Bere un vino bianco con più di tre anni sulle spalle ed essere soddisfatti: e non parlo di uno chardonnay di Borgogna, ma più semplicemente di un trebbiano toscano, che già dal nome faceva inorridire gli enostrippat di qualche anno fa. Poi, grazie all’attenzione mostrata alle varietà locali da tanti produttori, soprattutto biologici e biodinamici, ecco che è iniziata la rivalutazione di vitigni che, lavorati secondo i metodi tradizionali, fornivano risultati mediocri. Alla Tenuta Vitereta, in provincia di Arezzo, il trebbiano viene in parte appassito, poi lo si fa soggiornare in barrique: rientra nella categoria dei cosiddetti vini macerati, che non tutti gradiscono, ma che per me rappresentano una maniera affascinante di bere. Si perde un po’ il territorio, questo è vero, ma si guadagna in sostanza e persistenza: non a tutti riescono, si possono bere anche prodotti non buoni, ma sentirne uno come questo trebbiano, dai sentori ossidativi, frutti maturi, e poi una bocca sostanziosa senza essere opprimente, risulta di bella soddisfazone

Categories:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento