – in unico posto- cosa che non succede nelle piccole botteghe. Certo se poi vai da Peck a Milano ci senti il “gusto”.Ripeto , mi sembra interessante cosa dice questo produttore D’OC. http://tagliatellevaganti.splinder.com/post/11323255#comment

    ciao
    gianni

  9. La pasta di Gragnano non è dozzinale e le birre di Baladin sono molto buone.
    Però si parla di produzioni industriali , come quantità prodotta e come marketing, anche se di indubbia qualità.
    Corsaro, secondo me le piccole botteghe saranno salve se saranno capaci di proporre le primizie del territorio, se sapranno contattare piccoli fornitori che non possono soddisfare la distribuzione di EATALY.
    LA NICCHIA NON è A EATALY!
    Non è un caso che tra i birrifici è stato scelto LE BALADIN, un’altro microbirrificio non avrebbe potuto sostenere la quantità richiesta.

  10. Forse Eataly non sarà nicchia e credo non voglia esserlo ma neanche “produzione industriale” . Basta vedere la produzione di certi formaggi della valle Maira (Cn) o certe confetture – in vendita ad Eataly – ;sovente il tutto è a conduzione familiare , anche solo 2-3 persone , su questo sono CERTISSIMO e infatti certi prodotti non li trovi sempre , ma mi sembra giusto così.
    gianni

  11. Comprare a 10 e rivendere a 12lo può fare forse nominalmente la grande distribuzione, nessuna impresa commerciale può stare in piedi con questi margini, devono essere almeno 4 volte tanto, considerando che in un conto economico corretto l’affitto deve incidere per un 10/12 % e il personale per un 15%…per non parlare degli investimenti fatti e di tutti gli altri costi fissi…
    ecco perchè la gdo IMPONE ai suoi fornitori sconti, pagamenti lunghi, costo a scaffale etc..
    Il consumatore vuole la qualità? Giusto
    oggi però deve imparare che per ottenere certi standard qualitativi e se si vuole dire che questo prodotto sia artigianale, è impensabile produrre volumi per alimentare 1, 10, 100 eataly o chi per loro…ci sarà un’altro prodotto,con un’altra qualità, al prezzo del prodotto autentico.
    E’ questo che il buon Farinetti, da bravo imprenditore senza SCRUPOLI, ha capito, e ci ha visto il business… mi compro le aziende, il brand di qualità, e a quel punto decido io quanto come e a che prezzo vendere..lo faccio io il mercato…ma la qualità sarà sempre la stessa? Non credo…
    Quindi che ben vengano iniziative come Eataly, ma non ci prendiamo in giro che è arrivato Babbo Natale a metterci sotto l’albero primizie per tutti…e coloro che rischiano veramente di venire schiacciati da questo meccanismo se non stanno attenti sono proprio i produttori…ne riparliamo al secondo , terzo giro…

  12. Schigi sei mediocre. Non è colpa Tua. Sei così.
    Che ti frega delle botteghe? Lo sai che le fottute botteghe, un tempo, erano il tessuto della economia?
    Ma tu che cavolo ne sai di come quel tipo ha inchiodato al muro dei poveri produttori bisognosi di sogni di gloria.
    Dice bene Leonardo: si COMPRA le aziende. E sai con cosa, Schigi? Con i tuoi soldi. Poi le rivende alla GDO e parte per le Cayman. Questo è il procedimento.
    Oltretutto già visto e rivisto.
    Poi nicchia, come produttore, mi sa di cimitero. Odio quel termine. Non esiste. Siamo produttori e basta. Nelle nicchie ci vadano gli altri.
    Schigi: prova a ragionare.
    Sono un contadino che, molto incazzato, si è dato il termine “corsaro” perchè ne ho le scatole piene di vedere la porno/gastro/grafia. Cioè il gusto/business.
    Lo sai che questo mi danneggia? Io non bacio i piedi a nessuno: lo sai che mi danneggia?
    C’è solo due risposte, al mio agire. La prima è scontata: è scemo. La seconda potrebbe essere che credo in quello che faccio. Nella sostanza di quello che faccio. Non nel TUO portafoglio.
    Omaggi al paziente padrone di casa e a Marco P che ha capito tutto anche Lui.

