L’eterna diatriba che contrappone il sesso debole a quello forte,(a voi decidere quale dei due corrisponde all’universo maschile e a quello femminile), non poteva che ripetersi anche nella gastronomia. Donne ritenute brave cuoche all’interno delle mura di casa diventavano improvvisamente incompetenti se messe a capo di un ristorante, a meno che non si trattasse di un’impresa familiare, dove il marito ricopriva il ruolo di capo, e quindi estendeva la sua autorevolezza al personale guidato dalla moglie. Il maître di sala e il sommelier non potevano che essere prestanti giovanotti che, grazie ad un innato savoir faire riuscivano a guidare gli ospiti nei percorsi, a volte tortuosi, delle carte dei vini e dei menu.Diverso il caso delle cameriere che affollavano le sale degli alberghi sulla riviera romagnola o sgambettavano rigidamente inquadrate nelle strutture del Nord Europa Oggi tutto sta cambiando,e le donne sono maggiormente protagoniste, soprattutto all’estero e nei paesi anglosassoni in particolare, a dimostrazione che il problema non è mai stato dato dalle capacità individuali, quanto del contesto sociale nel quale le donne si sono trovate ad operare. Il dover essere madri, il demandare l’educazione dei figli solo a loro ha fatto sì che nella ristorazione si trovasse ad operare solo personale maschile, a causa di orari gravosi, poco concilabili con una sana gestione familiare. A questo, aggiungiamo, una cultura molto arcaica, nella quale sino a pochi anni fa molti albergatori e ristoratori decidevano di non assumere donne, non tanto per i problemi che affliggono normalmente il personale femmininile, come ad esempio la maternità, quanto perché un’eccessiva presenza femminile poteva “distrarre” il personale maschile dallo svolgere i suoi compiti! Con buona pace di tutti gli altri settori di lavoro dove la convivenza si è mostrata possibile. A parte il lavoro pratico, anche nel settore giornalistico le donne che si occupavano di cibo e vino sono state a lungo un’esigua minoranza, quasi che l’argomento debba essere possesso solo di uomini crapuloni e goderecci, ma con l’avvento delle blogger la situazione si è ribaltata. Già, il concetto di godere legato al cibo è stato per anni, negato alle donne: il mangiare in pubblico doveva essere moderato, composto, senza dar adito a soddisfazioni evidenti. Una rinuncia al piacere che può essere sì legata all’idea di fisico perfetto, ma forse affonda le sue radici nell’idea che il mangiare, non l’abbuffarsi beninteso, con gioia risulti sempre sconveniente, quando invece è uno dei momenti più esaltanti con il quale ci possiamo dare appuntamento ogni giorno. Credits gastronomiamediterranea.com

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