Agli esami di stato di quest’anno mi sono già assaggiato il “Carneplastico” e poi la “Polibibita” mentre Morgan, durante “Chef per un giorno” mi aveva deliziato(si fa per dire) con il pollo arrosto accompagnato da zabaione all’alchermes e palline di zucchero argentate. Dire che ho goduto nel mangiare queste cose è francamente parola forte, ma mi ha divertito il pensare che, un secolo fa, concepirono la cucina come parte di un movimento artistico-letterario. Sembrano termini desueti, oggi mi ricordo solo della Transavanguardia di Achille Bonito Oliva come movimento artistico recente..la domanda sorge spointanea: nel fare oggi un nuovo manifesto della cucina futurista, cosa potremmo scrivere?

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento

  1. oggi mi sono imbattuto in una confezione di finferli al supermercato che non sapevano DI NIENTE.!
    Allora proporrei per la cucina futuristica di utilizzare solo ingredienti di qualità: n
    nel senso che siano ingredienti che sprigionino un odore o profumo che “tagli
    la testa al toro”, che insomma non lascino dubbi sulla qualità dell’ingrediente!!!
    Anche per andare un pò controcorrente verso la globalizzazione che vuole standardizzare il gusto(secondo me impoverendolo) di frutta, verdura, cioccolato, carne bovina e quant’altro.