  13. Non voglio offenderti o cercare di farlo.
    Leggendoti comunque l’adagio “scarpe grosse e cervello fino” puzza di stantio.
    A me di cosa fa l’ex proprietario di unieuro e ora di Eataly me ne frega poco.
    Non voglio fare il salvatore del mondo.
    Ho detto che a Eataly si trovano prodotti ottimi a prezzi abbordabili in un contesto accattivante.
    Il resto sono problemi vostri, se non ce la fai a sopravvivere probabilmente hai scelto il mestiere sbagliato.
    Conosco tanti contadini e bottegai che si adeguano meglio ai cambiamenti della società e del mercato senza rininciare ai propri convincimenti.

    Ciao.Schigi.

  14. Premessa: in quel posto non c’è tutto. Le produzioni artigianali vere non possono reggere richieste da GDO. Per cui GRAZIE a quel posto: seleziona gli artigiani che a testa alta campano con produzioni limitate e gli artigiani “prestigiatori” che moltiplicano pesci e pane a piacimento.

    Anche io non voglio e non mi interessa di offendere Te e nessuno altro. Per mediocre intendo superficiale.
    La famosa “educazione al gusto” dà i suoi frutti.
    Io la definisco “ipnosi al gusto” infatti ,di solito, indottrina e guida sempre a senso unico. Chissà?
    Il consumatore ideale è colui che non pensa. Dorme e dormendo si reca a fare acquisti. Parte con la sua auto, nuova ed ecologica, fa diversi Km per recarsi nel posto giusto. Chissenefrega del costo del viaggio. Risparmio 3 euro a bottiglia di birra. Vuoi mettere?
    Sul mestiere giusto o sbagliato rido: almeno io ho potuto scegliere. Per cui mi sento doppiamente spinto a lottare anche per chi un lavoro come il mio lo deve subire.
    Perchè non cambiare il mondo? E’ nostro. E’ bello. La natura può essere spietata ma quando disegna una vita è meravigliosa. E la vita vince sempre.
    Siamo solo addormentati, e ci comportiamo meccanicamente. Con il telecomando.
    Sveglia!

  15. Caro Schigi, dire che il tuo stile è tranchant vuol dire usare un eufemismo. Quello che stai dicendo”chi se ne frega come fa Farinetti, basta godere a poco prezzo” va esattamente contro la filosofia che ha ispirato la rinascita dei prodotti a rischio scomparsa. Se sono nati i Presidi Slow Food è perchè, come raccontava sempre Carlo Petrini, stavano scomparendo i capponi di Morozzo:troppo costoso allevarli bene ed il prezzo non era assolutamente remunerativo. Quindi,rischio scomparsa anche della professione dell’allevatore. Diamo quindi al prodotto un prezzo che consenta all’allevatore di vivere senza usare compromessi a livello di mangimi, utilizzo di razze diverse, ecc.Che ora anche l’associazione abbia cambiato idea, sposando la tesi che “Grande è bello” è un altro discorso, quello che diciamo in questo spazio è che coniugare alta qualità con grandi numeri appare francamente azzardato come slogan, visto che nessuno, ad oggi, è riuscito a farlo.Augurarsi che ci siano persone che cambino mestiere perchè non sono in grado di sopravvivere mi sa tanto di selezione arbitraria della specie

  16. Scusate ma gira e rigira il discorso è sempre lo stesso da secoli. Da una parte il libero mercato che autonomamente distribuisce benessere e dall’altra il mercato iniquo che deve essere corretto e guidato. Secondo me si può credere alla prima versione soltanto per interesse e soltanto quando fa comodo.
    La frase “Conosco tanti contadini e bottegai che si adeguano meglio ai cambiamenti della società e del mercato senza rinunciare ai propri convincimenti” mi pare priva di senso. Se la società e costituita da consumatori teledipendenti e passivi, come dice il corsaro, se il mercato mi dice di abbassare la qualità per aumentare la quantità, devo rinunciare ai miei convincimenti?
    Si chiama etica e non va molto d’accordo con gli interessi economici…

  17. Leonardo, leggi il disciplinare della Granda (o vai a trovare il Cazzamali).
    Assaggia la Lurisia 6.
    Vai a comprare i pomodori cuore di bue ad Eataly.
    Poi ne riparliamo.
    Già che ci sei mangiati un’ottima pizza ad un prezzo onestissimo o fatti un giro in enoteca dove troverai tantissime etichette (soprattutto piemontesi ma anche triple a) con ricarichi bassi.
    Perchè non devo apprezzare tutto ciò?

