Fin da piccolo, mi ricordo come il giorno del venerdì santo fosse caratterizzato dalla cosiddetta “vigilia nera”: Avendo, i miei genitori, un negozio di polleria, pensavo si riferissero al fatto che nessuno entrasse in quel fatidico giorno, a causa del precetto che impedisce il consumo di carni. Qualcosa non mi tornava, devo dire, quando vedevo i ristoranti di pesce pieni di persone che mangiavano a quattro palmenti, ma tant’è: con il tempo, forse, avrei capito.. Rimane il fatto che oggi è una di quelle occasioni durante le quali non sarebbe male meditare, attenendosi alla regola che vuole astinenza e digiuno: fra i piatti caratteristici di questo momento abbiamo le verdure saltate con l’aglio, le uova nelle versioni più incredibili, il pane azzimo, il formaggio fresco. Chiaro che non ci sono ricette che tendono a valorizzare la materia prima, quanto a garantire un consumo accettabile di quanto proposto a tavola. Ancora però non ho trovato il significato del perché la vigilia debba essere nera…

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3 Commenti

  1. vigilia nera perché gli italiani, noto popolo di mangioni e gastromani, a dover fare quel digiuno erano inc…ti neri! 😀