Se dovessi temere di non avere argomenti per il mio monologo a teatro, ci pensano i produttori di vino a non lasciarmi senza parole. Eppure di “jeux de mots” ce ne sono molti nel settore enologico, pensavo di aver scandagliato tutta l’ampia letteratura riguardante il nome dei vini. Poi incontro un passito campano che si chiama “Lingua de femm’na”, fatto al 100% con uva di Troia e con la retroetichetta dove si spiega così il significato del nome dell’uva:”Forse la paura di rimanerne stregati l’ha confinata da lungo tempo ai pochi che riescono a dominarla. Dolce e selvatica, suadente e prepotente, gentile e sensuale, ferocemente femminile..”(Urca, una tigre si direbbe:-)))). Il risultato? Indubbiamente gradevole

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