    Ciao.Schigi.

  18. Non si stà parlando della qualità, ma del sistema di distribuzione della qualità. Certo la domanda che nasce spontanea é: Ma la qualità reggerà la richiesta.

  19. Il libero mercato di per se nomn e’ sbagliato se ci si inserisce in maniera onesta…ci sara’ sempre chi vorra’ prodotti di qualita’ o genuinita’ superiore e sara’ isposto a pagare il giusto prezzo per averle…chi ad un prezzo medio si aggiudichera’ prodotti di “fascia media” e chi…vuoi per mananza di disponibilita’…vuoi per menefreghismo…vuoi per altri motivi si accontentera’ di prodotti meno “pregiati”. Benissimo..il sistema pian piano si assestera’ ed ogni fascia di prodotto trovera’ il suo mercato e ciascuna delle componenti in gioco trovera’ a sua dimensione. Tutto cio’ in un libero mercato che sia libero davvero!! Non in un libero mercato che e’ libero solom nel nome ed e’ in realta’ viziato da giochi di potere vergognosi e disonesta’ di ogni tipo. Se l’amico fritz che sta facendo del vendere a tutti ed a poco prezzo prodotti che notoriamente sono reperibili in quantita’ limitate ed a prezzi certamente non stracciati si COMPRA i produttori come si puo’ pensare che il suo primo obiettivo sia quello di mantenere invariata la qualita’ ed i suoi processi prouttivi (spesso artigianali e manuali e conseguentemente molto costosi)a discapito del suo guadagno….come si puo’ pensare che sia un sistema concorrenziale sano e paritario….come si puo’ pensare che i piccoli produttori possano sostenere il passo della GDO????? Non e’ libero mecato questo…questo e’ un ridicolo teatrino al quale siamo costretti ad assistere pagando amnche un prezzo esorbitante. Altra componente…tutto cio’ perche’ e’ possibile???? Essenzialmente perche’ viviamo in un paese che nulla o quasi fa a tutela dei nostri produttori facendo orecchie da mercante al lamento di agonia di tutti coloro che hanno fatto del rispetto di proessi di produzione…dell arte di produrrre prodotti alimentari artigianali e caserecci un’arte ed in secondo luogo perche’ no siamo educati al gusto…ma realmente ipnotizati al gusto…ma al gusto degli altri…indottrinati da chi ci vuole far credere che tanto alla fine produzione manuale o tramite l’utilizzo di robbottacci vari sono la tessa cosa…di ci pretende (e ci sta riuscendoi) di farci credere che si’…dobbiamo comperare ad Eataly perche’ conviene….perche’ prendiamo i prodotti…della stesssa qulita’ ad un prezzo ribassato del 50%….si’ oggi…ma domani???? Io vivo in una regione (l’Abruzzo) in cui viene prodotto uno dei formaggi piu’ spettacolari del mondo: il Pecorino di Farindola. un pecorino a pasta cruda prodotto utilizzando, caso unio in itaia e forse al mondo, il caglio di maiale. Beh questa perla dal profumo e dal sapore unici…ua volta preparata segue un processo di stagionatura abbastanza lungo durante il quale le sapienti mani dei produttori lo MASSAGGIANO (nel vero senso del termine) con iuna mistura di aceto di vino ed olio… la produzione per ovvi motivi e’ fortemente limitata… ditemi voi come potrebbe mai reggere l’urto di una distribuzione della portata dell’ Eataly un prodotto del genere senza subire profondi stravolgimenti…e conseguentemente il crollo della qulita’ globale del prodotto stesso.

  20. Caro Fabrizio, io mi occupo di controlli agroalimentari e ho avuto occasione di parlare con moltissimi piccoli produttori presenti ad Eataly e nessuno ha intenzione di “moltiplicare” i propri prodotti per eventuali altre aperture di Eataly (In Italia).Se poi salta fuori il “prstigiatore” di turno , stai tranquillo che sarà il mercato, prima o poi a farlo fuori.Ad Eataly, quando certi prodotti sono finiti , lo scaffale rimane vuoto , vedi anche questo post di D’OC. http://tagliatellevaganti.splinder.com/post/11323255#comment

    Salutissimi
    Gianni

  21. Forse vale la pena di fare un copiaincolla del post che dal link è abbastanza difficile da pescare:

    Vorrei dire solo due parole sulla qualità,quantità ,distribuzione ecc.,dato che ho letto parecchie inesattezze su varie discussioni -in vari blog-.Cercherò di essere breve ,sono un piccolo produttore della provincia di Cuneo , fino ad una decina di anni fa producevo es. 70 (faccio numeri a caso) , con il passare degli anni e qualche apparizione al Salone del Gusto (ebbene si) sono riuscito a far conoscere ed apprezzare il mio prodotto non solo in Piemonte ,ora la mia produzione è arrivata a 100 e qui si ferma perché andare oltre vorrebbe dire meno qualità ,su questo non ci sono discussioni. Se ora i miei prodotti li distribuisco in 10 (sempre a caso) piccoli punti vendita e ad ognuno vendo 10 pz., con il mio ingresso in Eataly , NON CAMBIA ASSOLUTAMENTE NULLA in fatto di produzione, rimane e rimarrà 100.Cambierà la distribuzione , mi pare banale, perché onestamente mi sento molto più “sputtanato” a vedere un mio prodotto venduto , magari in qualche piccolo famoso negozio di Milano , a 16 ,quando da me è stato comprato a 10 ,che non vederlo venduto a Eataly a 12 o 13 : il mio margine non cambia. Ripeto , cambierà il modo di distribuire , probabilmente ad alcuni negozi (specialmente quelli a cui alludevo prima) invece di dare 10 darò soltanto più 8.E quando il prodotto è finito , rimarranno gli scaffali vuoti .Punto. Forse non lo sapete ma esiste anche una possibilità di alternanza di piccoli produttori inoltre è certo che quando apriranno altri centri Eataly es. Milano, Genova ecc. NON troverete il mio prodotto ma altri di produttori locali. Forse gestire il limite vuol dire proprio questo o sbaglio? Ovviamente i disonesti esistono ovunque ma sarà il mercato ad escluderli , su questo non ci piove, perché il consumatore ,oggi ,è molto informato e sa scegliere , non c’è slogans che tenga.
    Spero di non aver fatto troppa confusione con i numeri , ma la realtà è questa.

    D’OC

    Mi sembra una pietra tombale sulle polemiche…

    Ciao.Schigi.

  22. Scusa d’oc parliamo francamente…da Cuneesi.
    Non è meglio appoggiarsi a dieci rivendite per distribuire il proprio prodotto?
    In caso di crisi, tira e molla, le produzioni limitate vanno.
    Se ti appoggi a un solo distributore come fai? E se chiude? E se decidesse cose che potrebbero toccarti?
    Ciao, produttore….
    Il corsaro contadino.

  23. Il commento di D’OC è un copiaincolla da QUI,conoscendolo, posso dire che a quest’ora avrà da fare qualcosa sicuramente migliore che scrivere
    sui blog , ma proprio perchè lo conosco bene posso dire che lui non vende esclusivamente ad Eataly ,ci mancherebbe altro, semplicemente ha fatto delle scelte ,semplicemente gli “scazza” vedere un suo prodotto venduto a Milano a prezzi da capogiro,semplicemente ha escluso alcune botteghe per inserirne altre e tra queste Eataly , ovviamente sono scelte sue , ma non mi sembrano da furi di testa.
    gianni

  24. Sono pienamente d’accordo con gianni , ad Eataly sicuramente non troverete tutto l’anno certi formaggi “stagionali”,cosa che spesso succede nella vera GD, e se volete vi spiego anche come ciò è possibile…
    Piero C.

  25. Lo metto anche qui, così ho fatto tris.
    Mi sono sentito tirato in ballo più volte su vari blog, cercherò di essere breve: prima di tutto ,rispetto molto le posizioni di edoardo anche se abbiamo in parte scelto strade diverse; in parte perchè entrambi abbiamo nostri prodotti in vendita in diversi punti ,in più io vendo ad Eataly. Devo dire che ho sempre seguito con attenzione la filosofia di Slowfood specialmente quando si parla di pulito buono e giusto. Ecco , il giusto, e quello che più interessa a me ,ma soprattutto verso il fruitore finale del mio prodotto cioè il consumatore. Desidero che chi compera paghi il giusto. Non è una banalità. Onestamente non m’importa molto che certe botteghe abbiano da pagare affitti da favola ecc. Esistono ,eccome se esistono rivenditori onestissimi. Come ho già scritto un po’ di tempo fa ,mi sento sputtanato a vedere un mio prodotto venduto a cifre da capogiro che non vederlo ad un prezzo giusto, ritenuto giusto da me, e ad Eataly questo accade. Romanelli fa un po’ di conti su quello che avevo scritto , ma ripeto, ci sono moltissime botteghe che “vanno avanti” benissimo mantenendo prezzi onesti. Ad Eataly vendo una parte di quello che riesco a produrre , la mia produzione e la mia qualità non è variata di un millimetro e quando lo scaffale è vuoto, rimane vuoto .Senza nessuna penale, cosa che invece succede nella GDO. Questo vorrei che fosse chiaro. Perchè vendo ad Eataly? E perchè no. A me in termini economici non cambia nulla, la visibilità è alta, tant’è che molti clienti vengono a visitare l’azienda e anche per loro qualcosa rimane. Questo dovrebbe farmi dispiacere? Comunque vorrei che fosse chiaro che la mia produzione è rimasta tale quale a quella di un anno fa. E così resterà. Ditemi voi perchè non avrei dovuto aderire a questo “progetto”? Ci sono altre soluzioni come ha scritto Adriano, cioè la vendita online, ma giustamente qualcuno l’ha subito stoppato: i costi sono troppo alti. Onestamente ,se la polemica in se è nata dal fatto che Slowfood “si è messo a commercializzare” a me non interessa ,anche se non sono d’accordo su questa tesi e comunque a me, come ho già detto ,interessa il consumatore: non sono Babbo Natale come non lo è Farinetti ma da questa iniziativa sicuramente il cliente finale non ci perde. Ancora una battuta finale, che mi ha fatto sorridere: è il consiglio di Romanelli a Bonilli ,cioè andare in incognito a Torino. Spero fosse proprio soltanto un battuta. O forse si spera di trovare il baffuto Farinetti intento a frustare i suoi dipendenti? Mah. Concludo, Romanelli,Adriano ecc. fatevi un giro ad Eataly, parlate con i produttori, con i consumatori e poi discutiamo. Non vogliatemene ma dico questo perchè la maggior parte di chi scrive qui è solo un “teorico” , spero di essermi spiegato. Il Corsaro no, lui è come me ,forse un pò più incazzato , lo capisco anche se non condivido quasi nulla di quel che dice. Ovviamente non pretendo che altri condividano le mie posizioni.
    D’OC

  26. interessante e meno rumorosa la discussione che sul bonilliblog….
    io, in piccolo logicamente non sono il sig.Farinetti, ho organizzato una riunione di piccoli produttori l’anno scorso sull’Isola del Garda, ho fatto provare i prodotti a 130 persone a contatto stretto con i produttori, ho organizzato una vendita diretta con consegna corriere, ho saltato le filiere classiche, il prodotto viene ordinato e consegnato entro breve tempo, con la garanzia del produttore, se il prodotto non c’e’ non c’e’….mi sembra semplice la cosa….quest’anno faro’ la seconda edizione,tempo e denaro, non voglio neanche pensarci, 300 persone che potranno in tutta la giornata assaggiare i prodotti messi a disposizione in una mappa gastronomica fra boschi e viti….non ne guadagno nulla, anzi…..io la chiamo pubblicita’ trasversa, il rendiconto sara’ nel tempo, con la collaborazione fra trattorie e ristoranti della zona ed i micro produttori, che non dovranno piu’ sobbarcarsi 100 chilometri di viaggio per vendere tre chili di formaggio….a giorni stabiliti un gruppo di locali della zona richiederanno il prodotto, cosicche’ l’amico produttore non giri per nulla…..ed e’ solo l’inizio….

  27. Per lor signori è troppo semplice. Cosa guadagnano ? E le consulenze?
    E’ vero che penso che i disciplinari sono pezzi di carta. dove sono redatti: sulla carta. Ho mai visto tatuare un bove o una carota. Poi vengono venduti a peso d’oro dai consulenti. Una altra cosa chiedo al dott. Leonardo e all’oste. mi spiegate perfavore come fa a restare rossaaaaaaaaaa per giorni la carte di bovino? quasi fosforescente, non ossida mai. E’ viva?
    saluti dal corsaro

  28. @ Edoardo
    Visto che si parlava di Eataly e della Granda ,vorresti dire che in questa carne vi è la presenza di antiossidanti? Così , tanto per capire.

  29. Corsaro ho fatto la tua stessa strada e sono qui. Non lo so se ti riferisci alle carni di Capaldo, in questo caso sei fuori strada e secondo te farebbero uso di nitriti, fosfati e vari butil…? Il colore e l’alterazione è dovuta al Ph, e nel disciplinare sono vietate sostanze e integratori che possano alterare il Ph e credo addirittura che si facciano controlli a campione con misurazione della mioglobina. Su altre carni non metto becco, ma qui qualcosa so. Che poi nelle vetrinette usino quegli antipatici neon, ti do ragione. Ma li a Torino, vendendo tre animali a settimana, credo proprio, in ogni caso, che la carne non abbia tempo a diventare scura, almeno in vetrina.
    Ciau

  30. Sparisco per poi tornare e dirti che sei tu, Gianni, a dovermi spiegare in merito al miracolo della carne che rimane rosso vivo per giorni interi. Io non ne ho le competenze, sono solo un cosumatore. Educatemi perfavore.

  31. leggo spesso i vostri commenti, e eggo voglio commentare anche io…
    Eataly, é meglio che ci sia per vari motivi.
    1 tutti gli appassionati di gastronomia ne parlano e ne sono invidiosi perché é quello che ogniuno di noi avrebbe voluto realizzare, ma purtroppo non ci é riuscito … pace

    2 é meglio perche giovqni, anziani dirigenti operai, tutti vanno a comprare e a mangiare a poco e di aulit

  32. Le botteghe sono il meglio che ci sia. Entri in un clima famigliare dove, come consumatore, ricevi tutte le attenzioni. EVVIVA LA BOTTEGHE E I BOTTEGAI.

  33. a babbo morto… qualcuno mi ha insinuato che eataly sia un ottimo cavallo di troia per alcune aziende per vendere in gdo mantenendo la verginità…

    se fosse vero, il giochino finirebbe qualora il megastore perdesse l’immagine di superbottega artigianale e venisse percepito come gdo tout court.

    da vecchio slowfodiano (schigi mi fai ridere quando suggerisci a leonardo di informarsi, informati tu di chi stai parlando, sarebbe come dire a Kuaska di andare da qualche ragazzotto che si è inventato esperto a chiedere notizie sulle birre belghe) mi piacerebbe che il ruolo certificatorio dell’Associazione non fosse così assoluto e aprioristico, a chi giova legarsi così strettamente ad un’attività comunque commerciale?

  34. Sono arrivato forse tardi ma ho trovato il link adesso che mi ha portato qua.Certo ci vuole una bella faccia di tolla a pensare che aprire spazi come eataly si possa fare in un anno o due, comunque ora aprono in america,prima a tokyo, roba piccola a bologna e avanti. Per me va bene così, Forse chi pensava che dopo 6 mesi o un anno sarebbero cappottati ora tacciono. La critica è sana quando è costruttiva altrimenti è incompetenza. Ciao

  35. i imagine it was a bit rushed, and left out some options that not many people discuss about. Everyone knows that the majority new smartphones have internet, so why show that basic function at its bear minimum. Scroll up scroll down zoom in zoom out. Really? which new cellphone doesnt do that? How bout speak about how the text rearranges itsself. Also the texting, very poor review. Why didnt you point out you should use the mic and text with your voice? Omitted ALOT of other extra necessary features